Venerdì 17 ottobre 2025
Verso un'ecologia politica del lavoro
 
Lo sfruttamento, motore della crisi ecologica
Dal web

Negli ultimi trent’anni, l’attenzione verso la crisi ecologica ha conosciuto una straordinaria espansione all’interno delle scienze umane e dei saperi accademici, spaziando dalla sociologia alla storia, dal diritto alla filosofia. Questo interesse crescente non è casuale: si radica infatti nell’emergere della crisi climatica come problema politico e di governo, che ha reso evidente e tangibile l’intreccio profondo tra questioni ambientali e dinamiche sociali. Tuttavia, questa presa di coscienza non si è limitata a svelare connessioni preesistenti – si pensi al grande ciclo di lotte contro la nocività, specialmente nel Lungo Sessantotto italiano, o ancora al potenziale ecologista dei processi di decolonizzazione – ma ha anche trasformato il ruolo di questa co-appartenenza nel contesto delle strategie di valorizzazione capitalistica.

 

L’ecologia politica si è distinta come campo d’indagine privilegiato per analizzare i rapporti di potere che strutturano le criticità ambientali e le mettono in forma da un punto di vista socio-economico. Recentemente, tale spazio di confronto è stato attraversata da un intenso dibattito che ha osservato due tendenze contrapposte: da un lato, l’assimilazione “dall’alto” del danno bio-sferico, riconfigurato come inedita opportunità di mercato – nel tentativo, evidente per esempio nell’ambito della governance climatica, di trasformare una crisi del capitale in una crisi per il capitale. Dall’altro lato, si è registrata una significativa moltiplicazione, “dal basso”, di movimenti sociali e sindacali che – rivendicando giustizia sociale ed ecologica – tentano con alterne fortune di costruire alleanze politiche ai più disparati livelli, da quello municipale a quello transnazionale. Tradizioni critiche come il pensiero decoloniale e l’ecofemminismo hanno ulteriormente rafforzato questa seconda tendenza, che conseguentemente insiste sulla necessità di nuovi approcci epistemici e ontologici per (ri)pensare le relazioni tra società e ambiente.

 

È in questo quadro che si colloca la riflessione proposta in questo volume da Paul Guillibert, brillante filosofo della Sorbona, punto di riferimento dell’eco-marxismo a Parigi e già autore di un’importante monografia su temi affini a quelli di cui stiamo discutendo. Il nucleo del discorso verte sul problema dell’emancipazione, pensata a partire dalla questione del lavoro: un tema classico della critica marxista, qui però riletto alla luce delle pratiche di dominio socio-ecologico che condizionano l’attività produttiva e intensificano lo sfruttamento della forza-lavoro.

 

In questo scenario, ci preme sottolineare, l’ecologia politica non si limita a elaborare una critica delle politiche ambientali ripiegate sugli strumenti di mercato. Piuttosto, essa si configura come vera e propria critica ecologica dell’economia politica. Il suo scopo, infatti, è comprendere lo sviluppo dei regimi socio-tecnici di sfruttamento e l’articolazione della composizione di classe in relazione al degrado ambientale. Inoltre, essa ambisce a individuare nel rapporto tra produzione e riproduzione la leva storica di una trasformazione radicale.



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