Mercoledì 27 maggio 2026
Sembra un film
 
L'amicizia che ha disegnato una vita

Abbiamo chiesto ad autrici e autori – persone vicine al mondo di cheFare – di raccontarci le tre esperienze culturali che hanno profondamente modificato la loro esistenza. Una rubrica che nasce dal desiderio di esplorare i modi in cui la cultura incide sulla vita delle persone.


Cambiare maestro

Nico Zardo ha la mia stessa età. Abbiamo fatto le elementari insieme, ma ci conosciamo da prima perché mio padre e il suo erano emigrati a Sesto S. Giovanni dallo stesso paese. Dopo la terza, Nico ha cambiato scuola perché i suoi temevano che il maestro con cui saremmo capitati non fosse un bravo insegnante. L’anno dopo l’ho seguito perché anche i miei genitori erano insoddisfatti della mia situazione. Così ci siamo ritrovati in quinta con uno dei tre o quattro insegnanti che più hanno influito sulla mia formazione. La mattina passavo da casa sua e proseguivamo insieme per 1694 passi, che allora mi sembravano molti. Lo stesso al ritorno, così la nostra amicizia si è rinsaldata. La presenza di Nico è stata anche importante in termini di sopravvivenza perché eravamo in territorio “straniero” e la sua cartella era un’ottima arma di difesa dalle bande “nemiche”. Poi mio padre ci ha preso gusto a scegliermi le scuole, così ho dovuto frequentare le medie e le superiori a Milano.


Autostop

Non ho perso di vista Nico che aveva proseguito la sua carriera scolastica a Sesto S. Giovanni e ogni tanto mi chiedeva di dargli una mano su certi disegni (frequentava una scuola per geometri e lavorava già part time per un ingegnere edile). Aveva anche un fratello che sembrava uscito da un film della Nouvelle Vague e che gli serviva da ispirazione. Così a 17 anni abbiamo finito per passare un’estate insieme girando l’Europa in autostop. Operazione non indifferente per quanto riguarda l’autostima.


Guido Scarabottolo (a destra) e Nico Zardo, girando l’Europa in autostop

Guido Scarabottolo (a destra) e Nico Zardo, girando l’Europa in autostop

Emergency

Più o meno nello stesso periodo, Nico mi aveva introdotto (tenendosene ben fuori) nel giro della redazione locale di un giornale cattolico. Scrivere non è mai stato il mio forte, ma sembrava di essere in un film di Billy Wilder. Il gruppo di persone era piuttosto eterogeneo, ma con una buona parte di loro mi sono trovato molto bene e le amicizie nate in quell’occasione sono state fondamentali per la mia formazione civile. Non so se avete mai sentito parlare di teologia della liberazione, Camilo Torres, Helder Camara, preti operai, Don Milani. Tra quei compagni due nomi: Teresa Sarti e Gino Strada. Venti anni dopo avrei partecipato alla fondazione di Emergency.


Architettura

Nico intanto pensava di iscriversi ad Architettura, pur continuando a lavorare, così mi sono lasciato convincere, non che ci volesse molto, e mi sono iscritto anch’io. Era il ’67. Poi è venuto il ’68. Troppo lungo parlare di quel periodo. Anche solo, ad esempio, aver avuto uno sguardo “tecnico”, diciamo così, al maggio francese, alla sua grafica e alla forma della comunicazione politica, oltre che al contenuto, alla fine si è rivelato importante.


Lo studio Arcoquattro

Dopo la laurea, con una tesi in urbanistica, e tre mesi in uno studio urbanistico lavorando al piano regolatore di un paese del bergamasco, siccome non riuscivo a convincermi di essere dio, ho lasciato perdere. Guarda caso Nico, che aveva fondato uno studio con altri architetti o quasi, coetanei di Sesto S. Giovanni, veniva a cena da me una volta al mese (poi avrei scoperto che aveva 30 amici da cui andava a cena una volta al mese) e una sera mi chiese se volevo sostituire un membro dello studio per un breve periodo su un lavoro urgente. Il breve periodo è durato 55 anni (per ora).


Ho attraversato tutte queste fasi praticamente da autodidatta. Le persone (considero persone anche i libri e i disegni, naturalmente) che mi hanno influenzato sono miriadi, ma se penso un pochino a chi devo essere grato davvero, mi viene solo un nome.


Foto e illustrazioni di Guido Scarabottolo

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