Mercoledì 07 gennaio 2026
Partecipazione: Co-responsabilità
 
Attraverso alleanze intergenerazionali e beni collettivi

Frutto di una collaborazione tra la Fondazione Compagnia di San Paolo e cheFareParole di partecipazione attiva è una pubblicazione digitale che esplora concetti e pratiche della partecipazione attiva nei diversi settori della società, proponendo un glossario che ne esplora luci e ombre a partire da contributi pratici e teorici.

La pubblicazione si basa su un esteso percorso di ricerca partecipato – realizzato nel corso del 2023 – che ha coinvolto rappresentanti ed esperti di più di 70 soggetti, inclusi comuni, associazioni, atenei, centri di ricerca e formazione, istituzioni nazionali, organizzazioni di secondo livello e fondazioni di origine bancaria.


Con questo contributo proseguiamo il percorso attraverso i 12 lemmi che si sono delineati come assi generativi della partecipazione attiva e che ne tracciano la fisionomia essenziale. Leggi l'introduzione al lemma di Bertram Niessen



La parola che mi è stata assegnata è co-responsabilità. Per riflettere su questo termine, farò un salto nel passato, per rielaborare due concetti che sono stati formulati nella seconda metà del secolo scorso e che credo possano essere utili per muovere verso un futuro desiderabile. Per il primo concetto prendo spunto dal lavoro di Albert O. Hirschman, un economista e teorico sociale di origine tedesca, che in un libro molto influente del 1970 individuò tre possibili reazioni alla crisi delle imprese, dei partiti e dello stato: la loyalty (lealtà), per cui si conferma la propria scelta, nonostante l’insoddisfazione; la defezione, attraverso una strategia di exit (uscita) dalla relazione con l’organizzazione, scegliendo un altro prodotto o servizio o abbandonando l’istituzione inefficiente; la protesta, attraverso un’azione di voice (voce), soprattutto collettiva, per esprimere il proprio disappunto e cercare di influenzare l’organizzazione per mettere in atto un cambiamento e migliorare la situazione. 


In un saggio del 2014, Stefano Zan, sociologo dell’organizzazione, ha osservato che nelle imprese cooperative si manifesta una peculiare modalità di azione collettiva, non ricompresa nelle tre forme hirschmaniane e che può andare a integrarle. Ha definito questa nuova forma di azione come entry, con riferimento all’idea di ingresso in nuovi mercati, organizzazioni o istituzioni, con l’obiettivo di creare nuove opportunità e cambiare i fenomeni di cui non si è soddisfatti. Trovo che questo concetto sia molto utile per declinare l’idea di co-responsabilità e che delinei con efficacia una propensione, che caratterizza soprattutto le nuove generazioni, a creare nuove forme organizzative, più rispondenti ai loro interessi e valori. Vale per le start-up, ma anche per progetti e iniziative all’interno di realtà già esistenti, con l’obiettivo di favorire i processi di trasformazione organizzativa. L’entry è una forma di azione collettiva particolarmente interessante per i giovani, anche per una ragione strutturale: a causa dei processi di degiovanimento, particolarmente evidenti nel nostro paese, la nuova generazione si trova in una situazione di inferiorità numerica che rende poco efficaci le manifestazioni del dissenso che hanno caratterizzato le mobilitazioni giovanili delle generazioni precedenti, come la protesta di piazza. In questa prospettiva, la co-responsabilità si esprime anche attraverso nuove forme di alleanza intergenerazionale.

Occorre progettare luoghi di prossimità per facilitare l’incontro, la contaminazione e l’ibridazione tra persone e idee


Per il secondo concetto faccio riferimento a una riflessione avviata dalla letteratura sui distretti industriali e lo sviluppo locale. Si tratta dei “beni collettivi locali per la competitività”, espressione con cui ci si riferisce a risorse, infrastrutture o condizioni locali che contribuiscono al vantaggio competitivo delle organizzazioni che risiedono in un territorio o in un distretto industriale. Questi beni collettivi includono risorse come: il capitale sociale, nella forma di relazioni di fiducia, cooperazione e conoscenze condivise tra le imprese di un territorio; infrastrutture, in particolare i sistemi di trasporto, i servizi logistici o le reti di telecomunicazione; formazione e competenze specialistiche, sviluppate attraverso scuole e istituti di formazione; servizi di supporto, attraverso istituzioni che forniscono servizi di consulenza e di ricerca e sviluppo o risorse di tipo finanziario. Come sono cambiati negli ultimi decenni i beni collettivi per la competitività e come possono sostenere la co-responsabilità tra gli attori che operano in un territorio? I beni collettivi locali tradizionali sono sempre rilevanti, ma si stanno trasformando. Le infrastrutture fisiche, in particolare quelle legate al trasporto di beni e persone, hanno assunto ulteriore centralità per la consegna di beni e servizi acquistati attraverso piattaforme digitali. Le infrastrutture sociali sono in profonda trasformazione a seguito dei processi di digitalizzazione, che hanno cambiato le abitudini quotidiane di cittadini e lavoratori e che richiedono un ripensamento degli spazi di socialità, dagli uffici fino a servizi pubblici come le biblioteche. Occorre progettare luoghi di prossimità per facilitare l’incontro, la contaminazione e l’ibridazione tra persone e idee.


Le istituzioni deputate all’istruzione e formazione professionale stanno ridefinendo la propria funzione a fronte delle richieste sempre più frequenti di aggiornamento delle competenze dei lavoratori all’interno di un settore o di una funzione (upskilling) e di apprendimento di nuove competenze per cambiare ruolo o settore lavorativo (reskilling). Oltre alla trasformazione dei beni collettivi locali tradizionali, emerge l’esigenza di nuove risorse per abilitare l’azione di individui e organizzazioni nelle trasformazioni del capitalismo contemporaneo. Si pensi, per esempio, alle nuove infrastrutture necessarie per i processi di digitalizzazione e di automazione, che richiedono data center di dimensioni sempre più grandi, con altissimi costi energetici e le relative conseguenze in termini di (in)sostenibilità ambientale. Chi sono gli attori chiamati ad assumersi la co-responsabilità della progettazione di queste nuove risorse collettive? Quali alleanze, quali reti a legame corto possono sostenere attori locali capaci di agire nelle reti lunghe del capitalismo globale digitale? Come trasformare le iniziative spontanee e i movimenti sociali in istituzioni capaci di guardare al lungo termine, di aiutarci a muovere nella direzione di un futuro desiderabile? Sono queste le domande a cui siamo chiamati a rispondere se vogliamo prendere sul serio il concetto di co-responsabilità.


Foto di Mathieu Stern su Unsplash



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