La casa è il grande rimosso del nostro tempo. Non perché manchi, ma perché ha smarrito il suo senso originario: essere luogo dell’abitare, del progetto di vita, del radicamento, delle relazioni calde e di prossimità. Nel silenzio del dibattito pubblico, la questione abitativa resta relegata a problema privato, da affrontare in solitudine, a seconda delle proprie reti sociali, o da cui restare esclusi del tutto.
Eppure, la crisi della casa è il sintomo più evidente di una distorsione sistemica, viviamo in un’economia che trasforma ogni bisogno in merce. La casa sta diventando tutto fuorché casa: è investimento, asset economico, contenitore turistico, promessa di rendita.
L’Italia è senza casa, suona come un monito e un lucido grido d’allarme il titolo del nuovo libro di Sarah Gainsforth (L’Italia senza casa, Laterza, 2025)
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