Pubblichiamo un articolo in tre parti sulla trasformazione, possibile e necessaria, della Biennale di Venezia. Lo ha scritto Vittoria Martini e lo ha pubblicato in inglese, a Giugno 2025, l'editore Nero. È il seguito di "The Responsability of a Cultural Institution. The Venice Biennale must meet its own history", pubblicato nel 2024, quando si è costituita ANGA (Art Not Genocide Alliance) per chiedere l’esclusione di Israele dalla Biennale di Venezia. Attraverso un’analisi documentata e politica, il testo propone di ripensare radicalmente la natura, la gestione e la funzione pubblica dell’istituzione culturale più emblematica della città. La prima parte si legge qui.
In questa seconda parte: La questione dei padiglioni nazionali della “Biennale” diventa funzionale per capire la profondità delle relazioni di connivenza politica ed economica esistenti tra la città di Venezia e lo stato italiano. Quando è stata lanciata l’idea dei padiglioni nazionali nel 1907, l’istituzione era gestita e amministrata dalla città di Venezia, ed è proprio la presenza delle nazioni su territorio italiano che spinge il governo del PNF nel 1938 a espropriare la città dell’istituzione che aveva fondato e gestito per più di quaranta anni, per usarla a scopi diplomatici e economici. L’arrivo di Qatar nel 2024 conferma in maniera palese non soltanto l’utilizzo di un’istituzione di cultura pubblica e di una città ai soli fini di lucro, ma anche l’opaca relazione tra gli interessi della pubblica amministrazione locale e quella statale.
Non avrei mai immaginato di avere la possibilità di seguire tutte le fasi di insediamento di un nuovo padiglione nazionale nell’area dei giardini “della Biennale”. Il mio primo lavoro di ricerca relativo all’istituzione, è stato nel 2005 e riguardava la ricostruzione storica delle motivazioni politiche e economiche che avevano portato alcune nazioni a ottenere la concessione di un terreno per edificare un padiglione all’interno dell’area dei giardini “in uso alla “Biennale”, e di quelle che non l’avevano mai ottenuta nonostante alcune fossero in lista di attesa anche da decenni. All’epoca il padiglione più recente all’interno dell’area dei giardini “della Biennale”, era la Corea del sud che risaliva al 1995 ed era già incredibile fosse successo che avesse ottenuto il permesso di costruire perché, secondo la legge Galasso, l’area non era più edificabile già nel 1988 quando è stato concesso il permesso all’Australia. Sembrava incredibile soprattutto dopo l’edizione del 1993, in un momento di cambiamento degli assetti globali dopo la caduta del Muro di Berlino, l’istituzione non avesse colto l’occasione per “formulare una proposta… per rivendicare una diversa progettualità culturale… una struttura a mosaico… non è più possibile… il riconoscimento della purezza del nucleo nazionale, ma piuttosto il positivo apporto di una trans-nazionalità, intreccio di popoli… il superamento dell’autarchia [dei] Padiglioni Nazionali”. Nel 1999, invece, l’istituzione decide che una sezione dell’Arsenale, venga concessa alle numerose nazioni che avevano fatto richiesta di un padiglione, concedendo la possibilità di avere uno spazio espositivo nella nuova sede ufficiale, inaugurando un trend che pareva desueto e circoscritto nel fascino ottocentesco dei giardini “della Biennale”.
Nel 2024, però, il Comune di Venezia ha concesso una porzione di terreno all’interno dei giardini “della Biennale” allo Stato del Qatar. L’area dei giardini in uso alla “Biennale” è pubblica e, secondo la legge Galasso, quei giardini sono patrimonio ambientale e dunque si applicano i diritti di “uso civico”, inoltre l’istituzione è riconosciuta dallo Stato “di preminente interesse nazionale”, dunque un patrimonio culturale. Si tratta quindi doppiamente di un bene comune. Il Comune di Venezia e l’istituzione che ospita sul proprio terreno, permettono un utilizzo improprio di uno spazio che è pubblico. Con la concessione data al Qatar all’interno di quel museo che sono i “Giardini della Biennale”, entrano in corto circuito tutti questi elementi.
Mi pare utile proporre una considerazione che ha a che fare con il concetto di “buona amministrazione”, principio stabilito dall'art. 97 della Costituzione Italiana, poi ampliato e precisato con l’art.78 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUOEL). Questo principio sancisce che la pubblica amministrazione deve assicurare “il buon andamento e l’imparzialità” che si deve tradurre con l’efficienza e la trasparenza e il rispetto dei diritti della cittadinanza e che la pubblica amministrazione deve assicurare il buon andamento dei servizi come il diritto di accesso agli atti amministrativi (legge 241/90) che permette alla cittadinanza di conoscere le attività dell'amministrazione e di “vigilare” sul suo operato. Si stabilisce insomma che il rapporto tra l'amministrazione pubblica e la cittadinanza deve essere improntato sulla “collaborazione” e sulla “buona fede” e che debba agire nel pieno rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti.
Nel frattempo nel 2020 la “Fondazione La Biennale di Venezia” si è dotata di un Codice Etico “al fine di definire con chiarezza e trasparenza l’insieme dei valori ai quali si ispira … un insieme di principi e linee guida che sono pensate per ispirare le attività della Fondazione e orientare il comportamento … di tutti coloro con i quali la Fondazione entra in contatto … con l’obiettivo di far si che ad efficienza ed affidabilità si accompagni anche una condotta etica nell’ambito dei rapporti negoziali”.
Il Comune ha accettato la donazione di cinquanta milioni di euro per soddisfare non specificate “pressanti esigenze della città”
Il 24 luglio 2024, un comunicato pubblicato sul sito sul sito ufficiale, il Comune di Venezia esordisce con un lungo panegirico in cui in cui ricorda alla propria cittadinanza che l’immensa fortuna di avere un patrimonio storico artistico unico, comporta oneri e dunque informa che ha accettato la donazione di cinquanta milioni di euro per soddisfare non specificate “pressanti esigenze della città”. In chiusura è lo stesso sindaco a dichiarare che la città è “a disposizione dell'intero sistema paese italiano” perché “è sempre stata aperta al mondo, come luogo dove culture e popoli diversi si incontrano e crescono”. Per questa ragione, cioè per il bene della città, il sindaco comunica di avere accettato la proposta del Qatar “di creare un nuovo padiglione nazionale nei giardini napoleonici di Castello (i Giardini)”. Questo comunicato seguiva quello pubblicato il 7 giugno dello stesso anno, nel quale il Comune informava la cittadinanza della sottoscrizione di un Protocollo di Cooperazione con Qatar Museums per “rafforzare le relazioni esistenti al fine di migliorare la collaborazione in campo culturale e socio-economico”. Riferisce entusiasticamente che “l'accordo coincide con l'annuncio di Qatar Airways che riprenderà i voli diretti tra Doha e Venezia”. Il 24 luglio il Comune ribadisce che il Protocollo di Cooperazione sottoscritto a giugno con Qatar Museums, era stato “annunciato il giorno in cui Qatar Airways ha ripreso il servizio diretto tra Doha, l'hub internazionale per l'Asia, l'Africa e l'Oceania, e l'aeroporto Marco Polo di Venezia”. È ormai noto che il Qatar mira a ampliare capillarmente l’accesso della sua compagnia di bandiera al mercato aereo internazionale e che è questo “il principale nodo su cui si è concentrato il lobbying illegale dell'emirato”.
Non sconvolge il fatto che il padiglione del Qatar alla “Biennale” sia una clausola di un accordo economico con la città di Venezia perché è sempre stato così: da quando l’istituzione è stata nazionalizzata, le nazioni hanno sempre ottenuto padiglioni per interessi diplomatici o economici nazionali. È sconvolgente che la pubblica amministrazione locale, con la connivenza di quella nazionale, possa continuare a usare l’istituzione di “preminente interesse nazionale” esclusivamente economico e mai culturale, come nei momenti più oscuri della sua storia.
L’ingresso del Qatar in uno spazio pubblico, tutelato e vincolato da leggi statali e locali, non fa che rendere macroscopica e manifesta la torbidità degli iter di selezione delle concessioni di padiglioni alle nazioni, gettando grossi dubbi sulla “chiarezza e trasparenza” e sull’“affidabilità” della “condotta etica nell’ambito dei rapporti negoziali” dell’istituzione e sulla “buona fede” dell’amministrazione pubblica locale.
È poco più di un anno e mezzo fa che ANGA si costituiva per contestare la presenza di Israele alla “Biennale di Venezia”. Per ANGA era “la presenza ufficiale di Israele alla Biennale” che squalificava “qualsiasi discussione su uguaglianza, giustizia e libertà, nell'arte come nella vita” e riteneva inaccettabile il silenzio di “tutti coloro che partecipano” definendoli “complici dell’art washing”. Il Ministro della Cultura italiano di quel periodo ha risposto indignato definendo “inaccettabile” e “arrogante” la richiesta di più di 19.000 cultural workers di tutto il mondo, chiudendo il discorso con la dichiarazione “la Biennale d’arte di Venezia sarà sempre uno spazio di libertà, di incontro e di dialogo e non uno spazio di censura e intolleranza. La cultura è un ponte tra le persone e le nazioni, non un muro di divisione.” “Biennale” invece dichiara che “tutti i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana possono in totale autonomia richiedere di partecipare ufficialmente. La Biennale, di conseguenza, non può prendere in considerazione alcuna petizione o richiesta di escludere la presenza di Israele o Iran dalla prossima 60. Esposizione Internazionale d’Arte”.
La denuncia di ANGA ha avuto effetto sulla partecipazione di Israele durante l’edizione d’arte del 2024 e su quella di architettura del 2025. L’istituzione agisce con l’autorità di uno stato assoluto nello spazio della cultura, incurante dell’evidenza che la protesta democratica sia uno strumento efficace soprattutto in quello spazio che è di resistenza, come lo sono gli spazi culturali. Poiché i giardini “della Biennale” sono anche uno spazio pubblico di una città, la buona amministrazione prevederebbe la tutela del dissenso.
Proposta vincitrice per il Future Qatar's Permanent Pavilion. © Lina Ghotmeh Architecture, 2025.
La “Biennale” sostiene di prefiggersi di “orientare il comportamento… di tutti coloro con i quali… entra in contatto” con i “principi e linee guida” che ispirano le sue attività. Se si fa caso con quali nazioni “Biennale” stipula contratti di concessione in particolare negli spazi della sede ufficiale istituzionale dell’Arsenale, vacilla anche la regola per cui possono fare richiesta di un padiglione nazionale, tutti i “paesi riconosciuti come stati indipendenti dal governo italiano”. Questo perché ci sarebbe anche un altro principio da prendere in considerazione, cioè il Trattato sull’Unione Europea che mette al centro il rispetto dei diritti umani, sia all'interno dei propri confini che nelle relazioni con i paesi terzi.
Il Qatar è più eclatante degli altri, perché entrando in un luogo vincolato e protetto, ha sfondato il confine del possibile. Il rapporto 2024 di Amnesty International documenta che in Qatar il diritto alla libertà di espressione è limitato: le donne devono sottostare al sistema di tutela secondo il quale hanno bisogno del permesso di un tutore maschio per studiare, lavorare, viaggiare e non ricevono alcuna tutela contro la violenza domestica; per il loro orientamento sessuale o espressione di genere, le persone LGBTQIA+ subiscono la detenzione arbitraria come le persone che si esprimono a favore di maggiori diritti e libertà; i lavoratori migranti continuano a subire violazione dei diritti umani. Nel 2023 sono stati resi pubblici dei documenti di esponenti del ministro delle finanze del Qatar su finanziamenti illeciti per decine di milioni di dollari ricevuti direttamente da Benjamin Netanyahu per sue campagne elettorali di anni precedenti. Più recentemente abbiamo visto come il Qatar intende influenzare con la sua immensa ricchezza le vicende internazionali a proprio favore, elargendo regali assurdi e finanziando “tutti quelli che accettano i suoi soldi”. Una delle strategie del Qatar è incrementare il soft power con lo sport e la cultura. Qatar Museums -il soggetto che gestirà il padiglione nazionale ai giardini “della Biennale”- è un ente governativo fondato nel 2005, attore chiave nell'attuazione delle politiche culturali del Qatar.
In questo scenario, secondo la legge Galasso il sindaco di Venezia ha il potere di decidere le concessioni per l’edificazione in terreni vincolati sottoponendole “all'approvazione degli enti preposti alla tutela (Soprintendenze), nonché al Ministero dei beni culturali ed ambientali”. Dal momento che l’istituzione è un ente controllato dal ministero stesso, pare non porsi alcun impedimento che possa ostacolare l’ottenimento dell’eccezione dei vincoli di tutela. È lo stesso sindaco d’altronde che dichiara che Venezia è “a disposizione dell'intero sistema paese italiano”.
Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia dal 2015, colui che ha concesso al Qatar un’area vincolata di terreno appartenente alla città, è un imprenditore veneziano che secondo la propria auto-fiction quando è stato eletto si è dimesso da tutti gli incarichi, affidando la sua azienda Gruppo Umana -un’agenzia per il lavoro che ha un fatturato di quasi 1 miliardo di euro- a un blind trust. Il 12 maggio scorso la Procura di Venezia ha formulato al GIP la sua richiesta di rinvio a giudizio per l'inchiesta per corruzione denominata “Palude” che ha a che fare con l’acquisto nel 2006 per 5 milioni di euro dell’imprenditore-Brugnaro di un’area di terreno (inquinata) che affaccia sulla laguna, rivalutata nel 2020 per 85 milioni di euro. Questa area nel 2024 è entrata nel Piano urbano di mobilità sostenibile della Città di Venezia che prevede la realizzazione di un nuovo terminal di collegamento tra Venezia e la terraferma. “Così il sindaco Brugnaro potrebbe espropriare al cittadino Brugnaro, un bene che garantisce una grossa plusvalenza”. Oltre all’inchiesta per la quale è stato rinviato a giudizio, restano dubbi sui continui conflitti di interessi tra l’incarico pubblico e gli interessi privati del sindaco che fanno vacillare la trasparenza e la buona fede che sono doveri della pubblica amministrazione.
Foto di copertina di Laura Adai su Unsplash.
Bibliografia
24. La ricerca costituiva la parte sonora della installazione di Antoni Muntadas, On Translation: I Giardini che si trovava al centro del padiglione spagnolo, Spanish Pavilion, 51st Venice Biennale, https://www.e-flux.com/announcements/42028/muntadas/
25. “Since September 1982, the Australian embassy in Rome had expressed the intention of realizing a national pavilion. The embassy of the Federal State of Australia asked the collaboration of both the Biennale and the Venice City Council for locating a suitable area within the Giardini. Due to the problems of space, the Australians abandoned the first project which consisted in the construction of a permanent pavilion in masonry … The building was entirely designed in Australia and sent, piece by piece, to Venice where it was then assembled in the Giardini…”
“After the construction of the Australian Pavilion, the area of the Giardini was declared no longer suitable for further constructions. Nonetheless, in 1995 Korea constructed a pavilion despite the fact that official authorization had not yet been issued. 1995 was the year in which Korea celebrated its 50th anniversary of freedom from Japanese domination and was proclaimed “The Year of Art”. The pavilion hosting the Korean artists was the last to be built inside the area of the Giardini. The first official visit by the delegation of the Korean government took place in 1993 and consisted of the Director of the Department of Art for the Ministry of Culture and the appointed Official for Culture from the Korean Embassy in Italy. The Monuments and Fine Arts Office and the Venice City Council proposed to furnish the area on which a small brick building existed. Originally, it was the location of the public restrooms of the Giardini. The conditions set down for the construction of the Korean pavilion in the designated area, included the reconstruction, at Korea’s own cost, of the public restroom structure in another location in the Giardini and with respect to its original design and size. cfr. Martini V., “Pavilions in pills for speaker”, Antoni Muntadas. On Translation: I Giardini, Spanish Pavilion, 51st Venice Biennale, unpublished.
26. Bonito Oliva A., Punti cardinali dell’arte, in Catalogo XLV Esposizione Internazionale d’Arte, Marsilio 1993, p. xxiii, xxiv.
27. Costituzione italiana, art. 97; Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUOEL), approvato con il decreto legislativo 18 agosto 2000 n.267, aggiornato fino alle modifiche apportate dal decreto-legge 4 maggio 2022, n.41, D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, aggiornato al 15/03/2025, https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/testo-unico-delle-leggi-sullordinamento-degli-enti-locali
28. Codice Etico della Fondazione La Biennale di Venezia, https://static.labiennale.org/files/labiennale/Documenti/trasparenza/disposizioni_generali/codice-etico-2020.pdf
29. Comune di Venezia, Il Qatar, a sostegno del futuro di Venezia, dona fondi per la conservazione della città e propone nuovi investimenti culturali, 24/07/2024 https://live.comune.venezia.it/it/2024/07/il-qatar-sostegno-del-futuro-di-venezia-dona-fondi-la-conservazione-della-citt-e-propone
30. Comune di Venezia, Qatar Museums e Comune di Venezia sottoscrivono un accordo per la cooperazione culturale e socio-economica, 7/06/2024 https://live.comune.venezia.it/it/2024/06/qatar-museum-e-comune-di-venezia-sottoscrivono-un-accordo-la-cooperazione-culturale-e-socio
31. Cfr. “Prima pagina”, Radio 3, Fubini F., 19/04/25 https://www.raiplaysound.it/audio/2025/04/Prima-pagina-del-19042025-cf902db8-3883-4af0-8a83-6283d9d2c223.html
Il Qatargate è incentrato proprio su accuse secondo cui il Qatar avrebbe corrotto membri del Parlamento europeo principalmente per ottenere pieno accesso al mercato per le proprie linee aeree nell’anno dei mondiali di calcio a Doha., in “Nove Minuti”, Radio 2, ep. 14, Il peso del Qatar, https://www.raiplaysound.it/audio/2022/12/Nove-Minuti-S02Ep14-Il-peso-del-Qatar-c2b443c5-d1cd-4377-97b1-5c2686d2ce5d.html
32. Nessuna altra nazione può comunque ambire a ottenere un simile privilegio. Il Qatar sembra godere di un rapporto che risulta privilegiato da come si può evincere leggendo sul sito del Governo italiano che riporta: “i rapporti bilaterali tra Italia e Qatar sono caratterizzati da profonda amicizia e da intensi scambi commerciali” https://ambdoha.esteri.it/it/italia-e-qatar/cooperazione-allo-sviluppo/; e “il Qatar è partner strategico per l’Italia” https://ambdoha.esteri.it/it/italia-e-qatar/diplomazia-
33. https://anga.live/about.html
34. ANGA, No business as usual. Boycott the genocide pavilion, Neroeditions, April 22 2024, https://www.neroeditions.com/no-business-as-usual/
35. Ufficio Stampa e Comunicazione MiC, Biennale, Sangiuliano: “No agli intolleranti, sì a Israele, Roma, 27 febbraio 2024, https://cultura.gov.it/comunicato/25973
36. La Biennale, La Biennale di Venezia sulle partecipazioni nazionali e gli eventi collaterali, Dichiarazione della Biennale di Venezia sull’Esposizione Internazionale d’Arte, 28 febbraio 2024, https://www.labiennale.org/it/news/la-biennale-di-venezia-sulle-partecipazioni-nazionali-e-eventi-collaterali
37. Riba N., Israel will not take part in the next Venice Architecture Biennale, in Haaretz, June 4 2024 https://www.haaretz.com/israel-news/2024-06-04/ty-article/.premium/israel-will-not-take-part-in-the-next-venice-architecture-biennale/0000018f-e2b6-d5cf-adcf-ffbe0cff0000
38. La Costituzione italiana, art. 21, garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero in ogni forma.
39. Consiglio di iniziare la ricerca sul sito https://www.amnesty.org/en/countries/
40. Trattato sull’Unione europea, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 26.10.2012 https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_1&format=PDF
41. https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/ stesso discorso per EU e paesi diritti umani
42. “Prima pagina”, cit.
43. Idem
44. “Nove minuti”, cit. Mentre l’emiro investe in sport, sua sorella è la presidente di Qatar Museums, investe in arte e con un budget di circa 1 miliardo di euro all'anno per l'acquisto di opere d'arte, è diventata in breve tempo la donna più potente del sistema dell’arte, Power 100, Most influential people in 2024 in the contemporary artworld, in “ArtReview” https://artreview.com/artist/sheikha-al-mayassa-bint-hamad-bin-khalifa-al-thani/?year=2024
45. Brugnaro che definisce il termine palude “offensivo”, aggiunge “il Comune è pulito, non è corrotto” https://www.ilgazzettino.it/nordest/venezia/brugnaro_la_mia_verita_vivo_incubo_inchiesta_palude_corruzione-8717616.html
46. Molino W., Tornago A., L’ora del giudizio, “Report”, Rai 3, 18/05/2025, https://www.raiplay.it/video/2025/05/Lora-del-giudizio---Report-18052025-9c26bf86-2c44-4d8a-b49d-b3bbb1bf91cf.html
47. Il TUOEL, all’art. 4, sancisce tra l’altro che i componenti della giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall'esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato.