Giovedì 29 gennaio 2026
Partecipazione: Rischio e sostenibilità economica
 

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFareParole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.


La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.


In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Tecla Livi.




“Non bisogna perdere di vista il punto”




C’è una domanda diffusa legata all’identificazione e denominazione corretta delle diverse forme di rischio nella partecipazione. Per le istituzioni i rischi di perdita di reputazione all’interno dei percorsi di partecipazione possono essere molto alti. Anche per le organizzazioni si profilano rischi in termini di credibilità, ma per queste ultime i rischi assumono un ruolo molto più significativo in termini di logica generale. Il capitale reputazionale delle organizzazioni è infatti un patrimonio specifico, situato nei territori e costruito in tempi lunghi, la cui dissipazione può mettere a repentaglio – in casi estremi – la loro stessa ragion d’essere.


Per cittadini e gruppi che prendono parte a percorsi partecipativi, infine, c’è il rischio di vedere annullato il valore del tempo e dell’impegno investiti, con il risultato di una perdita di interesse o di un rifiuto anche conflittuale dell’intero processo. Questa complessità si traduce in modo ancora più evidente sul piano economico. Le organizzazioni della partecipazione attiva agiscono costantemente in un regime di scarsità, nel quale le componenti relazionali ed emotive si intersecano di continuo con quelle professionali, spesso sopperendo alla mancanza di risorse economiche. In questo senso, il lavoro della partecipazione si connota a tutti gli effetti come una forma di emotional labor, una prestazione professionale il cui successo dipende dalla capacità di produrre e gestire specifiche emozioni nei diversi attori del percorso. Come tale, è una forma di lavoro rischioso sul piano del benessere e della sostenibilità personale ed organizzativa.


Tutti gli attori sono esposti trasversalmente a un importante rischio ulteriore dato dalla costitutiva imprevedibilità degli esiti della partecipazione. Si tratta sempre – necessariamente – di processi aperti, i cui risultati non possono essere garantiti e possono essere molto diversi. La strada della sostenibilità economica è indicata chiaramente, e si trova al crocevia di tre necessità. La prima è quella di imparare a esplicitare chiaramente i costi nascosti della partecipazione che troppo spesso rimangono nascosti tra voci di progetto non sufficientemente flessibili e aggiornate per rappresentarli in termini di timesheets, figure professionali, consulenze specialistiche e flussi di lavoro. La seconda è quella di costruire – nelle diverse parti in causa – le competenze necessarie per riconoscere e gestire tipologie diverse di rischi, sul piano organizzativo come su quello economico. Questo vuol dire, tra le altre cose, imparare a identificare, nominare e trattare i rischi che si situano su piani diversi. La terza è quella di costruire dispositivi culturali, organizzativi ed economici in grado di gestire percorsi ad alto tasso di indeterminazione e – potenzialmente – aperti al fallimento.




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