Lunedì 24 maggio 2021
Dentro Lockup, l'ecomuseo di un inaspettato aprile
Scritto da:
Relational Heritage
Come è cambiata la relazione con il concetto di cura dei nostri beni (il nostro spazio, il nostro tempo, le nostre relazioni) dopo un momento di rottura come quello di aprile 2020?
Questo nostro museo collettivo mette insieme storie di luoghi, comunità, singole persone in diversi contesti di vita e di lavoro. Storie di partecipazione, di cura, di riscatto, di vulnerabilità che si articolano intorno a tre direttrici narrative: la dimensione affettiva, l’agire collettivo e la condivisione di spazi.
L’obiettivo è provocare una riflessione collettiva e non astratta perché basata su storie vere, su cosa vuol dire curarsi di sé, degli altri e dei luoghi che viviamo indicando una via di cambiamento possibile.
Se penso allo spazio mi viene in mente l'universo
Italo Svevo diceva che “sono le persone che rendono tristi i luoghi”. Accade anche il contrario ed è certo che i luoghi “esistono” attraverso chi li abita e li rende ciò che sono. La pandemia ne ha cambiato l’aspetto drasticamente; uno spazio urbano sovraffollato, tentacolare e veloce diventa improvvisamente un vuoto in cui riverbera il silenzio. La frenesia dei molteplici spazi in cui si dispiegava l’esistenza abitata da mille volti adesso lascia il passo a uno spazio unico in cui si vivono poche e limitate relazioni. Il tempo iperproduttivo si ferma e viene sostituito dalla lentezza del vivere, non più scandito da un orologio ma dai ritmi naturali. I luoghi familiari diventano angusti e sempre più stretti. Le comunità, che per loro natura poggiano su principi solidali e di mutuo sostegno, hanno avuto un ruolo cruciale durante il lockdown, ammortizzando il malessere psichico scaturito dalle restrizioni e le contraddizioni socio economiche scoppiate. I luoghi della quotidianità che ci parevano scontati ci sono apparsi cruciali grazie alla loro capacità di attivare un supporto interno e gratuito.Una scuola.
Un quartiere.
Una comunità.
Un porto di pescatori.
https://vimeo.com/547494137 https://vimeo.com/547496584 https://vimeo.com/547498237 https://vimeo.com/547501014La casa la fa qualcuno che ti aspetta
La parola abitare significa “avere consuetudine in un luogo”. Abitare, dunque, è un’azione consuetudinaria che ci permette non tanto di riempire uno spazio, quanto di plasmarlo e interpretarlo grazie alla presenza del nostro corpo e di quelli con cui entriamo in relazione. Cosa succede quando questa consuetudine viene improvvisamente stravolta? Inaspettatamente, l’unico spazio vivibile è diventato quello personale e privato: i bisogni solitamente soddisfatti all’esterno del sistema “domestico” si sono ritrovati a convivere nello stesso luogo, prima solo casa-rifugio-dormitorio, ora aperto alla possibilità (e necessità) di essere percepito in modo differente, come casa-mondo. Con il lockdown, dunque, il concetto di “domestico” si è impregnato di nuovi significati ed è stato assimilato, in non pochi casi, a un’idea di solitudine, disagio e disorientamento affettivo e relazionale. Questa condizione ha generato delle riflessioni sull'effettiva definizione emotiva della parola "casa". Le stanze di questa sezione non sono quindi statiche, come da etimologia della parola “stanziare”, ma sistemi aperti, entro i quali riflettere su criticità e necessità nuove, o di rinnovato interesse. Il filo rosso che guida il percorso, e che si ripete all’interno delle singole stanze, parte da una riflessione profonda maturata durante questo ultimo anno: la cura di se stessi, per essere assoluta e piena, deve coinvolgere gli altri e lo spazio che abitiamo.
Bagno
Il bagno è uno spazio intimo, privato, dove ogni giorno entriamo in contatto con il nostro corpo, lo guardiamo allo specchio, lo puliamo, lo curiamo. In questo processo, un ruolo importante è svolto anche dalle persone che ci circondano. Prendersi cura degli altri e, viceversa, permettere agli altri di dedicarsi a noi è una forma d’amore, essenziale per la completezza dell’individuo. [gallery link="file" size="content_picture" ids="211650,211651,211652"] https://vimeo.com/547542345Camera da letto
La camera da letto è un rifugio. Un luogo in cui abbassare le nostre difese, addormentarci. Durante il lockdown questa stanza ha assunto nuovi significati, non sempre positivi. Pur continuando a essere il luogo del riposo, è stata, per molti, spazio di lavoro, per altri anche fonte di disagio, luogo di tensioni vissute con i propri conviventi, soprattutto per le coppie. Immagine della solitudine, per chi ha dormito per mesi da solo. Ma è anche uno spazio di condivisione, dove i corpi si toccano, si accarezzano e si sentono al sicuro, gli uni vicino agli altri. [gallery size="content_picture" ids="211654,211655,211656,211657"] https://vimeo.com/547544098Salotto
Il salotto è relazionalità, socialità. Qui entriamo in contatto con il diverso da noi e grazie al nostro corpo, strumento di apprendimento, impariamo a stare con gli altri. A volte ci passiamo velocemente, a volte ci fermiamo e ci prendiamo una pausa. [gallery size="content_picture" ids="211658,211659,211660"] https://vimeo.com/547545364Cucina
È una stanza che può assumere diverse connotazioni, in cui fattori centrali sono l'incontro e lo scambio. Cucinare non vuol dire solo rispondere al bisogno e alla necessità di nutrirsi, è anche un’altra forma che prende la cura per noi stessi e per gli altri. Scambiandoci trucchi, segreti e pezzi di ricette ci apriamo alla contaminazione in un senso più ampio e la cucina diventa uno spazio di condivisione e convivialità, un luogo dove i corpi si mischiano agli odori e ai sapori. [gallery size="content_picture" ids="211661,211662,211663"] https://vimeo.com/547547036Giardino
Il giardino è una non-stanza. Luogo dei giochi, del tempo libero, del tempo perso. In giardino non si è mai soli, si gioca insieme, si sbaglia e si impara guardando gli altri. Il tempo del gioco è un tempo sospeso e non orientato alla produttività, ma ugualmente essenziale, di cui dovremmo tornare ad essere completamente padroni. Il giardino è dove si manifesta meglio il concetto di casa-mondo. [gallery size="content_picture" ids="211664,211665,211666,211667"] https://vimeo.com/547548596Perché non legarsi a ciò che resta, a ciò che è umano?
La terza stanza di Lockup Ecomuseo è costruita intorno al tema dell’agire: per gli altri, per i luoghi in cui viviamo, per noi stessi. Il punto di partenza della ricerca è il lockdown di Aprile 2020 in quanto momento di rottura della normalità, che ha innescato meccanismi di adattamento a nuove dinamiche sociali: attivando processi di partecipazione attiva, ma anche condizioni di assenza, la prima chiusura dovuta alla pandemia ci ha visti tutti coinvolti in un atto di resistenza ad una nuova condizione di vita. É proprio quest'ultima parola il filo rosso del nostro percorso: la resistenza come un atto di permanenza, che ha dato vita a una costellazione di eventi che stanno alla base di un nuovo modo di agire insieme, anche al di fuori del contesto pandemico. Abbiamo scelto storie di cura del territorio, di iniziative di prossimità, di aiuto comunitario. Ma anche di attesa e sospensione. Queste storie costituiscono la memoria collettiva di persone che, ad aprile 2020, hanno provato ad interrompere la deriva individualistica che la pandemia ha innescato. I contenuti qui proposti proveranno ad evocare le sensazioni descritte dai protagonisti delle storie che abbiamo raccolto e a fotografare le loro percezioni di un momento storico intenso e di ciò che esso possa aver generato.