Venerdì 28 novembre 2025
Partecipazione: alleanze e collaborazione
 

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, Parole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.

La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.


In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Fabrizio Barca.




“Bisogna lavorare anche e soprattutto in tempi non sospetti per costruire complicità territoriali”



Le alleanze sono ritenute uno degli obiettivi più preziosi ma anche più difficili all’interno dei processi di partecipazione attiva. Sono preziose perché permettono la costruzione di legami di fiducia e collaborazione che durano nel tempo, di volta in volta su reti corte, medie o lunghe. La costruzione di fiducia viene considerata – da questo punto di vista – un enzima indispensabile per la collaborazione, che la rende più efficace, efficiente e dotata di senso. Perché vengano ritenute virtuose, infatti, le alleanze necessitano di un orizzonte di senso condiviso tra i diversi soggetti che ne fanno parte. Un legame che può avere a che fare con una pluralità di elementi.

Come la condivisione di valori comuni, o almeno compatibili. O l’identificazione di priorità civili, culturali o sociali simili, anche a partire da valori diversi. O – in un’altra prospettiva – il riconoscersi in determinati “modi di fare”, orientati a specifiche prassi e pratiche. O – anche – a una comunanza estetica che viene identificata con il ricorso a specifici linguaggi artistici e poetici, modi di curare i contenuti culturali o di abitare gli spazi che li ospitano.


Fiducia e senso condiviso sono interessati trasversalmente dalla questione del linguaggio, emerso come uno degli elementi centrali nella chiusura o apertura dei processi di collaborazione, e quindi decisivi per il loro successo o fallimento. Da un lato, perché istituzioni e cittadini usano linguaggi distanti che impediscono la comprensione reciproca, ed è importante quindi favorire percorsi partecipativi basati su modulazione, traduzione e acquisizione di forme di linguaggio differenti. Dall’altro, perché i linguaggi portatori di conflitto hanno bisogno di essere compresi e – se possibile – inclusi, per non parlare a pubblici e gruppi sociali ormai scontati.

La gestione generativa di ognuno di questi elementi prevede sensibilità, costruzione di competenze e di esperienze specifiche, che devono pertanto essere considerate nei percorsi di capacity building, nello sviluppo strategico delle organizzazioni e nelle politiche territoriali collegate alla partecipazione.



Foto di Elmer Cañas su Unsplash



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