Giovedì 12 giugno 2025
Occupare?
 
I prossimi mesi al S.a.L.E Docks di Venezia
Scritto da: Bruna Bonanno

Il SALE. Chi lo frequenta lo chiama così, senza punti, senza docks, quasi a palesare la radicalità di uno spazio che tiene tutt’insieme e che, seppure su una banchina, non può essere attraversato solo di passaggio. Quasi a suggerire il valore del prendersi un tempo, determinato, metodico, in festa, il segnale di una presenza inesausta, che si auspica possa moltiplicarsi e sempre ridefinirsi. Quasi ad augurare, appellare, dare nome a un bisogno collettivo di pratiche di sovversione che spesso non si riconoscono tra loro e che forse sarebbe bene tentare di intrecciare (un po’ meglio). 


La prima volta, ho le scarpe e i piedi bagnati dall’acqua alta. È il 16 aprile del 2024. Le grandi navi, la città affollata, l’inaugurazione della biennale arte, la laguna in agitazione, le vie segrete per manifestare. Dentro il grande magazzino, figure, maschere, creature acquatiche sono pronte a salpare per il corteo contro i progetti di scavo sui canali, destinati tutti a favore di crociere e barili di petrolio. Intorno, in un cerchio disordinato tra legni tagliati, odori di un allestimento appena compiuto, voci che sussurrano a corpi ingombranti, al microfono, il racconto di Taring Padi, un collettivo di artisti indonesiani che mesi prima avevo incrociato, per caso o per privilegio, al Globe Aroma di Bruxelles, altro spazio dentro cui farebbe bene occupare sempre un tempo. 


Il pubblico è serio, attento. E intanto un sentimento gioioso di corrispondenza e affinità, quel desiderio acceso dell’incontro, dell’evento, degli eventi, di tutte le curiosità che sanno trasformarsi poi in consapevolezza e conoscenza. Tutto accade e nel frattempo (mi) domando cosa sia questo posto, chi è che lo custodisca, da quanti anni si manifesta, come riesca a esistere, resistere nella forma di uno spazio gratuito, aperto, multiplo, aggrovigliato con il mondo e al tempo stesso contro il mondo ostile, contrario e fortemente militante.


Cosa ci fa questo spazio, nelle sue materialità e prospettive immateriali di attivismo culturale, dentro un tempo che è senza affezione, precario, rendicontato, capitalizzato e soprattutto che guarda solo a se stesso. Cosa ci fa questo spazio dentro un’isola abitata perlopiù in velocità e consumo che straripa di investitori e investiture e investimenti che con l’isola, quella lenta e inconsumata, hanno poco in comune. Cosa significa continuare ad occupare uno spazio e un tempo alimentando un desiderio, mai stanco, di mobilitazione, di ribaltamento e ripensamento di politiche e immaginari. Cominciano così le prime domande, a cui seguono risposte che si contorcono, si aggiungono, nelle settimane, nei mesi successivi, oggi, domani e dopodomani ancora, alla voglia di diffonderle, condividerle, contagiarle, come si diffonde, si condivide, si contagia l’entusiasmo per la rivolta e tutta la sua evoluzione, rivoluzione.


Intanto e innanzitutto, S.a.L.E. Docks è uno spazio indipendente fondato nel 2007 da un gruppo di attivist-, proveniente dal mondo dell’arte, che si organizza collettivamente per occupare uno dei Magazzini del Sale, luoghi di proprietà del comune di Venezia ormai in disuso e destinati un tempo alla raccolta e alla conservazione del sale, prodotto storicamente fondamentale per l’economia veneziana. Costituitosi dentro il tessuto cittadino dei movimenti sociali (di cui fanno parte Comitato No Mose ora Comitato No Grandi Navi, Laboratorio Occupato Morion e Assemblea Sociale per la Casa) e assumendo una postura concentrata sull’ambiguità dell’arte nei processi di gentrificazione, il SALE si posiziona all’interno di una rete, locale e internazionale, di spazi antimilitaristi, militanti sul fronte della critica istituzionale e a favore dell’autodeterminazione di corpi, terre e mari. In particolare, l’occupazione, la ristrutturazione, la permanenza, il presidio e, negli anni, l’organizzazione di iniziative, assemblee, seminari, esibizioni, workshop, manifestazioni… sono diventate e tentano tuttora di proporsi come occasioni di resistenza, alternative materiali al capitale turistico e amministrativo del mondo dell’arte che gradualmente si è snodato e allargato sinuoso lungo e attraverso tutta la città. In quell’area liminale e galleggiante, affacciata sulle fondamenta delle Zattere e chiamata in tempo e per tempo Chilometro dell’Arte, a tracciare l’itinerario delle istituzioni artistiche private, si pone e si attiva, impetuoso e consistente, il SALE. 

Districare e riorientare lo sfruttamento neoliberale della cultura
come dispositivo di cattura del pensiero.

Così da rovesciare tutti quelle dinamiche che rendono inaccessibili, elitari, privatizzati i beni culturali. Così da riappropriarsi degli spazi comuni destinati all’uso e al bello della sua comunità. Così da smascherare la relazione tra le grandi monete investite nell’arte e la precarietà endemica di chi nell’arte ci lavora o, almeno, ci tenta. Così da districare e riorientare lo sfruttamento neoliberale della cultura come dispositivo di cattura del pensiero. In breve, così da sfidare e ridefinire quell’arte romantica, troppe volte impiegata come agente attivo nei processi di gentrificazione, e restituirla pertanto al suo potenziale, a una sua espressione radicale di rivendicazione e libertà politica.


Ecco, dunque, che il SALE prende forma e prosegue, nella sua irrinunciabile resistenza, sensibile e antagonista ai mutamenti oligarchici e genocidari della società contemporanea, alimentando un sentimento di trasformazione e rivolta attraverso l’occupazione, metodica e duratura di spazio e tempo: una postura, una sosta, un’immagine che non smette di riorganizzarsi, rimodularsi, ricelebrarsi attraverso occasioni che tengono insieme arte e attivismo. In continuità con la curatela degli anni precedenti, assumendo e rielaborando una prospettiva orientata dalle lotte operaie, intersecata ai movimenti per i diritti di lavorat- dell’arte e alle lotte per la giustizia sociale e ambientale, il SALE articola così un programma di incontri ed eventi che invitano comunità e cittadinanza alla condivisione, o meglio all’occupazione, di uno spazio e di un tempo per riflettere, abilitare, materializzare collettivamente immaginari possibili, contrari a quelli egemonici, individualizzanti e disgreganti. Di seguito, dunque, alcuni appuntamenti – qui riordinati e aggiornati.

7 Maggio 2025.
Conversazione con Owneh.

All’indomani del 7 ottobre 2023 e del genocidio israeliano a Gaza, i finanziamenti internazionali all’arte palestinese hanno cominciato a veicolare una narrazione coloniale imponendo a chi li riceve una serie di condizioni politiche che presuppongono una generale condanna alla resistenza palestinese. S.a.L.E. Docks organizza così un momento per discutere della scena artistica in Palestina, di filantropia tossica, narrazioni coloniali e autonomia. Un’occasione di confronto e di organizzazione solidale insieme a Nidal Ka'bi, direttore del Palestinian Performing Arts Network (PPAN), Ramallah/Gaza, Iman Hammouri, direttore del Popular Arts Center (PAC), Ramallah, Fadya Salfiti, Khalil Sakakini Cultural Center (KSCC), Ramallah.


23, 24, 25 Maggio 2025.
Workshop ‘Confidence Men: the Doge´s election and the Cabinet of dogs’ a cura di Andreas Siekmann
Alice Creischer.

Attraverso una selezione e un’analisi di diversi dipinti (dal XVI al XVIII secolo) e dopo l’esplorazione dell’archivio di IVESER (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza) e dell’archivio Augusto Finzi presso la Biblioteca comunale di Porto Marghera, il workshop si propone di collegare le opere storiche delle lotte operaie contro la nocività alle attuali lotte contro l’estrattivismo e l’inquinamento della laguna di Venezia, in particolare quello legato all'industria petrolchimica. Il risultato del workshop sarà la produzione di cartoline e poster che offrano una contro-narrazione critica al discorso turistico dominante.  


30, 31 Maggio e 1 Giugno 2025.
Workshop di auto-costruzione a cura di Assemblea Permanente IUAV 

Assemblea Permanente per la Palestina Libera in collaborazione con Criticity, Laboratorio Quattrozero, S.a.L.E. Docks e Officina Marghera nei mesi passati ha avviato un workshop di auto-costruzione per creare uno spazio condiviso di riflessione e immaginazione critica oltre i limiti dell’accademia. Nella prima fase, si è lavorato su una contro-narrazione a partire dallo spazio universitario, con attenzione alla città di Venezia. È nata così l’idea di un’opera collettiva in solidarietà con il popolo palestinese. Nella seconda fase, in corso, si è sviluppata una suddivisione in gruppi finalizzata alla pre-costruzione dell’installazione e l’organizzazione di un festival che si svolgerà nelle date del workshop.


16 Giugno 2025.
Presentazione della rivista Gli Asini. 

In dialogo con Pietro Savastio e Michele Conti, un incontro per discutere sul significato del produrre una rivista autoprodotta, indipendente, cartacea, sul senso del prendersi il tempo, lento, sovversivo e testardo. Si raccontano e leggono ad alta voce gli articoli più recenti in merito a educazione culturale, disobbedienza radicale e critica come pratica di libertà nel tentativo di attraversare una tradizione libertaria e socialista dalla pagina scritta all’attività politica sul campo. S.a.L.E. Docks diventa così presidio e spazio di accoglienza in cui poter leggere, liberamente e gratuitamente, la rivista nelle sue varie edizioni. 


21 Giugno 2025.
Serata Strike Night a cura di
Biennalocene.

In occasione dell'Art Night Venezia, un evento in cui verrà presentato un toolkit dedicato ai lavorat- dell'arte precari, uno strumento per facilitare la loro partecipazione allo sciopero generale della cultura del prossimo settembre. Il toolkit è pensato soprattutto per chi non gode di diritti sindacali e che, in assenza di questi, non ha mai potuto né saputo come scioperare: scopo dell’evento è dunque dimostrare e materialmente sostenere la lotta per i propri diritti, a prescindere da quanto sia riconosciuto o meno il proprio lavoro. 


8-29 Giugno e 13 luglio 2025.
Workshop a cura di Extinction Rebellion Venezia. 

La proposta consiste in tre laboratori di natura artistica e politica con Red Rebels (gruppo performativo attivista internazionale), Nikolay Oleynikov (artista, co-fondatore di Chto Delat e co-curatore di Free Home University) e Maria Scaroni (coreografa, collettivo Lecken e fondatrice del Social Pleasure Center). Una rassegna di incontri che riflettono sul significato, la corrispondenza e l’assonanza tra arti performative e attivismo ambientalista, tra giustizia sociale e pratiche corporee, tra azioni non violente e azioni performative.


18 Settembre 2025. 
Inaugurazione e allestimento di Contested Waters.

Attraverso una serie di eventi che indagano la relazione tra arti performative, isole e politiche delle acque, S.a.L.E. ospita per la seconda volta workshop e pratiche artistiche selezionate dalla curatrice I-Yi Hsieh (Università Nazionale Yangming-Chiaotung di Taiwan). L’esposizione, la cui natura interdisciplinare attraversa i turbamenti e le acque contese in nome della pace, raduna una collettiva di artist- che, circondata da mari torbidi e in guerra, raccontano delle loro acque contese, vite e fantasmi. 


Un programma tutto in divenire, nell’apertura mobile e trasversale verso altri volti, nuovi corpi che possano rimescolare, riordinare le storie passate e future del SALE e farne una lucida, metamorfica, sempre attenta testimonianza. Per continuare, rimodulare, re-imparare, non smettere e finalmente potersi riconoscere in una lotta comune, dentro e al di fuori dell’isola, senza suprematismi o gerarchie. Potersi finalmente riconoscere nel solo desiderio ostinato, ribelle, rigoroso di una trasformazione culturale che in certi spazi può ancora e deve accadere, nonostante questo tempo.

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