Venerdì 18 luglio 2025
Guida alla reimmaginazione della Biennale di Venezia
 
Prima parte: di chi sono i Giardini?
Scritto da: Vittoria Martini

Pubblichiamo un articolo in tre parti sulla trasformazione, possibile e necessaria, della Biennale di Venezia. Lo ha scritto Vittoria Martini e lo ha pubblicato in inglese, a Giugno 2025, l'editore Nero. È il seguito di "The Responsability of a Cultural Institution. The Venice Biennale must meet its own history", pubblicato nel 2024, quando si è costituita ANGA (Art Not Genocide Alliance) per chiedere l’esclusione di Israele dalla Biennale di Venezia. Attraverso un’analisi documentata e politica, il testo propone di ripensare radicalmente la natura, la gestione e la funzione pubblica dell’istituzione culturale più emblematica della città.

In questa prima parte: un’indagine sulla storia legislativa dei Giardini di Castello, per comprendere le radici giuridiche e politiche della sottrazione progressiva di uno spazio comune. Quando parliamo di istituzioni è necessario conoscerne la storia legislativa per avere un quadro di consapevolezza entro il quale possiamo muoverci. Questa prima parte è uno strumento che consente di riassumere la storia dei vincoli sull'area dei giardini pubblici di Castello "in uso alla Biennale". Si tratta di una lettura piuttosto arida, ma necessaria.

Questo testo vuole fornire strumenti per spingere la decostruzione della “Biennale di Venezia” verso un cambiamento della struttura istituzionale ereditata “che rafforza le narrative dominanti", per una che rifiuti la "nozione di un'istituzione neutrale e autorevole". L’obiettivo è immaginare un nuovo modello di spazio culturale condiviso e radicato nel territorio. L'immaginazione è produttiva solo se radicata nella realtà e la consapevolezza è essenziale per essere il più realistici possibile, al fine di "esigere l'impossibile... per rendere impossibile ciò che attualmente è considerato possibile". Conoscere la storia di un'istituzione culturale come la “Biennale di Venezia”, significa sapere che alcune utopie che sono state realizzate grazie all'immaginazione delle persone che l'hanno rappresentata in passato, sono state possibili grazie alla volontà politica della pubblica amministrazione.


In questo testo affronto il tema della privatizzazione dello spazio pubblico, che a Venezia è più evidente e violenta che in qualsiasi altro luogo, perché possiede uno specifico potenziale universale che la rende unica e significativa. Prendendo come esempio il bene pubblico dell'area dei giardini pubblici di Castello "in uso alla Biennale", gestito come se fosse privato, cerco di mettere in luce la responsabilità della pubblica amministrazione e il torbido rapporto tra la gestione locale e quella statale di una città, Venezia, attraverso l'utilizzo di un'istituzione culturale, la “Biennale”, ente di diritto privato sotto controllo pubblico, definito dalla legge dello stato di "preminente interesse nazionale". 


È un testo su cui ho lavorato a lungo perché volevo che fosse sintetico e chiaro perché diventasse uno strumento utile, ma il ragionamento iniziale che portava alla questione della gestione del padiglione Venezia, uno spazio pubblico di proprietà della città, è deflagrato con la notizia della concessione data dal sindaco di Venezia allo stato del Qatar per costruire un padiglione nei giardini, un bene pubblico tutelato. E dal momento che viviamo in tempi in cui la realtà supera qualsiasi immaginazione, abbiamo assistito al caso delle nozze di Bezos che credo non faccia che confermare che la narrazione che Venezia sia una città spopolata e che debba svendersi per sostenersi, non è che funzionale ai poteri pubblici che hanno solo da guadagnarci: è falsa perché è una città che continua a dimostrare di resistere, un laboratorio di pratiche del dissenso.


Abbiamo bisogno di tutta la nostra immaginazione per iniziare davvero a trasformare ciò che oggi è considerato possibile in impossibile.


La realtà sociale è strutturata attraverso leggi che regolano le relazioni e tutelano i diritti di oggetti e soggetti. Quando parliamo di istituzioni è necessario conoscerne la storia legislativa per avere un quadro di consapevolezza entro il quale possiamo muoverci. Questo capitolo è uno strumento che consente di riassumere la storia dei vincoli sull'area dei giardini pubblici di Castello "in uso alla Biennale". Si tratta di una lettura piuttosto arida, ma necessaria.


I giardini pubblici di Castello oggi “costituiscono il più significativo inserimento di verde pubblico nel paesaggio del Bacino di S. Marco e si configurano come uno dei più importanti ed interessanti interventi urbanistici operati nel tessuto della città lagunare nel XIX secolo”. Il primo vincolo sull’area risale alla “legge Bottai” 1497/1939, la prima legge organica nazionale sulla protezione delle bellezze naturali in Italia. Questo provvedimento legislativo mirava a proteggere i beni paesaggistici inclusi in complessi immobiliari “con valore estetico e tradizionale, le bellezze panoramiche e i punti di vista panoramici accessibili al pubblico”. L’intero ambito dei giardini è stato poi sottoposto a vincolo panoramico ai sensi della stessa legge in base al d.m. per i Beni architettonici e ambientali 1 agosto 1985 che dichiara di “notevole interesse pubblico l’ecosistema della laguna Veneziana”.

Questo decreto fa parte della cosiddetta “legge Galasso”, una legge della Repubblica Italiana che è un pilastro della tutela paesaggistica perché ha introdotto il vincolo che mira a preservare il patrimonio ambientale e culturale del territorio italiano, proteggendo aree di notevole interesse pubblico. Questo è stato il primo provvedimento organico dell’Italia repubblicana in materia di gestione del territorio e sancisce che “l'azione di tutela all'interno delle aree individuate secondo le direttive della legislatura non esclude totalmente l'attività edificatoria, ma la sottopone all'approvazione degli enti preposti alla tutela (Soprintendenze), nonché al Ministero dei beni culturali ed ambientali”. Questo significa che diventa necessaria l'autorizzazione specifica per qualsiasi intervento edilizio, anche se di piccole dimensioni. Inoltre, “le regioni vengono obbligate alla redazione di piani paesistici o urbanistico territoriali che tutelino il territorio e le sue bellezze, e possono porre la totale inedificabilità”. Le aree individuate dalla legge Galasso, sono “sottoposte alla giurisdizione demaniale”: viene istituito un vincolo paesaggistico che stabilisce che tali aree sono parte del patrimonio dello Stato che ne regolamenta la gestione e l'uso.


La legge Galasso afferma inoltre i “diritti di uso civico”, ovvero il diritto degli abitanti di una comunità di utilizzare gratuitamente beni tutelati dallo Stato come i giardini pubblici che presentano elementi di rilevante bellezza naturale o storica. Questo significa che qualsiasi intervento che possa alterare la loro fisionomia o il loro aspetto estetico deve essere sottoposto a specifica autorizzazione, con la finalità di preservare il valore paesaggistico di tali aree. Questo vincolo è stato recepito dal Piano di Area della Laguna e Area Veneziana, approvato con un Provvedimento del Consiglio Regionale n.70 del 9.11.1995 al quale il Piano Regolatore Generale di Venezia per la Città antica si è conformato. 


Il decreto prot. n. 20869, notificato al Comune di Venezia in data 25.11.1998, ha inoltre sottoposto a vincolo specifico “i Giardini in uso alla Biennale e alcuni padiglioni espositivi ai sensi e per gli effetti della legge 1089/1939 sulla tutela delle cose di interesse storico-artistico”. L’area è stata ulteriormente sottoposta alle disposizioni di tutela con il d.lgs. n.42/2004 del Codice dei Beni culturali ai sensi dell’art. 10, Parte seconda, in quanto di interesse storico e di proprietà di un ente pubblico: il Comune di Venezia.


“La funzione originaria dei giardini di Castello … è venuta modificandosi con l’insediamento delle attività culturali della ‘Biennale’ che [ha] sottratto gran parte della superficie all’uso pubblico, determinando qualche contraddizione su reale utilizzo dell’area.” Questo è quanto si legge nel “Piano particolareggiato ‘Giardini della Biennale’” pubblicato nel 2001 dal Comune di Venezia che sosteneva fosse “necessario riconsiderare le molteplici esigenze della ‘Biennale’ nell’ambito di una nuova gestione e riorganizzazione dei giardini pubblici”, mettendo in discussione “la compatibilità tra la funzione ricreativa e di svago del verde pubblico con le attività culturali della ‘Biennale’ [a causa] dell’uso privatistico di parte dell’area di quest’ultima”. 

"come se il fatto che il giardino fosse collegato con la città interrompesse il sogno"

Lo scollamento tra l’area dei giardini “in uso alla Biennale” e la loro funzione pubblica è avvenuto nel 1938, quando il regio decreto-legge 21 luglio 1938-XVI, n. 1517, istituendo “un Ente autonomo denominato ‘La Biennale di Venezia esposizione internazionale d'arte’”, nazionalizza l’Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia. È da quel momento che la concessione per l’uso dell’area dei giardini alla “Biennale” cambia natura, perché a gestirla non è più il Comune di Venezia. Diventa un rapporto di gestione di un territorio tra la città e lo Stato italiano; la riforma prevedeva infatti che la sede fosse mantenuta a Venezia e che il sindaco fosse designato alla vice presidenza.


L’immagine ufficiale che inizia a comparire sulle carte intestate istituzionali in quel momento, raffigura i giardini come fossero ritagliati seguendo il perimetro dei muri di recinzione, che diventano un’isola che fluttua in acque aperte. L’isola pare uscire da un sogno: è un giardino ordinato e verdeggiante costellato di padiglioni dalle architetture fantasiose, ma ognuna ha il proprio cartiglio che ne indica la proprietà. In basso a sinistra dell’immagine, si nota un piccolissimo ponte bianco che porta fuori dall’illustrazione, come se il fatto che il giardino fosse collegato con la città interrompesse il sogno.


Lo sradicamento di quell’area dei giardini dalla città che per quarantatré anni era stata il terreno in cui si era radicata l’Esposizione è stata voluta dalla pubblica amministrazione statale. Questa alienazione di uno spazio pubblico cittadino è stata possibile grazie alla connivenza dei sindaci (podestà) veneziani che si susseguono dal 1926 al 1943, tutti appartenenti al Partito Nazionale Fascista, con il presidente della “Biennale di Venezia” che da legge doveva essere “una persona di chiara fama, residente in Venezia, designata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Dal 1930 al 1943 il presidente nominato è Giuseppe Volpi, imprenditore veneziano, ministro plenipotenziario fascista, governatore della Tripolitania italiana, Ministro delle finanze, primo procuratore di San Marco, presidente di Confindustria, colui che ha inaugurato il modello estrattivo di Venezia intesa come risorsa e della “Biennale” come fonte di guadagno per gli interessi imprenditoriali e utile risorsa negli accordi diplomatici internazionali. La separazione dell’Esposizione da Venezia ha permesso l’astrazione di quello spazio dal suo contesto, rendendo lecito il suo utilizzo come semplice fondale, inaugurando in questo modo il modello espositivo più replicato della contemporaneità: le biennali come “global white cube”. 


La relazione con la città si è complicata con il decreto legge del 2004 che ha trasformato “un’amministrazione pubblica in soggetto imprenditoriale, da gestire nell’ottica degli enti pubblici … che la [mette] in condizione di essere governata come un’impresa e quindi di ricercare meglio entrate proprie, restando pubblica e autonoma”. Questo cambiamento di natura giuridica dell’istituzione, ha reso più opaco il rapporto tra interesse pubblico e privato. Quando nel 2001 il Comune di Venezia pubblica il Piano particolareggiato chiedendo “la restituzione del giardino storico di Castello all’uso pubblico, compatibilmente con le esigenze espositive e museali della Biennale”, i sindaci di Venezia fino al 2014 non reagiscono, permettendo negli anni alla “Biennale” di estendere il periodo delle “esigenze espositive”. Dopodiché, inizia l’impero del sindaco in carica (l’imprenditore Luigi Brugnaro), che ha lasciato si compisse la privatizzazione dello spazio pubblico dei giardini.

Foto di copertina di Laura Adai su Unsplash.

Bibliografia


1. Martini V., The Responsibility of a Cultural Institution. The Venice Biennale must meet its own history, march 8th 2024, Neroeditions https://www.neroeditions.com/the-responsibility-of-a-cultural-institution/


2. Favaro T. e Trovò F., I Giardini napoleonici di Castello a Venezia: Evoluzione storica e indirizzi, Libreria Cluva 2011, p. 37.

3. La legge n. 1497 del 29 giugno 1939, “Protezione delle bellezze naturali”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 241 del 30 giugno 1939, cfr. https://www.servizipa.cloud/comuni/sambucadisicilia/img/ufftec/legislazione/1939-LEGGE%20%2029%20giugno%201939%20n.1497.pdf. La legge prende il nome dal proponente Giuseppe Bottai (18951959), governatore di Roma, governatore di Addis Abeba, Ministro delle corporazioni e Ministro dell'educazione nazionale.

4. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 223 del 21 settembre 1985.

5. Ministero per i Beni culturali e ambientali, Decreto ministeriale, 1 agosto 1985, cfr. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1986/02/06/085A5778/sg. L’Italia è stato uno dei primi paesi a inserire la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico nella propria Costituzione. Lo ha fatto con l’art.9, dunque uno dei principi fondamentali che afferma la responsabilità dello Stato e dei cittadini di conservare, proteggere e tramandare alle future generazioni il paesaggio e il patrimonio che sono beni comuni. Missione che è innanzitutto dello Stato che deve presidiare, ma ancora prima deve occuparsi che siano rispettate le norme che tutelano questi beni.

6. La legge prende il nome del proponente Giuseppe Galasso (1929-2018), presidente della Biennale di Venezia 1978-1983 e Sottosegretario del ministero per i Beni culturali ed ambientali 1983-1987

7. Giunta Regionale, deliberazione n. 7091, 1986, “Piano di Area della Laguna e dell'Area Veneziana (P.A.L.A.V.)” https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/p.a.l.a.v.; Variante al Piano Regolatore Generale (VPRG) per la Laguna e le Isole minori, ai sensi e per gli effetti L. R. 61/85 e L. R. 80/80 anche ai fini adeguamento al Palav, approvata con Delibera della Giunta Regionale del Veneto (DGRV) n. 2555 del 02/11/2010 https://www.comune.venezia.it/it/content/vprg-la-laguna-e-le-isole-minori

8. Comune di Venezia, Assessorato all’Urbanistica, Piano Particolareggiato “Giardini della Biennale,” Fascicolo B – Progetto, Norme tecniche di attuazione, allegato alla delibera di approvazione del Consiglio Comunale di Venezia, 20 Settembre 2001, p. 3. Il piano particolareggiato è uno strumento di pianificazione urbanistica di iniziativa pubblica utilizzato per specificare e rendere più dettagliate le previsioni del Piano Regolatore Generale.

9. D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2004;42

10. Comune di Venezia, Assessorato all’Urbanistica, Piano Particolareggiato “Giardini della Biennale,” Fascicolo B cit. p. 2


11. Ibidem


12. “Promulgated in 1938, the first article of the statute permanently changed the name of the institution by removing the dust from the previous Belle Époque denomination and decline it in a futurist key by placing emphasis on its characteristic temporality: ‘La Biennale di Venezia Esposizione internazionale d’arte.’ That’s when it famously became “the Venice Biennale” for everyone. But how many are aware that the very name of the institution is a fascist legacy? This coincided with the moment the Biennale became a public institution, and this is why I refer to it as the “International Art Exhibition”—although I still wait for a new denomination to be found, more appropriate to the times”, Cfr. https://www.neroeditions.com/the-responsibility-of-a-cultural-institution/. A questo aggiungo come la denominazione “giardini della Biennale”, sia una fuorviante perché indica un possesso che non è reale perché sono una proprietà pubblica.


13. Regio decreto-legge 21 luglio 1938, n. 1517, Nuovo ordinamento dell'Esposizione biennale internazionale d'arte di Venezia, https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1938-10-06&atto.codiceRedazionale=038U1517&tipoDettaglio=originario&qId= “L’Ente autonomo è titolare del proprio diritto, attua una propria volontà che è distinta da quella dello Stato, ha potestà autarchica ed amministra in nome proprio, e svolge liberamente la funzione per cui è consentito”, C. L. Ragghianti, Per uno statuto costituzionale dell’ente autonomo “Biennale di Venezia”, in “Rassegna Parlamentare”, Giuffré, n. 10, ottobre 1960, p. 1682


14. Regio decreto-legge 21 luglio 1938 cit.

15. Stone M., The Patron State. Culture and Politics in Fascist Italy, Princeton1998, p. 38.


16. “Timeless, hermetic, and always the same despite its location or context, this globally replicated white cube has become almost categorically fixed, a private ‘non place’ for the world of contemporary art biennials are one of those uncannily familiar sites, like … airports…”, Filipovic E., The Global White Cube, in The Manifesta Decade. Debates on Contemporary Art Exhibitions and Biennials in Post-Wall Europe, Vanderlinden B. Filipovic E. eds., MIT 2000, p. 67


17. D. lgs. 8 gennaio 2004, n. 1, Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19, concernente «La Biennale di Venezia», ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137, https://trasparenza.cultura.gov.it/archivio44_enti-controllati_0_42_719_1.html


18. Baratta P. Il Giardino e l’Arsenale, Marsilio 2021, pp.120, 124.

19.Stone M., The Patron State. Culture and Politics in Fascist Italy, Princeton1998, p. 38.

20. “Timeless, hermetic, and always the same despite its location or context, this globally replicated white cube has become almost categorically fixed, a private ‘non place’ for the world of contemporary art biennials are one of those uncannily familiar sites, like … airports…”, Filipovic E., The Global White Cube, in The Manifesta Decade. Debates on Contemporary Art Exhibitions and Biennials in Post-Wall Europe, Vanderlinden B. Filipovic E. eds., MIT 2000, p. 67

21. D. lgs. 8 gennaio 2004, n. 1, Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 29 gennaio 1998, n. 19, concernente «La Biennale di Venezia», ai sensi dell'articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137, https://trasparenza.cultura.gov.it/archivio44_enti-controllati_0_42_719_1.html


22. Baratta P. Il Giardino e l’Arsenale, Marsilio 2021, pp.120, 124.


23. Comune di Venezia, Assessorato all’Urbanistica, Piano Particolareggiato “Giardini della Biennale,” Fascicolo B cit., p. 4

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