Martedì 29 ottobre 2024
Benvenuti nell'Educene
Scritto da:
Francesco Monico
Siamo entrati in una nuova epoca, chiamata Educene. Non si tratta semplicemente di un passaggio successivo all'Antropocene, dove l'uomo ha dominato la terra con mano ferma. Ora la trama si complica, si fa più sottile: non è più solo il predominio umano in gioco, ma il nostro legame con l'intelligenza artificiale, che insinua una trasformazione lenta e inesorabile. Apprendere e insegnare non sono più atti semplici, diretti. Questa relazione con l'IA scardina il vecchio ordine, costringendoci a ripensare la natura stessa del sapere. Cosa significa ora educare, costruire e trasmettere la conoscenza? In questa transizione, la sensazione è che non ci siano risposte, solo una crescente incertezza. Eppure, proprio dentro questa incertezza, forse, si nasconde la chiave.
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Il termine "-cene" deriva dal greco ‘kainos’, che significa "nuovo", ed è utilizzato in geologia per identificare epoche distinte da quelle precedenti, sulla base di caratteristiche geologiche specifiche. Tuttavia, molti filosofi criticano questa applicazione estesa del termine, poiché ritengono che applichi una categoria prettamente geologica a dinamiche che hanno ben poco, se non nulla, a che fare con le scienze della Terra. Secondo questa linea di pensiero, l'uso di una categoria mutuata dalle periodizzazioni storiche della Terra non appare convincente, poiché nata dall'Antropocene ha prodotto una serie di mot-valise—cioè termini che uniscono due o più parole per generare un nuovo significato. A partire dall'Antropocene, si sono diffusi termini come Capitalocene, Chthulucene, Wasteocene, tutti creati per descrivere le profonde trasformazioni del nostro tempo. Questi vocaboli, pur essendo in qualche modo slegati da un vero legame con la geologia, risultano interessanti per la loro capacità di attivare, tramite analogia, l’immaginario e la spinta esplorativa che intendono evocare. La legittimità di questi mot-valise risiede quindi principalmente nell'intento di espandere l'immaginario attraverso l'analogia. Un esempio simile e illustre di tale approccio può essere visto nel tributo che Charles Darwin rende a Charles Lyell nel frontespizio del Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Lyell, geologo di grande influenza, sosteneva che i processi geologici che osserviamo oggi sono costanti nel tempo. Darwin utilizzò questa idea per creare un'analogia tra la permanenza dei fenomeni geologici e quella dei processi evolutivi. Da questo punto di vista, usare una metafora geologica diventa un atto di pensiero nobile, un esercizio di analogia creativa. Proprio per questo, nel testo verrà utilizzata l’espressione "cambiamento tettonico", a indicare un cambiamento epocale che non possiamo ancora descrivere razionalmente, poiché è in corso. L'uso dell'analogia in senso metaforico diventa quindi appropriato e funzionale per spiegare il significato di termini come "-cene". Inoltre, le ipotesi alla base di tali analogie non possono essere del tutto esplicitate, pena la loro invalidazione. Ciò si ricollega a un concetto di tipo strutturalista: l'intelligenza artificiale, essendo per sua natura un'aporia, conduce chi ne fa uso a ragionare per aporie, ovvero attraverso contraddizioni e paradossi. Di conseguenza l'intelligenza artificiale stessa genera come sovrastruttura un pensiero aporistico, rappresentando così un vero e proprio cambiamento tettonico. È proprio in questo contesto che trova spazio il termine "Educene", un neologismo che riflette la transizione culturale e cognitiva in atto. La tecnologizzazione del sapere e i grandi investimenti globali Siamo arrivati dall'Antropocene, dal Capitalocene, dal C(h)thul(h)ucene con il pianeta ridotto a un'astronave in fiamme alla deriva nello spazio. (Buckminster Fuller, 1968) Con il lancio del Chat Generative Pre-trained Transformer large language model (LLM) – (GPT, 2022) si chiude l'era moderna e si apre l'era dell'Ipermodernità, l’Educene. CDP Venture Capital + OpenAI hanno chiuso un accordo da 1 miliardo di euro, si propone di accelerare lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale (AI) in Italia. Questo accordo mira a rafforzare l'ecosistema italiano dell'AI, sostenendo sia le startup che le aziende innovative, e promuovendo l'adozione e la commercializzazione di tecnologie avanzate. OpenAI e CDP Venture Capital collaboreranno con università italiane per migliorare la formazione nel settore dell'AI, creando programmi educativi e di sviluppo delle competenze. Microsoft assieme a Blackrock ha annunciato un investimento di 4,2 miliardi di euro in Italia nei prossimi due anni, focalizzato sull'espansione dell'infrastruttura per il cloud e l'intelligenza artificiale (IA). L'investimento comprende anche un piano di formazione che mira a migliorare le competenze digitali di oltre 1 milione di italiani entro la fine del 2025. Una parte cruciale dell'investimento sarà destinata all'espansione della Cloud Region ItalyNorth, che diventerà uno dei principali hub per i dati in Europa, servendo non solo l'Italia ma anche il Mediterraneo e il Nord Africa, strategia di Microsoft per creare un'economia italiana guidata dall'IA che si espanda nel continente africano. C'è qualcosa di molto profondo in gioco. Si tratta di una svolta che ridefinirà le fondamenta stesse della nostra civiltà. L'espansione dell'infrastruttura cloud e dell'intelligenza artificiale, non solo in Italia ma a livello globale, non è un gesto tecnico, né puramente economico. È un atto che rimodella la struttura stessa della società, qualcosa che penetra fino ai suoi nervi più scoperti. Stiamo assistendo a una trasformazione sistemica, un cambiamento che andrà ben oltre l'economia o la tecnologia, fino a influenzare ciò che consideriamo la casa del vivere collettivo: l'educazione. Come impariamo, come insegniamo, come immaginiamo il sapere: tutto sarà permeato da questa nuova logica tecnologica. L’educazione stessa, nel moderno considerata ‘l’entrata nella casa’ dell’umano, non sarà più al riparo. Forse non ci sarà più spazio per l’insegnamento come l’abbiamo conosciuto. L’Aporia dell’Intelligenza Artificiale L'intelligenza artificiale rappresenta un paradosso irrisolvibile. Da un lato, essa promette di risolvere i problemi energetici e ambientali, dall’altro rischia di esserne la principale rovina. L’ex CEO di Google, Eric Schmidt, ha evidenziato questo dilemma: l’IA ha un potenziale enorme per migliorare l’efficienza energetica, ma il suo stesso funzionamento richiede enormi quantità di energia. In altre parole, l’IA potrebbe essere la chiave per risolvere il problema, ma solo a costo della rovina della terra a causa di un consumo energetico insostenibile. A esempio le simulazioni su larga scala del cervello umano richiedono enormi quantità di potenza computazionale; il progetto Human Brain Project richiede 100 milioni di watt e il calcolo computazioneale della città di Milano consuma 5000 megawat di energia baseload, equivalenti a 5 centrali nucleari di modello francese (Pressurized Water Reactor, capacità media che varia tra i 900 MW e 1.600 MW). Questa aporia non ha una soluzione e, in un certo senso, non deve averla. È strutturalmente proprio questa contraddizione che ci spinge a recuperare e mettere al centro il pensiero critico: di fronte a problemi irrisolvibili, la speculazione diventa la sovrastruttura culturale. Il paradosso dell'IA ci obbliga, dunque, a pensare in modo divergente, a costruire un percorso di apprendimento basato su una retorica critica. Vale qui il vecchio adagio: stiamo correndo in curva se freniamo adesso usciamo, perché è nella curva che si trova la soluzione. La curva del mondo, nel dubbio accelera Ci troviamo nei ritorni accelerati della tecnica, se una volta immaginavamo più di quanto potessimo creare, oggi creiamo molti più di quello che possiamo immaginare, nel bel mezzo di una curva tecnologica esponenziale che però è anche esistenziale (Anders, 1956). L’intelligenza artificiale, l’automazione, l’inarrestabile flusso delle innovazioni digitali accelerano a una velocità che sembra sfuggirci di mano, portandoci in una corsa senza respiro. Il ritmo è tale da dare l’impressione che ogni decisione sia una questione di istanti, e che ogni istante ci esponga al rischio di rimanere indietro. C’è un punto oltre il quale frenare, rallentare troppo bruscamente può essere fatale. Il rischio è di perdere il controllo, uscire di strada (Virilio, 1993). Mantenere la traiettoria diventa questione di un equilibrio fragile tra innovazione e controllo, tra il desiderio di progresso e la necessità di responsabilità. È qui che si gioca il nostro futuro: nella nostra capacità di adattarci, di reagire con lucidità e riflessione mentre il mondo intorno a noi si incurva sempre più rapidamente. Il pluriverso delle verità Nell'era dell'Educene, l'idea di una sola verità è ormai relegata ai ricordi di un passato remoto, quasi una curiosità archeologica. Non esiste più una via privilegiata verso il sapere, ma un caleidoscopio di mondi paralleli in cui le verità coabitano, spesso in tensione, talvolta in un fragile dialogo. Se un tempo questa pluralità sarebbe stata considerata un sintomo di decadenza, un segnale di smarrimento, oggi rappresenta il nostro tesoro più prezioso. La conoscenza non è più una struttura monolitica che si erge a dominare il panorama, un sentiero che si dipana in una sola direzione. Troppo frammentaria, troppo intricata è la realtà che ci avvolge per essere compressa in una narrazione unica. Non è nella coesione forzata delle idee che troveremo la salvezza, ma nell'accettazione della loro dispersione. L'educazione non può più essere un processo che cerca risposte definitive, una casa solida. Piuttosto, è un esercizio di navigazione, un nomadismo culturale tra un’infinita possibilità di scelte che ci portano attraverso una molteplicità di visioni del mondo. Il pensiero speculativo, un tempo strumento periferico, diventa ora il cuore stesso dell'impresa educativa. Non aspiriamo più certezze assolute, ma impariamo a gestire l'incertezza, a convivere con la complessità dell’esplorazione di territori differenti e senza confini. Il mondo non ci offre più una mappa, ma ci invita a essere cartografi della nostra esplorazione, a restare curiosi, consapevoli che la verità, se mai c'è, non sarà mai una conquista definitiva, ma una rivelazione fugace, sfuggente. La Fine del Moderno e la Nascita della Speculative Education È l'avvento dell'ipermodernità che ha prodotto una frammentazione e un'individuazione delle verità (Stiegler, 2021). Dal XVI secolo riappare la centralità della dialettica (Culianu, 2006). L'educazione non può più condurre a un'unica meta e non può che essere altro che una continua tensione dialettica tra diverse verità. L'educere non ha più una sola meta, ma consiste in molti punti di approdo della verità o destinazioni della conoscenza. Questo perché l'estetica della vittoria, il fondamento della verità che si è realizzato dopo le guerre mondiali come forma popolare di un quadro ideologico e socio-politico umano, crolla poiché il quadro ideologico su cui si fondava non esiste più. Oggi non abbiamo più un punto di arrivo teleologico, ma cartografie liquide globali indeterminate e ricorsive. Qui sta il ruolo dell’immaginario: non tanto quello di rivelare, quanto di permettere che qualcosa possa rivelarsi. In questo senso, l’originalità della nuova epoca non si misura attraverso sistemi ideologici che ancora non possiede, né potrebbe possedere. Piuttosto, si manifesta attraverso una volontà selettiva, un filtro, se vogliamo, che si interpone tra noi e il passato — il XX secolo con tutte le sue etichette: moderno, colonialista, razionale, calcolante, platonico, maschile — e la nuova era che si sta presentando come XXI secolo. Questo filtro, pur non facendo ancora parte della struttura culturale consolidata della nuova epoca, inizia già a modellarla, a plasmarla. In questo contesto, dobbiamo applicare la regola della Storia delle Idee: non sono i contenuti espliciti di un’epoca a definirla, né le idee che essa esprime apertamente. Ciò che realmente la distingue è il filtro che propone per leggere e interpretare la realtà. E il filtro attuale è economico-finanziario, procedurale, automatico, assistito, istantaneo, isomorfico, proattivo.- Economico-finanziario: Il filtro dei primi venticinque anni del XXI secolo si fonda sull’economia globale della Scuola di Vienna. L’idea che il modo migliore di gestire gli esseri umani siano i rapporti economici, laddove ogni aspetto della vita viene misurato e valutato in termini di costi, benefici e profitti. Tutte le decisioni sono vincolate alle dinamiche finanziarie, con la logica del mercato come principio organizzatore;
- Procedura: Il processo è guidato da procedure standardizzate, rendendo essenziale il rispetto di protocolli che garantiscano efficienza e replicabilità;
- Automatico: le funzioni, sia pratiche che cognitive, sono automatiche. L’intervento umano è una delega crescente alla tecnologia;
- Assistenza: L'assistenza tecnologica è pervasiva, dall'apprendimento alla comunicazione, e crea una dipendenza crescente;
- Istantaneo: In una cultura che richiede una gratificazione immediata, l'immediatezza è il filtro. La riflessione e la pianificazione sono sostituite dall'istantaneità dell'esecuzione;
- Isomorfico: Il filtro tende a standardizzare le forme di espressione - scrittura, immagini, musica, video - in un'unica piattaforma, integrando diverse modalità di espressione in un unico ambiente digitale;
- Proattivo: Il filtro proattivo è caratterizzato dall'anticipazione e dalla previsione degli eventi. Non si tratta di reagire a ciò che accade, ma di orientare le decisioni prima che emergano i problemi.
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Il XX secolo, con la sua ossessione per la verità assoluta e i sistemi chiusi, appartiene al passato. Oggi, l'Educene richiede un approccio radicalmente nuovo all'educazione, che possiamo chiamare Speculative Education. In questo modello, l'educazione non è più un percorso lineare verso una meta predefinita, ma un processo anarchico, aperto e sistemico, un vero e proprio nomadismo culturale dove la speculazione e l'immaginazione giocano un ruolo centrale. La Speculative Education non fornisce risposte definitive, ma invita a interrogarsi continuamente sulle implicazioni culturali, sociali ed etiche della conoscenza. È un modello che incoraggia la creatività e il pensiero critico, spingendo studenti e docenti a esplorare nuovi orizzonti e a immaginare in maniera anarchica possibili futuri (Feyerabend, 1975). Il Nuovo Ruolo del Docente e dello Studente: l’adolescenza culturale come conoscenza Nell’Educene, il ruolo del docente cambia radicalmente. Non è più il detentore della conoscenza, ma un custode critico del sapere passato, il custode delle rovine. Gli studenti, invece, non sono più semplici recettori di informazioni, ma diventano creatori di nuove narrative. (Monico, Campagna, 2021) In questo nuovo paradigma educativo, il processo di apprendimento è un dialogo aperto e continuo, in cui docenti e studenti collaborano per costruire insieme nuove forme di conoscenza. Il docente è il guardiano delle rovine del passato, l’adulto, mentre lo studente è colui che costruisce il futuro, l’adolescente, il farsi dell’adulto. Questo rapporto dinamico e fluido permette di affrontare la complessità del mondo contemporaneo, in cui la conoscenza non è mai fissa, ma in costante evoluzione. Pragmatica dell'educazione umana – ipotesi di un modello retorico interattivo Nell'Educene, gli studenti, dotati di strumenti avanzati di intelligenza artificiale come i LLM, possono sembrare confinati in una condizione di passività, come utenti inerti di una conoscenza preconfezionata. Tuttavia, proprio in questa apparente passività si cela un'insospettata capacità di reazione critica. Se, come docente, propongo un compito "trinamico" — che richiede di ricercare contemporaneamente un significato e il suo contrario, e di esplorarne l'interdipendenza — quella che appare inizialmente come passività si trasforma, nel momento della riflessione sull'output, in un complesso processo dialettico (Pistoletto, 2022). L'output generato dall'intelligenza artificiale non è più una semplice risposta da accettare, ma diventa un catalizzatore per la riflessione. Durante la ricezione e la lettura attenta, lo studente si trova coinvolto in un duplice movimento: da un lato, l'accettazione della tesi e, dall'altro, un invito implicito a esaminarne la relazione con l'antitesi. È in questo spazio che prende forma il conflitto dialettico, poiché la macchina innesca immaginari ambivalenti, mentre il "guardiano delle rovine" — il docente che supervisiona il processo — non richiede una mera accettazione, ma esige un confronto tra opposte endiadi. In questo confronto emerge la figura del nuovo studente, che, anche quando evita di prendere posizione, compie in realtà una scelta che lo spinge a riflettere sulle proprie omissioni. Questo processo attiva una partecipazione cognitiva e critica. La macchina produce, l'umano implica. La macchina genera interazione, mentre l'umano costruisce relazione, creando un discorso sull'interazione stessa. Ogni iterazione porta lo studente a formulare una sintesi, a riflettere. In questo modo, la temuta passività si rivela uno strumento inatteso: un grimaldello per scardinare le abitudini mentali e creare nuove narrazioni. L’educazione, così, non è più un semplice processo di trasmissione a senso unico, ma diventa un percorso di costruzione attiva. L'interazione con l'intelligenza artificiale, apparentemente meccanica e impersonale, offre inaspettatamente uno spunto per un'esplorazione più profonda di un tema, per una scoperta che è, al contempo, personale e intellettualmente vivificante. Il contributo speculativo come compito imprescindibile L'Educene non è una nuova era tecnologica, ma un nuovo modo di pensare e praticare l'educazione. In questo contesto, la retorica speculativa diventa un’abilità essenziale per navigare nel complesso pluriverso delle verità contemporanee. Il nostro compito, come educatori e cittadini, è quello di abbracciare questa disorientante criticità. Bibliografia Anders G., (1956), L'uomo è antiquato, Bollati Boringhieri, 1963. Buckminster-Fuller R., (1963), Manuale operativo per nave spaziale terra, Il Saggiatore, 2018. Culianu I.P., (1984) Eros e magia nel rinascimento, Bollati Boringhieri, 2006. Feyerabend P., (1975) Contro il metodo, Feltrinelli, 1979 Monico F., Campagna F., Voi secondo noi, Vogue Italia, 7 luglio 2021. Pistoletto M., La formula della creazione, Ed. Cittadellarte, 2022. Stiegler B., (2004) La Miseria Simbolica 1. L’epoca iperindustraile, Meltemi, 2021. Virilio P., L’art du moteur, Gallimard, 1993. *** Questo testo è il risultato dell’eposizione ‘Welcome to Educene’ presentata a Milano Invisibile Sabato 12 Ottobre 2024, presso Parco Center Milano per Aleotti Lab. Immagine di copertina di Google DeepMind su UnsplashAltri contenuti correlati
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