Lunedì 04 maggio 2026
E i ragazzini chi li salva?
 
Lettura, digitale e relazioni sociali

58 anni fa oggi usciva Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante per l'editore Einaudi. Era il 4 maggio del 1968. Un libro visionario, libero, inclassificabile di cui Pier Paolo Pasolini scrisse nella rubrica “Il Caos” (“Tempo”) come di un manifesto politico scritto con la grazia della favola. Trovo di una bellezza assoluta che il Salone Internazionale del Libro di Torino abbia scelto proprio questo titolo come orizzonte simbolico della prossima edizione, con l’ambizione di offrire un messaggio di speranza e di tenere insieme le diverse traiettorie di un mondo “in cui il fantastico e il sogno possono esistere insieme alla realtà, nello stesso tempo”. Così come trovo bellissima l’illustrazione di Gabriella Giandelli, che immagina l’energia incontenibile di un gruppo di ragazzini nascosti dietro un muro vegetale, pronti forse a irrompere sulla scena del presente.¹

Ma proprio respirando la poesia di questo orizzonte di senso è nata come inevitabile una domanda diversa, più concreta, che può suonare disarmante ma non per questo meno urgente: e i ragazzini, chi li salva? Chi aiuta oggi ragazzi e ragazze ad abitare un tempo di policrisi, attraversato da solitudini nuove, ansia performativa e ambienti digitali troppo spesso raccontati come minaccia? Chi offre loro strumenti per orientarsi tra storie, linguaggi, algoritmi e relazioni? Chi costruisce spazi in cui crescere senza essere continuamente valutati, misurati, messi alla prova? 

Da questa domanda è partita l'idea di un incontro promosso dal Forum del Libro che si terrà proprio al Salone del libro nel pomeriggio del 15 maggio alle ore 16 in Sala Madrid.²

Si partirà dai dati sulla lettura emersi dall’indagine I cittadini e il tempo libero dell’Istat, che Emanuela Bologna presenterà per la prima volta pubblicamente. Si tratta della principale rilevazione statistica nazionale dedicata ai comportamenti di lettura e di non lettura degli italiani. L’indagine nasce nel 1995 con il titolo Tempo libero e cultura e, nella sua prima edizione, osservava esclusivamente la lettura svolta nel tempo libero e quella cosiddetta inconsapevole. A partire dal 2000 l'indagine ha ampliato il proprio sguardo includendo anche la lettura per motivi professionali e scolastici. Pensata con cadenza quinquennale, è stata realizzata nel 2000, nel 2006, nel 2015 e poi, dopo un lungo intervallo, nel 2024. Tutti noi che ci occupiamo di libri e lettura la aspettavamo da tempo con una forte attesa e una certa emozione. La nuova edizione rappresenta, infatti, un passaggio particolarmente interessante, perché arriva dopo anni di profondi cambiamenti nei consumi culturali e nelle pratiche quotidiane. Per capirci concretamente: la progettazione dell’indagine 2024 ha dovuto confrontarsi con sfide conoscitive del tutto nuove, non solo rilevare la lettura di libri nelle sue diverse forme, ma anche comprendere le trasformazioni che hanno investito la fruizione culturale e il tempo libero nel loro insieme.

Da questa domanda è partita l'idea di un incontro promosso dal Forum del Libro che si terrà proprio al Salone del libro nel pomeriggio del 15 maggio alle ore 16 in Sala Madrid

A me pare, infatti, che il nodo centrale di tutto sia sempre e soprattutto uno: capire come è cambiato il ritmo del tempo, come si distribuiscono oggi attenzione, desiderio, fiducia, relazione. Ed è proprio su questo che lavoreremo il 15 maggio al nostro incontro.

Le tecnologie digitali, Internet, le piattaforme sociali e i nuovi dispositivi hanno modificato radicalmente modi, tempi e spazi dell’accesso alle storie, ai contenuti e alla conoscenza. Ma siamo sicuri che questo cambiamento debba essere letto soltanto in termini negativi? Ne discuteremo con Giovanni Solimine, che ci aiuterà a mettere in ordine alcune questioni cruciali legate anche al presente e al futuro della nostra editoria. La riflessione che gli proporrò parte da un’immagine: se oggi parliamo di cervelli anfibi³ - titolo di un suo importante saggio di alcuni anni fa - per descrivere lettori capaci di muoversi tra la profondità della pagina scritta e la fluidità del digitale, allora forse dovremmo interrogarci anche sulla natura dell’ecosistema editoriale in cui viviamo. Possiamo forse parlare di editoria anfibia? Siamo di fronte a un’editoria che non abbandona il libro e che lo fa vivere tra carta e schermo, tra testo lineare e ambienti connessi, tra lettura concentrata e nuove forme di scoperta, condivisione e partecipazione? O forse siamo davanti a un settore che non ha ancora intuito pienamente e non riesce a interpretare le pratiche di lettura contemporanee che del tutto spontaneamente amplificano la lettura, espandendola oltre il libro?

Stando ai risultati del progetto NEREIDE (NEw Reading Experiences In the Digital Ecosystem) direi di sì. Su questo vorrei soffermarmi anch’io, raccontando molto brevemente ciò che abbiamo imparato insieme a Gino Roncaglia e al nostro gruppo di ricerca in un progetto davvero bellissimo, al quale abbiamo lavorato negli ultimi anni. Abbiamo indagato in particolare il tema della lettura aumentata, intesa come quell’integrazione spontanea della lettura tradizionale che oggi molti di noi praticano attraverso strumenti digitali, ampliando l’esperienza testuale con ricerche in rete, risorse multimediali, ipertesti, annotazioni collaborative e interazioni con altri lettori. Accanto a questa dimensione verticale – che espande il rapporto tra lettore e testo – abbiamo affiancato anche una dimensione orizzontale: quella della lettura aumentata sociale, mossi dalla consapevolezza che la lettura ha cessato da tempo di essere soltanto un’attività individuale. Sta accadendo qualcosa di grosso. Lo abbiamo visto con la ricerca che ho coordinato sui gruppi di lettura S.T.O.R.I.E. la prima mappatura dei gruppi di lettura in Italia nata per valorizzare la bibliodiversità, la partecipazione civica e la cooperazione tra lettori, promossa da ADEI e Cepell, presentata al Salone lo scorso annoe l’ho toccato con mano anche attraverso il lavoro che porto avanti con le mie comunità della conoscenza.

A me pare, infatti, che il nodo centrale di tutto sia sempre e soprattutto uno: capire come è cambiato il ritmo del tempo, come si distribuiscono oggi attenzione, desiderio, fiducia, relazione

Sempre più spesso le persone leggono insieme, si cercano attraverso i libri, costruiscono relazioni, identità e occasioni di confronto. È un fenomeno che coinvolge in modo particolare le generazioni adulte, nelle quali la lettura non si limita più al rapporto silenzioso tra pagina e lettore, ma torna a circolare tra le persone, connette esperienze, genera legami. Ed è forse qui una delle trasformazioni più significative del nostro tempo. Se da un lato stiamo diventando esseri cognitivi nuovi, addestrati alla velocità, alla simultaneità e alla frammentazione, dall’altro sembra emergere un moto di resistenza: il desiderio di recuperare una dimensione più umana e lenta, fatta di presenza, ascolto e relazioni. Forse è una forma di memoria collettiva che riaffiora: qualcosa che abbiamo conosciuto, sperimentato e vissuto, e che oggi sentiamo il bisogno di ritrovare. In questo senso, leggere insieme non è solo un nuovo modo di leggere, ma anche un modo per tornare a vivere ciò che rischiavamo di perdere.

I gruppi di lettura, i ritiri letterari, i silent book club, ma anche le piattaforme di social reading, consentono oggi ai lettori di discutere libri, condividere annotazioni, scrivere recensioni e partecipare a esperienze di lettura collettiva. Questo fenomeno sta trasformando in profondità l’esperienza della lettura, che da pratica prevalentemente individuale diventa sempre più collaborativa, partecipata e relazionale. Ma questa trasformazione produce anche effetti sulle connessioni sociali? Quali legami esistono tra il mondo della lettura e quello delle relazioni? La domanda è cruciale, perché chiama in causa non solo il modo in cui leggiamo, ma anche il modo in cui progettiamo gli spazi condivisi della lettura, come le biblioteche, sempre più chiamate a riconoscere e valorizzare questa dimensione sociale in un tempo in cui la solitudine, anzi le solitudini, rappresentano la vera pandemia silenziosa del nostro presente.

Bene, nella prospettiva generazionale che stiamo adottando è importantissimo sapere che la distribuzione della solitudine si sviluppa secondo una gaussiana rovesciata: i gruppi che più ne soffrono sono gli anziani, gli adolescenti e i giovani adulti. I ragazzini. Lo racconta molto bene Silvia Stefani in un contributo sulla rivista Nessi, la nuova rivista semestrale digitale di Percorsi di Secondo Welfare, uscita per la prima volta a fine ottobre 2025⁹. In questo quadro è necessario uno sforzo interpretativo significativo che permetta di rileggere i dati sulla trasformazione della lettura a partire dalle evidenze sulle connessioni sociali. 

Vorremmo compiere insieme una sorta di “salto mortale” concettuale tipo lo Yurchenko doppio carpio, meglio noto come Biles II, il volteggio più difficile della ginnastica artistica, eseguito con successo ai Mondiali di ginnastica artistica di Anversa 2023 dalla giovanissima Simone Biles¹⁰. So che la metafora può suonare insolita, ma l’ho scelta perché, da appassionata fan ma assolutamente non esperta, ciò che ho compreso è che quel salto non è stato solo incredibile ma ha di fatto messo in discussione i parametri di giudizio utilizzati fino a quel momento nella valutazione. Non si è limitato a superare un limite tecnico ha ridefinito ciò che era considerato possibile. Ed è esattamente questo il passaggio che dobbiamo compiere anche noi nello studio della lettura. Non si tratta più solo di osservare una trasformazione in corso secondo il classico numero di libri letti e numero di lettori ma di accettare che le categorie con cui abbiamo interpretato la lettura finora potrebbero non essere più sufficienti.

Ed è forse qui una delle trasformazioni più significative del nostro tempo. Se da un lato stiamo diventando esseri cognitivi nuovi, addestrati alla velocità, alla simultaneità e alla frammentazione, dall’altro sembra emergere un moto di resistenza: il desiderio di recuperare una dimensione più umana e lenta, fatta di presenza, ascolto e relazioni

E allora il tassello che manca è proprio questo: il passaggio dai comportamenti di lettura e la riflessione critica sull'integrazione della dimensione digitale con le solitudini: in italiano abbiamo praticamente una parola sola ma è importante distinguere tra "aloneness”, “solitude” e “loneliness” e poi "emotional loneliness". E' importante riconoscere che rispetto a questi temi siamo in un momento molto speciale: Cultural Welfare Center CCW ha curato la traduzione italiana del rapporto sulle solitudini “From loneliness to social connection” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che è stato presentato lo scorso 20 aprile proprio da Silvia Stefani e da un nutrito panel di esperti: un documento fondamentale¹¹ che richiama l’attenzione su un fenomeno intergenerazionale in forte crescita e sul suo impatto sulla salute, sul benessere e sulla coesione sociale, da affrontare attraverso politiche integrate. 

Al nostro incontro al Salone, con Giulia Mezzalama, partiremo dai dati sul benessere mentale degli adolescenti per provare a spostare lo sguardo: da una lettura spesso adultocentrica del disagio, a nuove forme di ascolto di come ragazze e ragazzi definiscono oggi la propria salute. Un approccio che riconosce nuove forme di protagonismo e individua nella cultura una risorsa attiva di ben-essere. In questa prospettiva, appare evidente che le storie e gli immaginari che contribuiamo a costruire e a condividere svolgono un ruolo decisivo nella formazione delle visioni del mondo dei ragazzini e delle ragazzine e delle loro possibilità di relazione. 

Non possiamo affermare un nesso causale diretto e automatico tra non lettura e solitudine, ma esiste un’ipotesi da prendere in considerazione sulla quale sto molto lavorando. La lettura, infatti, non è solo un’attività individuale come abbiamo detto, è un esercizio di immaginazione, di immedesimazione e di incontro con l’altro. Attraverso le storie si sviluppano competenze emotive e sociali come l’empatia, l’ascolto e la capacità di riconoscere prospettive diverse che contribuiscono alla qualità delle relazioni. In questo senso, la riduzione delle pratiche di lettura può essere interpretata non solo come un impoverimento culturale, ma anche come un possibile indebolimento del tessuto relazionale simbolico, quello che ci aiuta a dare senso alle relazioni reali? Le evidenze non permettono risposte definitive, ma aprono un campo di ricerca importante: quello in cui cultura, relazioni e benessere sociale non sono ambiti separati, ma dimensioni profondamente intrecciate. 

Proprio per questa ragione, nello stile che caratterizza il modus operandi del Forum del Libro, ispirato alla ricerca-azione, non possiamo non chiederci in che modo i luoghi del libro possano inserirsi in questa riflessione. La modalità di fruizione degli spazi, così come la partecipazione a eventi culturali, attività artistiche e creative e l’uso degli spazi pubblici, può incidere in modo significativo sul sentirsi bene? A partire da qui ho chiesto alla cara amica Angela Albarano, ideatrice di Libro Aperto Festival, di raccontare l’idea radicale di questo momento di incontro e celebrazione della lettura che ogni anno si svolge a Salerno negli spazi del campus di Baronissi. Qui sono protagonisti assoluti proprio i ragazzini. Sono stata a Libro Aperto meno di un mese fa e ho visto con i miei occhi decine e decine di bambine e bambini e adolescenti interrogarsi, partecipare, entrare in relazione con i libri, con gli autori e soprattutto tra di loro. 

Non potrò mai dimenticare l’emozione provata di fronte alle domande che decine e decine di bambini della scuola primaria hanno rivolto direttamente a Pietro Grasso, ex magistrato e Procuratore nazionale antimafia ed ex Presidente del Senato, e a Loris De Marco, uno degli autori della graphic novel Da che parte stai? Tutti siamo chiamati a scegliere, pubblicata da Tunué. In quel momento, di fronte all’entusiasmo e alla commozione di questi ragazzini davanti ai disegni di Loris e al Presidente Grasso ho pensato, con assoluta sincerità, che il mondo possa essere salvato solo da loro. Ma proprio per questo, la responsabilità di darci da fare, oggi, è interamente nostra.




Note

¹  https://www.salonelibro.it/La-XXXVIII-edizione/tema-e-manifesto-2026.html

² https://www.salonelibro.it/programma-eventi/e_i_ragazzini_chi_li_salva/21355

³ Mi riferisco al libro Cervelli anfibi, orecchie e digitale. Esercizi di lettura futura di Giovanni Solimine (Fano, Aras, 2023).

https://www.prin-nereide.it/

Rimando a due contributi che raccontano il progetto: https://infouma.hypotheses.org/4023 e https://infouma.hypotheses.org/4059

S.T.O.R.I.E. Una ricognizione quantitativa e qualitativa dei gruppi di lettura in Italia. Primo quaderno ADEI Associazione degli editori indipendenti, a cura di Chiara Faggiolani, Roma, 2025.

https://www.associazioneadei.it/2025/05/20/s-t-o-r-i-e-la-prima-ricerca-nazionale-sui-gruppi-di-lettura-in-italia-presentata-al-salone-internazionale-del-libro-di-torino-2025

Chiara Faggiolani, Libri insieme. Viaggio nelle nuove comunità della conoscenza, Bari-Roma, Laterza, 2025.

⁹ Nessi vuole essere uno spazio di pensiero, dialogo e condivisione capace di connettere saperi, pratiche e politiche per costruire società più coese, inclusive e solidali. Il primo numero è dedicato alla povertà relazionale: tema sempre più rilevante nelle società contemporanee ma ancora ampiamente sottovalutato nel dibattito pubblico. Si veda https://www.secondowelfare.it/wp-content/uploads/2025/10/Nessi-1_Piu-soli-piu-poveri.pdf

¹⁰ https://www.focus.it/scienza/scienze/il-salto-impossibile-di-simone-biles

¹¹ https://culturalwelfare.center/wp-content/uploads/2026/03/From-loneliness-to-social-connection_ITA.pdf

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