Martedì 16 dicembre 2025
Partecipazione: Cambiamento e continuità
 

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFare, Parole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.

La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.


In parallelo ai lemmi curati da diversi autori, pubblichiamo le introduzioni a cura di Bertram Niessen. Questa serie affianca il percorso principale con uno sguardo complementare, capace di ampliare e precisare la costellazione concettuale della partecipazione attiva. Leggi il commento al lemma a cura di Liborio Sacheli.




"C’è bisogno che le cose cambino e c’è bisogno che le cose restino"




Dal percorso è emerso chiaramente che i soggetti che si occupano di Partecipazione attiva sono coinvolti rispetto a questo tema in due tipi di traiettorie, solo apparentemente contraddittorie. 


La prima è connessa a una domanda pressante di apertura al cambiamento. Una domanda che proviene con uguale forza – anche se con linguaggi e connotazioni diverse – sia dall’interno delle istituzioni che dai soggetti esterni che con queste interagiscono. Non si tratta di un appello ai massimi sistemi: è piuttosto chiaro, anzi, che la retorica dell’innovazione a tutti i costi suscita ormai una diffidenza diffusa. Si tratta, invece, della richiesta di specifiche procedure organizzative, di dispositivi amministrativi, di linee guida e di strategie istituzionali costruite appositamente per agire in un mondo che cambia sempre più velocemente. E che per questo ha bisogno di essere affrontato con specifiche capacità adattive per potersi ri-organizzare in tempi brevi.


La seconda è quella relativa a una – parallela – domanda di continuità: se tutto cambia costantemente, è necessario costruire continuità di senso, di relazioni e di procedure nei tempi lunghi. La domanda è quella di costruire dei fili conduttori all’interno delle istituzioni e nel rapporto tra istituzioni e interlocutori diffusi sul territorio. Questo perché attivare dei processi di Partecipazione attiva significa soprattutto assumersi dei rischi e la continuità è il prerequisito indispensabile perché questi rischi siano equamente distribuiti. 


Forse più di ogni altra cosa, i due poli di cambiamento e continuità sono legati alle competenze, implicite ed esplicite. Un capitale di intelligenza collettiva diffuso nei territori, in grado di mobilitare grandi risorse eppure sorprendentemente volatile e che ha, per questo, bisogno di essere costantemente facilitato, sostenuto e sistematizzato.




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