Mercoledì 03 giugno 2026
Siamo già spazi di salute mentale
 
La comunità come campo di tensioni
Scritto da: Matteo Bessone

Questo articolo nasce all’interno della Scuola Popolare di Salute Mentale, un progetto promosso dal Tavolo Arci Salute Mentale di Torino e costruito attraverso un percorso collettivo di confronto e co-progettazione. In particolare, il testo prende forma nel lavoro del sottogruppo dedicato alle associazioni e agli spazi Arci del territorio. Scritto da Matteo Bessone nel dialogo con il Tavolo Arci e il sottogruppo associazioni, l’articolo prova a restituire pubblicamente alcune delle riflessioni emerse durante questo percorso, nell’intento di contribuire a riconoscere e trasformare i saperi e le pratiche che attraversano il tessuto comunitario e gli spazi aggregativi delle città, e che interagiscono con la salute mentale della popolazione.


Salute mentale e cultura vengono spesso intese come ambiti separati. Eppure le Social Prescriptions, le prescrizioni con cui medici e operatori indirizzano le persone verso attività culturali, e il crescente campo del Welfare Culturale documentano un legame ormai solido tra partecipazione culturale e salute fisica e mentale, testimoniato anche dalla recente firma del protocollo d’intesa tra il Ministero della Salute e quello della Cultura. Tale legame si basa sul presupposto che la partecipazione alla vita socioculturale costituisca tanto un esito quanto strumento di salute. Inoltre, offre risposte concrete alla pluralità di bisogni delle persone e, insieme, alle criticità del settore sanitario che, soprattutto nell'ambito della salute mentale, spesso utilizza le esigue risorse disponibili applicando diagnosi e trattamenti per condizioni legate a solitudine, precarietà e marginalità, lasciando contemporaneamente senza risposta ampie fasce di popolazione.

In questo contesto i circoli ARCI incarnano ogni giorno qualcosa di specifico: sono luoghi di appartenenza, aggregazione e socialità in cui lo stare insieme può diventare una concreta risposta all'isolamento e all’erosione del capitale sociale. Ma, come tutti, sono anche spazi inevitabilmente attraversati da contraddizioni che è fondamentale dischiudere riconoscendo, ad esempio, quando le forme della socialità di alcunɜ rischia di alimentare l'esclusione di altrɜ.

I circoli ARCI incarnano ogni giorno qualcosa di specifico: sono luoghi di appartenenza, aggregazione e socialità in cui lo stare insieme può diventare una concreta risposta all'isolamento e all’erosione del capitale sociale

I circoli ARCI, in quanto spazi sociali e di vita culturale, rappresentano, in sintesi, determinanti sociali di salute che plasmano le traiettorie quotidiane di vita delle persone che li frequentano e di chi ci lavora, capaci di promuovere o ostacolare benessere e salute mentale. La domanda non è dunque se questi spazi abbiano un impatto sulla salute mentale, ma come possano farlo consapevolmente, a partire dal modo in cui già, con livelli differenti di consapevolezza e capacità, lo stanno facendo.


La scuola popolare di salute mentale

In questo quadro a Torino il tavolo per la Salute Mentale di ARCI ha promosso la Scuola Popolare di Salute Mentale, un percorso collettivo per dare valore all’esperienza vissuta di salute e disagio psichico di cittadini e cittadine, mettendo praticamente in discussione l'asimmetria tra chi detiene il sapere-potere in questo campo, lɜ specialistɜ, e chi lo subisce. Tra settembre 2025 e aprile 2026, 8 sottogruppi tematici, costruiti a partire dalle esperienze dellɜ partecipanti, hanno lavorato per co-progettare l'iniziativa pubblica svolta l’11 e 12 aprile. In questo senso la Scuola Popolare di Salute Mentale indica non tanto l’esito, quanto il processo che lo ha determinato e il metodo partecipativo. Uno dei sottogruppi, rivolto a circoli e associazioni ARCI, si è dato l’obiettivo di co-progettare un momento formativo, inserito nella più ampia iniziativa pubblica, che rispondesse ai bisogni dei circoli e degli spazi culturali per aumentarne competenze e capacità legate alla salute mentale. Il lavoro si è sviluppato in tre incontri vertendo su esperienze, bisogni e competenze di chi governa, progetta, anima, custodisce e gestisce spazi culturali.

Dal percorso è emerso un dato fondamentale: la salute mentale è già una componente strutturale della vita dei circoli. Attraversa ogni riunione, processo, evento e progetto, incidendo in modo determinante sul benessere dei soci e delle socie, avventorɜ e gestorɜ. Al pari della programmazione culturale, della gestione economica, dell’organizzazione e della cura degli spazi fisici, rappresenta infatti una dimensione centrale. Ciò che manca oggi sono strumenti adeguati e condivisi per renderla esplicita, riconoscibile e analizzabile, farla diventare priorità e migliorare capacità e funzionamento dei circoli. Tra le persone partecipanti è emerso un bisogno condiviso: dotarsi di una cornice comune, di competenze e di pratiche sulla salute mentale che permettano ai circoli di abitare in modo consapevole tale proprio ruolo sociale, rendendo questa dimensione maggiormente esplicita, condivisa e governabile.

Il tavolo per la Salute Mentale di ARCI ha promosso la Scuola Popolare di Salute Mentale, un percorso collettivo per dare valore all’esperienza vissuta di salute e disagio psichico di cittadini e cittadine, mettendo praticamente in discussione l'asimmetria tra chi detiene il sapere-potere in questo campo e chi lo subisce

Da queste esperienze è stato costituito uno strumento, una mappa che funziona insieme come lente concettuale e come cartografia operativa. Uno strumento che permette di leggere le intersezioni tra spazi sociali e salute mentale, mostrando i diversi modi in cui queste dimensioni si incontrano nella pratica quotidiana dei circoli. Allo stesso tempo la mappa rende visibili gli ambiti concreti su cui questi possono agire. Non si tratta solo di una classificazione teorica ma soprattutto di uno strumento operativo, nato dall’esperienza sul campo e che può supportare la valutazione del funzionamento dei circoli lungo diversi assi, e orientare pratiche concrete, in ottica trasformativa.

Uno strumento, per spazi culturali, per conoscere e cambiare

La mappa si articola in quattro ambiti. Il primo riguarda il funzionamento interno: strutture e processi legati a gestione e organizzazione interna del circolo, il modo in cui cura le dinamiche tra sociɜ e volontariɜ, gestisce i ruoli, riunioni e decisioni, affronta i conflitti e promuove il benessere di chi lo anima e dell’organizzazione. Il secondo ambito riguarda la soglia e la permanenza: la capacità del circolo di rimuovere barriere fisiche, cognitive e sociali, all’accesso e alla fruizione degli spazi e dell’offerta, garantendo partecipazione reale e benessere per tutte le persone, tenendo in considerazione le loro diverse sensibilità. Non si tratta solo di rampe e bagni accessibili, ma di linguaggi, clima relazionale, e criteri espliciti per definire consapevolmente i profili, sempre politici, di partecipazione ed esclusione dell’attività ordinaria dei circoli.

Il terzo ambito riguarda cultura e comunicazione: il modo in cui il circolo produce e diffonde significati che incidono sulla salute mentale, sia al proprio interno sia verso l’esterno. Quale specifica cultura, tra le molte, sulla salute mentale stanno promuovendo? Questo include la capacità di fare cultura attraverso eventi, linguaggi e pratiche comunicative, costruendo narrazioni che promuovono salute e messaggi di speranza, contrastando lo stigma e favorendo la sensibilizzazione sui diritti e ingiustizie legati alla salute mentale, ai suoi determinanti, e alle politiche pubbliche necessarie per promuoverla.

La capacità del circolo di rimuovere barriere fisiche, cognitive e sociali, all’accesso e alla fruizione degli spazi e dell’offerta, garantendo partecipazione reale e benessere per tutte le persone, tenendo in considerazione le loro diverse sensibilità

Il quarto ambito concerne il ruolo del circolo sul territorio, come attore sociale e politico, con specifiche alleanze e progettualità. Si tratta del ruolo del circolo all’interno del tessuto sociale del quartiere e della città, la collaborazione con servizi, progetti, associazioni, movimenti. Il suo contributo alla trasformazione sociale e al supporto di servizi, persone e comunità attive nel campo della salute mentale. Usato quotidianamente, questo strumento permette di fare domande semplici ma potenti: prima che un conflitto esploda, le dinamiche interne sono monitorate? Da chi? Lɜ sociɜ si sentono inclusɜ e sicurɜ? L'evento che stiamo progettando riduce o amplifica lo stress? Per quale parte della comunità? Chi entra nel circolo trova qualcunǝ che lǝ accoglie davvero? Chi stiamo escludendo? Perché? Come? Nel percorso della Scuola, a partire dal lavoro sulla mappa i circoli hanno identificato due competenze come prioritarie. Il primo è la gestione delle situazioni complesse, dal disagio acuto al conflitto, nel delicato equilibrio tra sicurezza e accessibilità, poi diventato tema del laboratorio pubblico sulla gestione della crisi nel programma della scuola. Il secondo riguarda la progettazione consapevole di spazi ed eventi che promuovano salute, sicurezza e benessere.


Né servizi né spazi neutri: il welfare partecipativo come pratica quotidiana

I Circoli Arci, come tutti gli spazi culturali presenti sul territorio nella comunità hanno un ruolo centrale nel contesto e nel contrastare i processi di continua erosione e frammentazione sociale, oltre che nel rapporto con, usando Saraceno, la povertà, qualitativa e quantitativa, del servizio pubblico. Sono già chiamati, spesso senza riconoscimento istituzionale né risorse adeguate, a svolgere funzioni e azioni di prossimità, ascolto e supporto informale fondamentali per il benessere di persone e comunità. Questa capacità, affatto scontata, non è uniforme né nel tessuto sociale, né tra i diversi circoli, ma per poter essere sostenuta deve essere nominata, riconosciuta, definita, operazionalizzata.

Si tratta del ruolo del circolo all’interno del tessuto sociale del quartiere e della città, la collaborazione con servizi, progetti, associazioni, movimenti. Il suo contributo alla trasformazione sociale e al supporto di servizi, persone e comunità attive nel campo della salute mentale

La Scuola Popolare non pretende di trasformare i circoli in servizi: ha avuto piuttosto il merito di rendere esplicita una funzione che già esiste, che interseca dimensioni culturali, sanitarie, sociali e civiche, e di avviare un percorso collettivo di costruzione di capacità. Nel formato della scuola popolare, orizzontale per definizione, saperi ed esperienze hanno circolato tra pari. Le buone pratiche emerse dai territori erano reali, ma legate più a sensibilità personali e a visioni chiare sul mandato sociale dei circoli che a una cornice condivisa e strutturata. Il welfare partecipativo non è una delega: è un'infrastruttura di relazioni che ha bisogno di essere coltivata, riconosciuta e sostenuta. La salute mentale non è un tema che arriva dall'esterno nei circoli. È già dentro: nelle riunioni di direttivo che si inceppano, nelle serate riuscite perché qualcuno si è preso cura dell'atmosfera, nelle esclusioni silenziose che nessunǝ nomina, nell'accoglienza calda che alcune persone trovano solo lì. La domanda non è se occuparsene, ma come farlo insieme, con metodo e senza delegare ai singoli ciò che è di tuttɜ.

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