Questo testo è il secondo di un ciclo di contributi che riflettono sui temi delle residenze artistiche, la ruralità e l'abitare nelle aree interne o marginali uniti insieme dal progetto Rural visions: il primo si può leggere qui.
Rural Visions ha previsto la valorizzazione del lavoro di tre giovani artisti under 35, Luca Marcelli Pitzalis, Jacopo Rinaldi e Agnese Spolverini, attraverso un percorso articolato di ricerca, esposizione e promozione a livello nazionale e internazionale. Il focus della ricerca è legato al tema del rapporto con il paesaggio, la natura in un'ottica ecosistemica, l'abitare rurale, l'isolamento e le stratificazioni tra storia, cultura popolare e contraddizioni del presente.
Dopo la residenza nel contesto della Selva del Lamone, a contatto con esperti naturalisti, guide ambientali, residenti e realtà imprenditoriali e associative che lavorano dentro e intorno al territorio, gli artisti hanno avuto l'opportunità di valorizzare ed estendere le ricerche presso i programmi di residenza di tre realtà culturali italiane, collegate al progetto tramite Stare - Associazione Italiana delle residenze d’artista: Jacopo Rinaldi a Guilmi (Abruzzo) con Guilmi Art Project, Agnese Spolverini a Guardia Sanframondi (Campania) con Interferenze/Liminaria e Luca Marcelli Pitzalis a Praiano (Campania) con Marea Art Project. Il progetto si concluderà in primavera con un evento di restituzione finale presso la Fondazione Pastificio Cerere a Roma.
Nato nel 2014 nell’area del Fortore beneventano, sul crinale appenninico ai confini tra Campania, Puglia e Molise, Liminaria ha attraversato i territori marginali come spazi di resistenza e innovazione, intrecciando suono, tecnologie e pratiche artistiche per ripensare le relazioni tra arte e territorio. La collaborazione con ARCI Viterbo e l’esperienza di Rural Visions hanno rappresentato per Liminaria un’opportunità preziosa per intrecciare visioni e metodologie, costruite per lungo tempo e poi condivise, sull’esplorazione dei territori rurali. Questo incontro ha permesso di mettere in dialogo e intersezione molteplici prospettive narrative e pratiche che emergono dall’attenzione ai margini, declinati come spazi di rivelazione e possibilità. In questo senso, il margine stesso si palesa non solo e non più come spazio geografico, ma come dispositivo epistemologico, estetico e poetico.
In questo contesto, si colloca la residenza di Agnese Spolverini a Guardia Sanframondi: un progetto che ha interrogato il significato del margine come spazio critico, performativo e collaborativo, dando vita a esiti che intrecciano estetica, memoria e comunità.
La poetica del margine: tra estetica e narrazione
Il margine, come sottolinea Eugenio Tibaldi, possiede una sua estetica e una sua poetica, fondate su fragilità e parametri divergenti. Questa idea ha ispirato il lavoro di Spolverini, che ha attraversato il contesto di Guardia Sanframondi utilizzando pratiche partecipative e narrative: la sua residenza ha coinvolto un gruppo di giovani abitanti locali in un processo di co-creazione, culminato nella realizzazione della fanzine Questa casa è abitata. Questo oggetto editoriale non è solo il risultato di un laboratorio creativo, ma una narrazione collettiva che raccoglie memorie, esperienze e storie di abbandono e riappropriazione.
L’iconografia della ruralità è composta da numerose immagini ricorrenti. Tra le più popolari negli ultimi anni c’è sicuramente l’immagine del “paese fantasma”: case e palazzi fatiscenti, meglio se assaliti dall’edera, si alternano a cumuli di oggetti abbandonati, incuria, portoni storici in decadenza. In molti casi queste immagini prendono la forma di fotografie scattate da avventori improvvisati, spesso turisti, che si intrufolano all’interno di immobili pericolanti alla ricerca di una rappresentazione plastica dell’abbandono.
Nel corso del tempo, si è discusso molto di quanto questa estetizzazione superficiale alimenti una narrazione fuorviante, riducendo l’identità dei luoghi a scenari fissi, prigionieri di uno stereotipo. La pratica artistica di Agnese Spolverini capovolge questo approccio, attribuendo all’idea di abbandono una dimensione critica e complessa, che non banalizza i luoghi ma ne esplora le stratificazioni di senso attraverso le persone che vi appartengono.
La fanzine restituisce la dimensione intima e sociale del territorio, intrecciando testi e immagini che evocano un dialogo tra passato e presente. Racconti di esplorazioni di case abbandonate, ricordi di luoghi trasformati in rifugi temporanei e visioni di spazi che oscillano tra solitudine e condivisione compongono un mosaico di micro-storie che sfidano l’omogeneità del racconto dominante sulla ruralità. Qui, il margine diventa un luogo dove si sovrappongono fragilità e resistenza, abbandono e possibilità, generando nuove letture del territorio.
ph Speranza De Nicola
L’indagine artistica: suono, spazio e comunità
Parallelamente, Spolverini ha orientato la sua ricerca verso il paesaggio sonoro, inteso come archivio vivente e strumento di conoscenza. Attraverso registrazioni sul campo e l’uso di microfoni a contatto, l’artista ha indagato le dimensioni acustiche del territorio: le vibrazioni nascoste, le risonanze degli spazi abbandonati, le tracce sonore delle comunità che li abitano. Questo approccio acustemologico (Il concetto di acustemologia così come declinato da AM Kanngieser), si riferisce alla combinazione di suono, ascolto e conoscenza, esplorando le modalità attraverso cui l'ascolto critico e sensibile possa essere utilizzato per comprendere e articolare realtà politiche e sociali. Kanngieser utilizza l'acustemologia come strumento di indagine per analizzare le geografie sonore e i paesaggi sonori attraverso un approccio decoloniale e di giustizia sociale. Cfr. Kanngieser A. (2015) Geopolitics and the Anthropocene: Five propositions for sound (Geohumanities 1(1): 80–85) ha permesso di superare la percezione puramente visiva del paesaggio, aprendo uno spazio per una conoscenza immersiva e plurisensoriale.
Il suono, in questo lavoro, diventa un dispositivo critico che mette in discussione le rappresentazioni nostalgiche e idealizzate del mondo rurale, restituendo invece la complessità e le tensioni che attraversano il margine. Come nella fanzine, anche qui si intersecano narrazioni invisibili e frammenti di memoria, intessendo una trama che connette estetica, etica e politica.
Collaborazione e narrazioni condivise
Un aspetto cruciale di questa residenza è stata la dimensione collaborativa, che ha coinvolto direttamente giovani residenti, curatori, attivatori di comunità, abitanti ubiqui, enti locali, università, attività commerciali, associazioni di base, articolazioni territoriali di reti associative, reti informali o tematiche. Tra queste collaborazioni, un ruolo centrale è stato svolto dall’associazione Doxa, che aderisce ad Arci Benevento, nel facilitare il dialogo tra artisti e comunità locale.
La realizzazione della fanzine e l’installazione sonora presentata a Palazzo Marotta, nel centro storico di Guardia Sanframondi, rappresentano due esiti complementari: da un lato, una narrazione collettiva che documenta storie e visioni locali; dall’altro, un’esperienza sensoriale che invita lo spettatore a immergersi nel paesaggio attraverso suono e spazio.
Questa collaborazione non si limita al contesto locale, ma si inserisce in una rete più ampia di pratiche artistiche e culturali, le quali potrebbero rappresentare un nuovo punto di partenza per costruire sinergie tra territori. Un nuovo modo per tentare di uscire dall’atomismo da cui sembrano essere affette, allo stesso tempo, le politiche territoriali e l’arte contemporanea. In dialogo con Liminaria e Rural Visions, la residenza di Spolverini dimostra come le differenze tra territori – dalle distese collinari vitate del Sannio alle Selva del Lamone a Farnese – possano essere una risorsa per generare nuove forme di interazione e co-creazione. Questa rete non si limita a collegare geografie distanti, ma esplora connessioni tra linguaggi, immaginari e comunità, favorendo la co-evoluzione di pratiche artistiche e culturali.
ph Speranza De Nicola
Estetiche del possibile
L’intervento di Agnese Spolverini a Guardia Sanframondi non è solo un esempio di come l’arte possa attivare nuovi sguardi sui territori marginali, ma anche un laboratorio per ripensare il ruolo dell’estetica nel contesto della ruralità contemporanea. Attraverso una pratica che sovrappone ascolto, partecipazione e narrazione, Spolverini ha dato vita a un processo che non solo valorizza il territorio, ma lo ridefinisce come spazio di possibilità.
Questa esperienza invita a riflettere sul margine non come periferia, ma come luogo di sperimentazione e immaginazione, dove estetica e poetica si incontrano per generare nuove chiavi di lettura. Come scrive Tibaldi, il margine può offrire una funzione narrativa capace di destabilizzare le macro-narrazioni e di rivelare storie mai sistematizzate. In questo senso, progetti come Rural Visions dimostrano che il margine non è un limite, ma un punto di partenza per immaginare futuri altri, costruendo reti di significati che trascendono le dicotomie tra centro e periferia.
Rural Visions è il progetto curato da Cantieri d’Arte con l’obiettivo di avviare e sostenere una ricerca sui temi della ruralità, dell'abitare o del vivere nelle aree interne a partire dalla dimensione selvatica della Selva del Lamone, area naturale protetta situata nel comune di Farnese (VT). È un progetto promosso da Arci Viterbo in collaborazione con la Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone, con il Comune di Farnese, con Guilmi Art Project, Liminaria e Marea Art Project di STARE in residenza, Bjcem Aisbl, Fondazione Pastificio Cerere e finanziato dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Avviso Pubblico Lazio Contemporaneo.
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