Sabato 08 marzo 2025
Rural Visions
 
Le narrazioni di una ruralità complessa

Questo è il terzo di una serie di contributi che riflettono sui temi delle residenze artistiche, la ruralità e l’abitare nelle aree interne o marginali uniti insieme dal progetto Rural visions. Sono già stati pubblicati sul nostro sito il primo e il secondo episodio.


Rural Visions è il progetto curato da Cantieri d’Arte con l’obiettivo di avviare e sostenere una ricerca sui temi della ruralità, dell’abitare o del vivere nelle aree interne a partire dalla dimensione selvatica della Selva del Lamone, area naturale protetta situata nel comune di Farnese (VT). Il progetto ha previsto la valorizzazione del lavoro di tre giovani artisti under 35, Luca Marcelli Pitzalis, Jacopo Rinaldi e Agnese Spolverini, attraverso un percorso articolato di ricerca, esposizione e promozione a livello nazionale e internazionale. Il focus della ricerca è legato al tema del rapporto con il paesaggio, la natura in un’ottica ecosistemica, l’abitare rurale, l’isolamento e le stratificazioni tra storia, cultura popolare e contraddizioni del presente.


Dopo la residenza nel contesto della Selva del Lamone, a contatto con esperti naturalisti, guide ambientali, residenti e realtà imprenditoriali e associative che lavorano dentro e intorno al territorio, gli artisti hanno avuto l’opportunità di valorizzare ed estendere le ricerche presso i programmi di residenza di tre realtà culturali italiane, collegate al progetto tramite Stare – Associazione Italiana delle residenze d’artista: Jacopo Rinaldi a Guilmi (Abruzzo) con Guilmi Art Project, Agnese Spolverini a Guardia Sanframondi (Campania) con Interferenze/Liminaria e Luca Marcelli Pitzalis a Praiano (Campania) con Marea Art Project. Il progetto si concluderà nel 2025 con un evento di restituzione finale presso la Fondazione Pastificio Cerere a Roma.

Esplorazioni al Porto di Punta Penna. Foto di Martina Macchia

L’attuale moltiplicazione delle residenze d’artista in remote periferie del mondo è un fatto di per sé indicativo della capacità delle stesse di rispondere alla crisi del sistema capitalistico, facendosi agenti di cambiamento. Il fenomeno ha ripercussioni molteplici su ampia scala, ma qui interessa riflettere su come la prospettiva di tali istituzioni, e la ricerca degli artisti che vi transitano, plasmino e rendano conto di temi sempre più rilevanti nell’agenda ecologica globale.


Realtà ossimorica per eccellenza, la residenza d’artista, ha a che fare con una buona dose di mobilità. Quando ci si sposta dai grandi centri alle sperdute località rurali della nostra penisola, la mobilità acquista una dimensione significante ben diversa dai transiti aerei da città a città. La varietà di paesaggio naturale e umano, esperibile tramite il viaggio, rimesta dentro per giorni, rischiando di divenire magma indistinguibile. Il paesaggio acquista tridimensionalità e forma, grazie alle storie delle persone, alla loro capacità di trasformarlo, al modo di costruirsi ripari o protezioni dalle incursioni dei cinghiali, e di trarre vantaggio dalle ore di luce. Ritenere tali diversità e polimorfismi è arduo, ma necessario per raccontarli, pena l’appiattimento dei luoghi a cartoline bellissime, ma mute.


Dopo alcuni anni dall’inizio di attività, nel 2011 Guilmi Art Project (GAP) ingloba nel suo progetto di residenza d’artista una Mercedes del 1983. Color carta da zucchero, è di fatto cangiante: mimetica col cielo plumbeo; splendente e spavalda con le belle giornate di sole. Con la Mercedes GAP va a prelevare l’artista invitato ovunque si trovi, per farlo approdare dopo uno o due giorni di viaggio, nella sua sede accogliente, a Guilmi, paese collinare di quattrocento anime, nell’area della provincia di Chieti che più s’incunea tra Campania e Molise.


La Mercedes entra in questo racconto perché il moto a luogo per arrivare a destinazione è per GAP parte integrante della “bolla residenziale", i cui elementi caratterizzanti - vale a dire: relazione, condivisione, sguardo trasversale, contesto, processo e pure una sana dose di fiction – sono già in essere. La fiction è un dispositivo narrativo essenziale per convergere a Guilmi. L’auto propria è pure indispensabile, ché di mezzi pubblici con tratta completa da e per Vasto, ce n’è solo uno al giorno.


Il 18 dicembre 2024 un viaggio di sole poche ore attende Jacopo Rinaldi, uno degli artisti di Rural Visions, destinato ad espandere la ricerca avviata a Farnese a GAP fino al 15 gennaio 2025. Rinaldi è infatti romano e per coprire il tragitto dal Lazio all’Abruzzo gli basta scavallare l’Appennino e attraversare il parco nazionale della Maiella.


La Mercedes cangiante purtroppo GAP l’ha dismessa, ma la Renault Clio di Martina ne fa arditamente le veci. Martina Macchia, anche lei romana, ma di origini pescaresi, è curatrice e dottoranda all’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Università di Roma Tre e indaga la residualità nell'arte e i rapporti tra mobilità, produzione e territorio, con particolare attenzione alle interferenze con l’altro-dagli-umani. Questa nuova risorsa di GAP è figura meravigliosamente generativa: nutre gli elementi caratterizzanti delle residenze d’artista di cui si diceva prima e media senza peso lo shock culturale dalla capitale alla ruralità più profonda di quei territori dove l’uomo è còlto di frequente nel suo stato naturale, più vicino alla bestia che all’uomo.


Paesaggio, natura, cultura, relazione uomo animale: sono questi i ragionamenti che hanno riguardato Jacopo Rinaldi a GAP, nella ruralità dell’Abruzzo interno.


“È un gioco di sguardi e d’intesa tra l’uomo e l’animale; lei mi ha capito subito, io soltanto dopo, quando ho visto che finalmente aveva preso il largo”. Nel contesto surreale tra il porto industriale, il borgo fatiscente di Punta Penna e il mare aperto a nord del golfo di Vasto, Jacopo Rinaldi sente raccontare nel dialetto locale l’evento mitico del salvataggio di quattro capodogli femmine spiaggiatesi insieme ad altre tre sulla costa della Riserva Naturale di Punta Aderci nel 2014. Chi parla è Nicolino Natarelli, l’armatore che, riportata in acqua la prima femmina, la scorta al largo così che le altre la seguano.


Rinaldi non sa ancora che uso farà di questo incontro e di altri succedutisi nei primi due giorni di residenza con studenti, amministratori locali e biologi, ma intanto si alimenta di immagini che gli scorrono davanti come un film.


Assecondando l’interesse dell’artista per il paesaggio e per la complessità della visione in relazione ai suoi media d’elezione, quali fotografia, video e disegno, le esplorazioni a raggiera partendo da Guilmi continuano nei giorni di residenza successivi.


Per allinearsi alla ricerca che Rinaldi ha avviato a Farnese, GAP favorisce a principio alcuni luoghi energetici: Fonte Paradiso, il Lago Nero, che, come nella Selva del Lamone, appare e scompare, e le Mura Megalitiche di Monte Pallano. Nei giorni a seguire, Rinaldi mette gradualmente a fuoco l’interesse specifico per spazi residuali, una volta antropizzati o di passaggio per l'umano, che mantengono traccia di una relazione avvenuta tra l’uomo e l’animale, come le costruzioni pastorali a secco utilizzate come punti di stazionamento della transumanza. La masseria di Filippo Racciatti è tra questi, ma è un luogo vivo dove galline, asino e maiali circolano liberamente si sollazzano nelle ruralissime verande di reti, mentre i maremmani proteggono da volpi e cinghiali. Fuori e dentro la serra, Filippo sperimenta, lascia cadere semi indistinti nel terreno, così che la natura faccia la sua selezione spontanea. Filippo è l’esempio perfetto di reciprocità interspecie!

Una tappa importante per la contestualizzazione storica del territorio è la visita al Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara, che conserva il diorama dello stazzo di Roccamorice nell’anello di Colle della Civita, parte del complesso agro-pastorale nel Parco della Maiella. Il diorama è di fatto un modellino in scala: per comprendere la dimensione e conformazione spaziale dello stazzo effettivo, decidiamo di andarlo a visitare.


Di sopra, passando alla forma verbale declinata alla prima persona plurale, smetto di riferirmi a Jacopo Rinaldi e a Guilmi Art Project come entità separate e inizio a considerarli un unico sistema che include anche chi scrive. A partire da questo punto infatti, le intenzionalità e le metodologie di ricerca si fondono in un unico sguardo, verso un punto focale dove le parti visualizzano necessità, forma e progetto dell’artista; come sempre accade quando la residenza accompagna con cura il suo ospite.

In studio, Lucia, Jacopo, Martina. Foto di Federico Bacci


Ancora in auto quindi, per un viaggio che agganci i nostri ragionamenti; e ancora altre fruttuose situazioni estranianti.

Alla prima deviazione per la destinazione, ci ritroviamo tra sgargianti tute in Gore-Tex, nel mezzo di una pista da sci. La nostra destinazione è irraggiungibile, ma decidiamo di circumnavigare la pista. Alla deviazione alternativa, la strada è sbarrata. Sappiamo che esiste: lo conosciamo dal diorama e dal vocale WhatsApp di Adriana Gandolfi, ma lo stazzo musealizzato ci viene negato! L’antropologa Adriana Gandolfi è anche l’autrice delle fotografie senza tempo del Museo delle Genti d’Abruzzo, che ci consegnano l’immaginario di un territorio rurale, magico e mitologico, che però nella dimensione esperienziale continua a sfuggirci.

Accade spesso che la ancora vigente consolatoria dimensione dell’Abruzzo pastorale, spesso cantata da D’Annunzio e raramente aggiornata, venga negata da una realtà rurale di fatto poco bucolica e agreste, che ha sostituito le querce secolari con statiche pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Il reale nega cioè la sua rappresentazione, che tuttavia spesso prevale.

La rimozione del dato del reale è presente in molte opere di Jacopo Rinaldi. Nel video Senza Titolo (2023), un drone viene continuamente sbalzato fuori dalla ripresa di un complesso di antenne sull’ex albergo Grand Hotel Campo dei Fiori, suo oggetto d’interesse, a causa delle forze elettromagnetiche emanate dallo stesso sito. In Un film può diventare un pettine frutto di un workshop con un liceo di Busto Arsizio, partendo da un lavoro di rimozione narrato da Il museo dei sogni (Luigi Comencini, 1950), Rinaldi guida gli studenti a ricostruisce in disegno il film e la memoria di un’azienda di Olgiate che fino agli anni Sessanta del Novecento, dismetteva le pellicole, riciclandone la celluloide.


A GAP nuovamente la pratica dell’artista prende avvio da dati reali reinterpretati e risignificati: Rinaldi rielabora la tridimensionalità del diorama in un disegno di grande formato pensato nella sua dimensione spaziale e ambientale. Il segno antropico del pastore innesta una riflessione sul mezzo e sulla visione, dando il via a un lavoro pensato per la Pitech, lo spazio-bottega di GAP, usato nella sua funzione originaria come uno studio fotografico. Immaginandosi fondale da ritratto, il disegno dello stazzo diventa materiale aptico, secondo la concezione di Giuliana Bruno che trasforma la bidimensionalità delle immagini in tridimensionalità tattile e quindi reale (Atlante delle emozioni. In viaggio tra arte, architettura e cinema, Bruno Mondadori Editore, Milano 2007).

Il continuo movimento tra dato reale, sua significazione e ri-significazione, trasforma il magma dei numerosi input offerti dal territorio, in narrazioni uniche, messe a fuoco su un luogo specifico. Così la pratica dell’artista coglie la singolarità dei luoghi e dei paesaggi, scongiurando la cartolina olografica.

Il processo di ri-significazione di Rinaldi per la fase abruzzese di Rural Visions è ancora in atto quando, l’11 gennaio 2025 Jacopo Rinaldi, Martina Macchia, Lucia Giardino e Federico Bacci si confrontano col pubblico del MACTE, Museo d’arte contemporanea di Termoli, diretto da Caterina Riva, sulla veridicità della ruralità e della sua rappresentazione, L’incontro intitolato “Ruralità tra pratiche artistiche e rapporti di vicinanza” è attesissimo e partecipato ed è l’occasione per approfondire il valore delle reti territoriali e delle residenze d’artista come agenti di dialogo e formazione.

 

Foto di Rural Visions di Jacopo Rinaldi per Guilmi Art Project

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