Mercoledì 25 maggio 2022
Biblioteca bene comune: cosa impariamo dagli heavy users
 

Un sistema è da intendersi come una entità unica composta da parti in relazione tra loro. In un sistema ogni elemento ha una ragione d’essere per la funzione che svolge. Qualsiasi cambiamento di una delle parti influenza la tenuta del sistema stesso. Comprendere le cose in maniera sistemica significa, dunque, inserirle in un contesto, stabilire la natura delle loro relazioni e inquadrarne chiaramente lo scopo.

Pensare alle biblioteche come elementi del “sistema benessere” rende sicuramente riduttivo continuare a pensare che esse agiscano in una sfera sola: solo come servizio di supporto allo studio e alla ricerca, solo nella sfera dell’occupazione del tempo libero con la pubblica lettura ecc. Il punto di vista che è necessario assumere – che dovrebbero adottare prima di tutto gli addetti ai lavori – è quello di comprendere, misurare e comunicare come le biblioteche possano aiutare a fronteggiare le sfide sociali con le quali tutti noi come cittadini siamo chiamati a confrontarci, valorizzando il loro core business di servizio culturale (anche a seconda della diversa tipologia): l’apprendimento continuo, l’innovazione culturale, il contrasto ai divides e agli analfabetismi – quello funzionale, quello di ritorno, quello emotivo, gravissimo problema della nostra contemporaneità, specialmente dopo i due anni vissuti all’insegna del distanziamento sociale – l’inclusione sociale, lo sviluppo di comunità ecc. Ecco, dunque, che le attività di ricerca che intendono indagare la relazione che le persone hanno con le biblioteche oggi dovrebbero essere orientate a rispondere a una domanda che suona più o meno così: a quale interesse collettivo possono rispondere le biblioteche nella contemporaneità? 

Così è nata nel corso del 2021 l’idea dell’indagine La biblioteca per tepromossa da Rete delle Reti e Associazione italiana biblioteche con la direzione scientifica di BIBLAB - Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche dell’Università di Roma Sapienza, che può essere considerata la più vasta indagine realizzata in Italia sul ruolo della biblioteca pubblica nella vita delle persone che la frequentano, orientata al benessere e alla qualità della vita dei cittadini.  

Dico la più vasta perché l’indagine ha previsto dal 9 dicembre 2020 al 31 marzo 2021 la somministrazione di un questionario – attraverso canali esclusivamente bibliotecari (siti, social delle biblioteche, newsletter, ecc.) – con il quale sono entrate in contatto 67.250 persone. Di queste, il 94,55% ha dichiarato di frequentare le biblioteche e il 5,45% di non farlo. Numeri abbastanza impressionanti se consideriamo l’impatto assolutamente marginale che le biblioteche hanno in Italia in termini puramente quantitativi: come abbiamo avuto modo di dire commentando gli ultimi dati de Rapporto BES dell’Istat, nell’ultimo anno solo il 7,4% degli Italiani sembra averle frequentate. Ma proprio guardando a questi dati insieme forse possiamo comprendere qualcosa in più.

L’indagine La biblioteca per te è in effetti molto particolare nella sua fisionomia. Se penso alla sua genesi devo ricordare che essa è nata prima di tutto per essere uno strumento di comunicazione e un'azione incisiva intrapresa dalle biblioteche pubbliche per rimanere in contatto con le proprie comunità durante i periodi di chiusura dovuti all’emergenza pandemica e, infatti, i 67.250 che hanno partecipato non sono assolutamente un campione statistico rappresentativo ma un campione auto-selezionato, ovvero del tutto volontario e intenzionale. 

Da qui originano alcune importanti differenze – o distorsioni che dir si voglia – tra il profilo dell’utente medio delle biblioteche, descritto dalle indagini dell’Istat, che era essenzialmente il pubblico dei più giovani e i cosiddetti heavy users che emergono dall’indagine La biblioteca per te, l’utenza più fidelizzata che ha colto nell’indagine una opportunità per far sentire la propria voce. Se utilizzassimo un approccio Personas, direi che l’archetipo emergente da questa indagine è quello di una donna tra i 35 e i 54 anni (ma anche oltre) con un titolo di studio alto, che ama leggere, che frequenta le biblioteche anche per portare i propri figli e che ritiene la propria crescita personale un valore/obiettivo fondamentale. 

Questi dati insieme raccontano di un pubblico che era molto presente nelle biblioteche ma poco fidelizzato – i più giovani – e di un pubblico che, pur essendo meno presente, era ed è rimasto fortemente fidelizzato – gli adulti. I primi, complice il cambiamento profondo nelle abitudini quotidiane determinato dalla pandemia, ha mostrato di avere con le biblioteche un rapporto più fragile la cui tenuta è fortemente legata alla scuola e a fattori contingenti. I secondi, gli adulti, pur essendo quantitativamente meno significativi, hanno manifestato una forte tenuta, un attaccamento capace di andare oltre le emergenze. Questo pubblico che possiamo considerare “un affetto stabile” è stato educato alla frequentazione di questo luogo di opportunità che è la biblioteca sin da giovane – negli anni Sessanta e Settanta per esempio –  manifestando nei comportamenti di oggi gli effetti potenti che si generano quando la frequentazione della biblioteca diventa una abitudine: sono proprio loro a riconoscere nella biblioteca il valore di uno spazio e di un tempo di benessere e felicità condivisa, intesa come un bene comune. Non i più giovani purtroppo.

Rimanendo su questa dimensione affettiva. i dati più interessanti ricavati dall’indagine La biblioteca per te sono quelli che consentono di entrare nelle storie, nelle narrazioni delle persone alle quali è stato chiesto di spiegare attraverso una domanda aperta il significato attribuito alla propria biblioteca. Le migliaia di risposte registrate rivelano un vero e proprio repertorio di bisogni soddisfatti: sono piccole storie, narrazioni brevi a tratti molto emozionanti che sarebbe necessario ascoltare in profondità, e che evidenziano senza dubbio l’impatto delle biblioteche nella vita delle persone. Come si vede nella nuvola di parole la biblioteca emerge essenzialmente come un ‘punto’ di ‘riferimento’ ‘importante’ per la propria ‘crescita’ ‘culturale’ grazie al ‘libro’ e alla ‘lettura,’ percepiti come un oggetto relazionale, innesco di ‘incontri’ con ‘persone’.

 

In biblioteca sembra che la domanda stia anticipando l’offerta: coloro che ritengono la lettura una attività fondamentale per il proprio benessere ci stanno già dicendo e potrebbero dirci quali sono i servizi da costruire intorno al libro e la sensazione è che ci sia bisogno di molta più  immaginazione soprattutto per trasferire questo tipo di legame nelle generazioni più giovani.

Il report dal titolo Biblioteca casa delle opportunità: cultura, relazioni, benessere, uscito da poco in accesso aperto per Sapienza Università Editrice, racconta tutto questo rappresentando sicuramente un importante strumento per i decisori e per tutti i portatori di interesse, per comprendere il posizionamento percepito delle biblioteche dagli utenti esperti e inquadrarne le potenzialità come nodi fondamentali di una impalcatura per la crescita culturale e sociale del nostro Paese. 

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