Venerdì 18 settembre 2026
Le condizioni eccezionali del lavoro culturale
 
Dal riconoscimento delle sue specificità all’azione

La condizione del lavoro in Italia è critica. È critica per il potere d'acquisto: secondo l'OCSE i salari reali del 2026 sono inferiori del 6,1% rispetto al 2021.
È critica per la precarietà strutturale, tra part-time involontario, false partite IVA e contratti intermittenti non garantiti. È critica per l'emergere dei working poor: oltre 2,2 milioni di famiglie sono in povertà assoluta perché avere un impiego spesso non basta più. È critica perché è sempre più difficile trovare un senso al lavoro nella propria vita, e non solo per le nuove generazioni che per prime hanno posto la questione del "quitting". Nella rubrica
Lavoro in crisi, cheFare ospita alcune delle principali organizzazioni che in Italia negli ultimi anni hanno svolto ricerche e realizzato progetti sulle trasformazioni del lavoro: centri di ricerca, enti del terzo settore, organizzazioni per il mutualismo di base. Una serie di riflessioni su come cambia il lavoro nel mondo che cambia e su cosa possiamo per renderlo più giusto.



In un settore come quello dell’arte contemporanea, fondato sulle relazioni personali, su codici di comportamento impliciti, sulla reputazione, sul mito dell’eccezionalità individuale, è possibile immaginare una forma di organizzazione che metta al centro la redistribuzione delle risorse economiche e, di conseguenza, delle opportunità?

Art Workers Italia (AWI) nasce nel 2020 come un gruppo Facebook per unire le istanze delle lavoratrici e lavoratori dell’arte contemporanea che, da un giorno all’altro, a causa delle chiusure dovute alla pandemia di COVID-19, si sono ritrovate senza incarichi e quindi senza entrate economiche. Chi lavora nel settore sa che la pianificazione a lungo termine è una delle strategie di sopravvivenza. Ma di fronte allo sbriciolamento di ogni progetto in corso o in cantiere, molte si sono accorte che, a livello strutturale, non esisteva alcuno strumento di tutela, in molti casi neppure un riconoscimento fiscale per le lavoratrici e lavoratori.

Riprendendo una riflessione di Rebecca Solnit, le crisi non sono necessariamente momenti di disgregazione sociale, ma possono aprire spazi di possibilità dai quali emergono forme inattese di solidarietà e auto-organizzazione. Se le strutture esistenti vengono meno o, come nel caso del lavoro artistico in Italia, addirittura non sono mai esistite, le persone possono costruire nuove forme di comunità attraverso pratiche di cura e condivisione. La speranza, in questa prospettiva, coincide con la capacità di agire nella totale incertezza e di costruire, nel presente, relazioni e infrastrutture collettive capaci di rendere il futuro possibile.

Le crisi non sono necessariamente momenti di disgregazione sociale, ma possono aprire spazi di possibilità dai quali emergono forme inattese di solidarietà e auto-organizzazione

Sin dal primo giorno, le persone che hanno contribuito alla crescita di AWI hanno messo a disposizione dell’associazione le proprie conoscenze e esperienze per costruire strumenti di tutela del lavoro artistico contemporaneo e attivare quelle che sono diventate ‘le quattro R’, i principi fondanti dell’associazione: il riconoscimento delle specificità delle professioni che operano nell’arte contemporanea, la regolamentazione dei rapporti di lavoro, la redistribuzione delle risorse e la riforma delle logiche dell’intero settore. 

Attraverso lo studio di buone pratiche di governance culturale e auto-organizzazione sviluppate in altri paesi del mondo, si è cercato di capire come costruire un metodo che potesse funzionare anche in Italia, affiancando alla conoscenza prodotta all’interno del gruppo la collaborazione con esperte ed esperti in ambito legale e fiscale. Parallelamente, uno dei primi passaggi fondamentali è stato capire chi fossero, concretamente, le lavoratrici e i lavoratori dell’arte. Per farlo, AWI ha realizzato, in collaborazione con ACTA, la prima indagine di settore dedicata al lavoro artistico in Italia, offrendo un’analisi qualitativa e quantitativa delle condizioni lavorative nel settore dal punto di vista sociale, contrattuale e giuridico.

Dal riconoscimento delle specificità del lavoro, si è passate all’azione. Abbiamo costruito reti con altre associazioni e organizzazioni del lavoro culturale precario in Italia e all’estero; presentato proposte di modifica e integrazione al Senato sul Ddl sulla figura professionale dell’artista e sul settore creativo; indirizzato lettere al Ministero della Cultura per evidenziare le criticità legate a nomine prive di procedure di selezione trasparenti; e, più recentemente, rotto il silenzio che ancora oggi pervade gran parte delle istituzioni culturali sul genocidio in corso in Palestina.

Sul fronte della regolamentazione dei rapporti di lavoro, AWI ha scelto la strada dell’autoformazione e della condivisione delle conoscenze, lavorando con la Prof. Avv. Alessandra Donati alla stesura di modelli di contratto per diversi tipi di incarichi, accompagnati da linee guida e note metodologiche che ne spiegano l’utilizzo. Come per tutti gli strumenti di AWI, anche i contratti sono il risultato di un lavoro collettivo durato anni, che non si completa con la messa a disposizione dello strumento stesso, ma con la sua attivazione. Più vengono adottati, più possono essere messi alla prova, discussi e perfezionati a partire dalle esigenze specifiche delle lavoratrici. 

A questi si aggiunge il Calcolatore, un’applicazione web che aiuta le lavoratrici e i lavoratori a determinare un compenso minimo raccomandato per una prestazione nel settore che funge da base di riferimento condivisa per la negoziazione individuale.

AWI ha realizzato, in collaborazione con ACTA, la prima indagine di settore dedicata al lavoro artistico in Italia, offrendo un’analisi delle condizioni lavorative nel settore dal punto di vista sociale, contrattuale e giuridico

Tutti questi strumenti, anche se sono risorse pratiche molto utili, non sono servizi che l’associazione offre alle proprie associate. Sono strumenti politici intorno ai quali le persone si sono organizzate, condividendo volontariamente le proprie conoscenze e mettendo quotidianamente in discussione pratiche e rapporti di potere. Sono il risultato della presa di coscienza della pressione che ciascuna e ciascuno di noi può esercitare quando prova ad articolare la propria posizione all’interno del sistema economico, non soltanto come individuo, ma in quanto lavoratrice e lavoratore.

Il lavoro di AWI, tuttavia, non si esaurisce negli strumenti che ha prodotto, né si conclude dopo sei anni dalla sua fondazione. Se le condizioni del lavoro devono ancora cambiare, il cambiamento deve necessariamente arrivare nei luoghi decisionali, mentre la coscienza categoriale deve diffondersi quanto più possibile. Per questo l’associazione ha scelto di mantenere una forma organizzativa ibrida, incontrandosi ogni mese nell’assemblea Blue Monday online e in presenza, in diverse città in Italia, e lavorando attraverso piccoli gruppi di lavoro fluidi, per dare la possibilità anche a chi vive in zone periferiche di partecipare. 

In un settore che continua a presentarsi come la somma di individualità eccezionali, AWI prova a dimostrare che la trasformazione nasce da un'infrastruttura collettiva costruita insieme dalle lavoratrici e lavoratori. AWI è nata da una crisi e oggi si organizza per cambiare le condizioni che quella stessa crisi ha reso impossibili da ignorare.

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