Parole di partecipazione attiva Una pubblicazione digitale con Fondazione Compagnia di San Paolo
Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, Parole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.
La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.
In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Gabriele Magro.
“La partecipazione attiva è quel dispositivo che consente al singolo di avere impatto in termini di espressione, potere e azione su processi che hanno una dimensione collettiva”
Uno degli elementi emersi in modo più deciso dal percorso è la relazione indissolubile tra le pratiche di partecipazione attiva e l’emersione di forme di intelligenza collettiva sui territori.
Nel lavoro costante di connessione, scambio ed elaborazione che coinvolge attori diversi si producono nuove sinergie, caratterizzate sia dallo sviluppo di interessi e visioni comuni che dallo scambio di conoscenze e competenze in un’ottica di apprendimento collaborativo.
Nei contesti in cui si riesce a sedimentare e stratificare questo lavoro di tessitura continua, il capitale cognitivo e culturale generato nei processi di partecipazione attiva può assumere una dimensione sovraindividuale. Si tratta di una sorta di irraggiamento verso attori, relazioni e territori apparentemente distanti attraverso meccanismi complessi di rimandi, echi e connessioni, spesso caratterizzati da segnali deboli, saperi taciti e legami impliciti. La relazione tra intelligenza collettiva e partecipazione trova una conferma nella capacità dei percorsi di generare impatti positivi sul lungo periodo. L’esistenza di programmi di partecipazione attiva aumenta la connettività dei territori, le competenze formali e informali, la generatività degli attori dal punto di vista di molteplici forme di capitale (culturale, sociale, simbolico ed economico).
Allo stesso tempo, in molti evidenziano una difficoltà diffusa e costante di definire, misurare e valorizzare questi impatti. In primo luogo perché – più ancora che in altri ambiti del lavoro sociale e culturale – i confini tra “progettare”, “fare”, “osservare” e “analizzare” sono molto labili: lavorare nella partecipazione attiva vuol dire essere immersi in pratiche altamente riflessive nelle quali è difficile isolare determinati elementi a favore di altri. In secondo luogo perché la natura intangibile, laterale e di lungo periodo degli impatti generati rende particolarmente difficile assumere posture e logiche rendicontative. Infine, perché si tratta di un lavoro estremamente oneroso per gruppi di lavoro già oberati e che lavorano ordinariamente oltre il livello di saturazione.
La domanda emersa è quella di favorire l’adozione di strategie di impatto orientate all’equilibrio tra definizione di obiettivi misurabili, da un lato, e valorizzazio- ne di esiti inattesi e fuori dagli obiettivi iniziali, dall’altro.
Foto di Frankie Cordoba su Unsplash