Siamo un enzima che stimola le interazioni territoriali di qualità: con il nostro lavoro, supportiamo realtà culturali indipendenti e innovative nello sviluppo delle loro potenzialità di trasformazione dell’esistente, senza dimenticare l’aspetto della sostenibilità economica e organizzativa.
I nostri interventi sono sempre legati al contesto e pensati su misura. L’obiettivo è aumentare esponenzialmente la quantità e la qualità delle collaborazioni tra organizzazioni indipendenti e istituzioni tradizionali. Ogni nostra azione è guidata da valori fondanti: democrazia culturale attiva; partecipazione diffusa; centralità della cultura collaborativa. Ma, soprattutto, crediamo che la cultura sia la leva indispensabile per ridurre le diseguaglianze sociali e generare benessere per tutte e tutti.
Mettiamo in pratica questi valori attraverso progetti culturali e ricerche, costruendo strategie, curando incontri e alimentando il dibattito pubblico. In questo modo, abbiamo fatto emergere il valore di moltissime organizzazioni che operano nella cultura in modo trasformativo, e che oggi sono considerate a tutti gli effetti il nuovo modo di fare cultura.
Le prime tre stagioni
Il triennio 2012-2014 è quello del Premio cheFare: sono gli anni in cui abbiamo costruito una macchina per identificare e finanziare le voci più interessanti dell'azione culturale innovativa sui territori, ricevendo 1800 progetti e dialogando con centinaia tra loro, gestendo votazioni online con 180.000 votanti e arrivando poi a finanziare 5 progetti con 350.000 euro.
Gli anni successivi sono quelli del passaggio ad agenzia di trasformazione culturale, in cui abbiamo messo a frutto la rete di migliaia di contatti accumulati con il Premio cheFare per costruire delle nuove reti, locali e nazionali. Reti in cui sperimentare nuovi modi di fare dibattito, attraverso gli articoli on line, i libri con editori per noi importanti, gli incontri dal vivo con le comunità che provano a cambiare le cose. Ma, anche, reti in cui sperimentare nuovi modi di fare progettazione culturale, misurandosi con progetti su grande scala di festival itineranti, residenze artistiche internazionali di arte partecipata e ricerche sugli ecosistemi dei nuovi centri culturali e sugli open data della cultura.
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Il triennio 2018-2020 è il periodo in cui l'agenzia di trasformazione culturale affianca alla produzione di dibattito e di progetti un lavoro sempre più serrato di costruzione di ponti tra mondi diversi.
Lavoro con le università, per tradurre e disseminare quelle forme di ricerca che possono aiutare attivisti, operatori e policy maker. Lavoro con le grandi istituzioni culturali, per costruire forme inedite di relazione con organizzazioni dal basso e nuovi pubblici. Lavoro con il Terzo Settore, consolidando i metodi per i percorsi di accompagnamento strategico sperimentati nel periodo precedente. E lavoro con i policy-maker, per sintonizzare programmi, politiche e strumenti alla ricerca di forme d'impatto sempre più centrate sul senso.
E poi, ovviamente, è il triennio del Covid.
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Il triennio 2021-2023 è quello in cui si consolida il lavoro del decennio precedente e vengono aperte nuove traiettorie.
A partire dall'esperienza de laGuida, il festival itinerante dei nuovi centri culturali, si moltiplicano ricerche, mappature e progetti con le grandi reti nazionali e locali dell'attivismo civico e culturale. Il lavoro internazionale si fa più serrato, mentre si aprono nuove aree di lavoro con i giovani e le organizzazioni del sociale.
Gli accompagnamenti strategici che ci vengono richiesti divengono sempre più importanti e sfidanti, anche alla luce dei grandi cambiamenti portati dalla Pandemia e dalla Riforma del Terzo Settore. E lo stesso vale per il lavoro con gli erogatori e le pubbliche amministrazioni, con cui si aprono grandi piani pluriennali.
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