Giovedì 30 luglio 2026
Indecorose
 
La dimensione di genere della sicurezza urbana
Scritto da: Serena Olcuire

In collaborazione con la casa editrice ombre corte, pubblichiamo una serie di estratti dei volumi della collana Etnografie, che raccoglie ricerche costruite a partire dall’incontro con i contesti osservati, attraverso le relazioni, le pratiche e i conflitti che li caratterizzano. Gli estratti qui proposti restituiscono questa densità, portando alla luce le economie simboliche, i regimi di visibilità e le strutture di potere che attraversano i contesti indagati.

Puibblichiamo un estratto dal libro di Serena Olcuire Indecorose. Sex work e resistenza al governo dello spazio pubblico nella città di Roma. Il libro affronta la dimensione spaziale della prostituzione di strada, muovendo da tre considerazioni: la presenza del sex work ci interroga sulla dimensione di genere dello spazio urbano; la rimozione dei corpi delle sex worker dalle strade delle città italiane ci interpella sulla concezione e sul governo dello spazio pubblico e sulla cultura civica urbana attuale che esso esprime; le politiche messe in atto evidenziano il ruolo fondamentale che esso può avere nelle traiettorie di autodeterminazione o marginalizzazione di chi lo vive. Il testo fa parte della rubrica Ombre Corte: Entnografie



Corpi che contano, corpi che non contano

Tutto il Novecento è attraversato dal ripensamento del rapporto tra pensiero e corpo, e sicuramente quella proposta dai femminismi è stata (e continua ad essere) l’affermazione più radicale della rilevanza della corporeità per il pensiero stesso (Boccia 2018). Una postura femminista permea il quadro che sto provando a costruire intorno alla questione della relazione tra sex work e spazi urbani, dando delle fondamentali chiavi di lettura per interpretarla ma anche direzionamenti per i possibili vettori di cambiamento. Nelle pagine che seguono provo a raccogliere alcune riflessioni che intrecciano donne e spazi urbani, a partire dalla centralità che i corpi assumono in questa trama. Dopotutto, è con il corpo che “sperimentiamo l’estroversione, ovvero la disposizione attiva verso l’alterità del mondo e degli altri enti corporei” (Boccia 2018, p. 205), che è anche alla base della difficile arte del vivere insieme che ci propone quotidianamente l’urbano. Il corpo è il primo luogo di contesa sociale, politica e spaziale: il corpo oggetto, governato, disciplinato, stigmatizzato, rimosso e il corpo soggetto, significato, esibito, autoprodotto e autogestito sono due dimensioni intrecciate e inestricabili. Il corpo della sex worker è esemplare per la grande distinzione che implicitamente operiamo attraverso il governo dello spazio, considerando alcuni corpi come oggetti di politiche, fardelli visivi da allontanare o rimuovere, in nome di altri, soggetti di politiche: corpi che diventano oggetti del diritto, anziché soggetti portatori di diritti (Simone 2010). Sembra dunque opportuno ripartire da una breve riflessione sui corpi, sessuati, diversi, differenti, e dal loro rapporto con l’ambiente urbano e la disciplina della pianificazione.

Il corpo è sessuato e in quanto tale, tradizionalmente, da celare, ma il fatto che la nudità rappresenti qualcosa da nascondere è un fatto relativamente recente. Sennett (1996) ricorda come nell’Atene di Pericle la nudità del corpo dei cittadini fosse vista come affermazione della dignità di cittadino e dunque manifestazione orgogliosa della democrazia ateniese: la nudità indicava un popolo a casa sua nella città, il luogo in cui si può vivere felicemente esposti. Bisogna ovviamente sottolineare come, ancora una volta, abbiamo la conferma che tale diritto di cittadinanza fosse declinato solo al maschile: i corpi nudi erano esclusivamente quelli degli uomini, mentre quelli delle donne e degli schiavi dovevano essere coperti da vesti¹.

Il corpo è il primo luogo di contesa sociale, politica e spaziale: il corpo oggetto, governato, disciplinato, stigmatizzato, rimosso e il corpo soggetto, significato, esibito, autoprodotto e autogestito sono due dimensioni intrecciate e inestricabili

Dopotutto, come spiega Castelli (2017) illustrando il pensiero di Nicole Loraux, l’idea stessa di democrazia della polis ateniese si struttura attraverso una dialettica oppositiva, ma in continuo movimento, che traccia un confine tra ciò che è incluso o meno nello spazio politico: è nel movimento di messa a distanza e riassorbimento dell’alterità che il mondo greco costruisce la propria percezione di sé, attraverso la definizione di un escluso, esiliato, che però ritorna sempre. Loraux pone la differenza sessuale al cuore del politico greco: lo spazio civico coincide con la componente maschile della società, e la differenza uomo/donna rappresenta il massimo grado di disordine, in quanto la presenza delle donne ricorda alla Città l’imprescindibilità della divisione. Vista l’impossibilità di escludere la componente femminile dalla polis, “la realtà sociale delle donne viene normata attraverso pratiche di esclusione e de-realizzazione che la privano di realtà politica” (ivi, p. 202), attraverso il mito e le narrazioni. Le donne ateniesi godono così di una “cittadinanza latente”, percepibile esclusivamente nella relazione con l’esistenza politica dell’uomo, e dunque solo come moglie o madre di un ateniese.

L’esposizione o l’occultamento di un corpo assumono nel tempo significati politici profondamente diversi. Foucault (1976) ci ha spiegato come, a differenza delle società governate dal sovrano, in cui il corpo colpevole veniva messo alla gogna ed esposto al pubblico ludibrio, nelle società disciplinari sono le tecniche di addomesticamento a prendere il sopravvento, attraverso le figure di medici e psichiatri, educatori e cappellani². Un addomesticamento che gradualmente opacizza la gestione dei corpi: è sempre Foucault (1978) a sottolineare come ancora all’inizio del XVII secolo le pratiche sessuali raramente cercassero il segreto e come i corpi, nelle loro anatomie esplicite, ancora si “pavoneggiassero”. Il segreto intorno ai corpi sessuati crescerebbe intorno all’era vittoriana, quando l’unico luogo della sessualità riconosciuta divenne quello della camera da letto dei genitori e tutte le sessualità considerate illegittime finirono rinchiuse nei luoghi di tolleranza: le case chiuse e le case di cura. La sessualità diventava il regime discorsivo che permette di definire i parametri di normalità e di accettabilità, come quelli di trasgressione e indecenza. Dopotutto, la messa a punto di condotte “normalizzate” è indispensabile per lo sviluppo del capitalismo: l’inserimento dei corpi nell’apparato di produzione è stato possibile grazie al loro rafforzamento e alla loro docilità, allenati anche da una distribuzione dei piaceri gestita da quelle istituzioni che controllano anche le forme di sessualità non coniugale, non eterosessuale e non monogama. Foucault esplicita come il potere normativo tipico della morale ottocentesca cristallizzi alcune differenziazioni di genere, confinando le donne alla funzione riproduttiva ed eleggendo l’isteria a sistema di regolazione della sessualità femminile: il ruolo di madre è incompatibile con i caratteri della sensualità, del desiderio e della sessualità.

La sessualità diventava il regime discorsivo che permette di definire i parametri di normalità e di accettabilità, come quelli di trasgressione e indecenza

La negazione del diritto a una sessualità e una soggettività liberamente espressa dal corpo femminile sembra perdurare attraverso la stigmatizzazione di alcuni comportamenti, e la conseguente rimozione dei corpi che li manifestano. Come vedremo più avanti, questo richiama uno dei problemi di fondo della disciplina urbanistica: la città (e la sua progettazione) è luogo di patriarcato, dunque di negazione delle differenze. L’assunzione del cittadino occidentale, lavoratore e maschio come “neutro” per il quale viene pensato l’urbano produce per esclusione l’alterità e la differenza. Ricordando il lavoro di Iris Marion Young, Macchi (2006) sottolinea come ciò contribuisca alla produzione dell’inferiorità: se i gruppi dominanti sono neutri, universali e disembodied, i dominati sono corpi, costruiti e regolati nella loro alterità: hanno un colore, un odore, un aspetto offensivo (è lampante l’esempio delle sex worker, deplorate pubblicamente per l’aspetto volgare, indecoroso, svergognato). Nelle pratiche di pianificazione, alla fine, protagonisti o vittime della trasformazione delle città e dei territori sono i corpi di alcuni e alcune abitanti.


Il sex work come un problema di convivenza con la diversità

Nel contesto occidentale, man mano che le città aumentavano la loro complessità demografica (arricchendosi, ad esempio, di nuove provenienze geografiche, culturali e religiose) e che alcune differenze venivano riconosciute (come l’orientamento sessuale), è cresciuta una certa attenzione per una progettazione e una pianificazione modulate sui desideri e sui movimenti della moltitudine di corpi³ diversi che abitano lo spazio urbano. Affrontare il tema del governo spaziale del sex work presuppone necessariamente un confronto con questa riflessione e con la letteratura che l’ha prodotta, che ha però generalmente omesso di considerare il fenomeno prostitutivo tra gli esempi di diversità che concorrono alla complessità della coesistenza urbana. I motivi di questa omissione sono solo ipotizzabili, ma è difficile negare che il sex work sia tra i fenomeni che più mettono a disagio, un disagio che riguarda sia chi è esposto alla sua vista che chi vuole provare a descriverlo inserendolo nella cornice degli innumerevoli usi dello spazio pubblico che hanno luogo in città. Se, dunque, la “diversità” implica questioni di genere, età, orientamento sessuale, provenienza, comportamenti e stili di vita, il lavoro sessuale di strada non viene fatto solitamente ricadere in nessuna di queste categorie: anche in questo caso, risulta fuori luogo.

L’assunzione del cittadino occidentale, lavoratore e maschio come “neutro” per il quale viene pensato l’urbano produce per esclusione l’alterità e la differenza

Nonostante, e anzi in ragione di ciò, questo lavoro prende le mosse da una serie di constatazioni, che per comodità saranno qui elencate assumendo come stime generali i dati raccolti ed elaborati dalla già citata “Mappatura Nazionale della Prostituzione di Strada” elaborata dal Numero Verde Nazionale anti-tratta e dalle Unità di Strada e di Contatto Italiane, basata sulle presenze in notturna registrate sul territorio italiano a ottobre 2019: il 78% delle presenze in strada è donna e il 20,9% è trans MtF, dati che sommati vanno a costituire un 98,9% di sex worker che presumibilmente si riconoscono nel genere femminile, rendendo evidente come abbiamo a che fare con una diversità di genere. La componente transgender, inoltre, che vende prestazioni esclusivamente a persone di sesso maschile, sottolinea come la diversità di orientamenti sessuali sia parte attiva di questo discorso. Solo il 2,2% delle sex worker in strada è italiano, dunque il 97,8% è di nazionalità straniera, di un Paese generalmente più povero del nostro, il che rende il sex work una questione di diversità di provenienza geografica (e soprattutto ribadisce come forse avrebbe senso inquadrare coloro che lo praticano come migranti economiche). La totalità delle sex worker, infine, pratica il sex work, che è ascrivibile all’ambito delle differenze di comportamenti e stili di vita che sconfinano i limiti delle pratiche sessuali considerate accettabili nell’ambito della normatività. Sembra dunque evidente e opportuna la possibilità di inquadrare il sex work come una delle innumerevoli pratiche della città che costringono a un confronto con la, o meglio, le diversità, e dunque inserirlo a pieno titolo nella letteratura di studi urbani che di questo argomento si occupa.


Note

¹ Nello stesso libro Sennett cita anche il caso di Venezia, dove si attua una delle prime operazioni di pianificazione “socio-sanitaria” dello spazio urbano, il ghetto, che l’autore definisce una primordiale forma di "exclusionary zoning" e, in maniera decisamente più evocativa, un "urban condom" (Sennett 1996).

 ² Inoltre, con l’incancrenirsi delle società del rischio, il corpo colpevole, semplicemente, scompare: è un caso eclatante quello dei corpi dei clandestini, identificati all’arrivo per avere la notifica, paradossalmente, del proprio non-accesso, la preclusione dal territorio nazionale, trasformando così la conseguente detenzione amministrativa in una sparizione rispetto alla società di arrivo e contemporaneamente a quella di partenza (Simone 2010).

³ E specie: non mancano le riflessioni sulle città dal punto di vista delle specie animali e vegetali che le abitano.

⁴ Il territorio coperto dalla Mappatura 2019 è stato del 76% delle Province e Città Metropolitane italiane, che corrisponde al territorio dove vive oltre l’83% della popolazione italiana; i suoi estensori ipotizzano che alcuni dei territori “non mappati” non costituiscano luoghi frequentati dalla prostituzione di strada.

⁵ Male to Female, persone in transizione o transitate dal genere maschile a quello femminile.

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