Venerdì 16 gennaio 2026
Isonomia e democrazia
 
Dalla prospettiva della Ionia
Scritto da: Kojin Karatani

È possibile che la democrazia abbia una storia molto diversa da come ce l’hanno insegnata? Che i suoi valori fondanti siano ben diversi da quelli che crediamo dovrebbero appartenerle? E se questi valori fossero soltanto una versione edulcorata di un pensiero più antico, che non nasce in Grecia, ma sulle coste ioniche dell’Asia minore? È precisamente questa la realtà a cui Kojin Karatani, in un’opera di sorprendente accuratezza filosofica e ricchezza documentaria, ci mette di fronte.


Pubblichiamo un estratto da Isonomia e le origini della filosofia di Kojin Karatani, edito da Timeo. Ringraziamo la casa editrice per la gentile concessione.




Lo sviluppo della democrazia in Grecia viene solitamente narrato tenendo i riflettori puntati su Atene. Si tratta, a ogni modo, di un errore. Tale processo andrebbe piuttosto osservato dalla prospettiva della Ionia. Per certi versi, tuttavia, questo punto di vista è corretto, nel senso che ciò che chiamiamo democrazia non esisteva in Ionia. Ciò che esisteva in Ionia non era democrazia, ma isonomia. Democrazia e isonomia sono due concetti differenti, seppur spesso considerati sinonimi. L’impiego del termine isonomia da parte di Erodoto, nelle sue Storie, non fa eccezione. Per mia esperienza, l’unica a distinguere tra i due, e ad assegnare a questa differenza la giusta importanza, è Hannah Arendt:


"La libertà come fenomeno politico nasce col sorgere delle città-stato greche. Dai tempi di Erodoto in poi è stata intesa come una forma di organizzazione politica in cui i cittadini convivevano in condizioni di non-governo, senza divisioni tra governanti e governati. Questa concezione di non-governo era espressa dal termine isonomia, la cui principale caratteristica, fra le altre forme di governo quali furono enumerate dagli antichi, era che il concetto di governo (l’«archia», da αρχειν in monarchia e oligarchia o la «crazia», da κρατειν in democrazia) era del tutto assente. La polis era vista come un’isonomia, non una democrazia. La parola «democrazia», che anche allora indicava il governo della maggioranza, il governo dei molti, fu in origine coniata da quelli che avversavano l’isonomia, e che volevano dire: quel che voi chiamate non-governo è solo un’altra forma di governo; è la peggiore forma di governo, il dominio del demos. Di conseguenza, l’eguaglianza, che, seguendo le concezioni di Tocqueville, spesso consideriamo un pericolo per la libertà, in origine si identificava quasi con essa."


Arendt sembra voler intendere che il principio di isonomia fosse diffuso in tutta la Grecia. Tuttavia, accettando la sua posizione, si creerebbero numerose contraddizioni. Come mostrerò in seguito, anche secondo questa logica, le origini dell’isonomia sarebbero da attribuire alla Ionia. L’isonomia (non-governo) non era semplicemente un’idea ma una realtà effettiva nelle città-stato della Ionia. Solo dopo la caduta degli stati ionici per mano dell’impero lidio, nel VI secolo, si diffuse in altre regioni come idea.

Ma perché l’isonomia, o non-governo, prese forma proprio in Ionia? Ciò avvenne perché, tra i migranti ionici, era stato reciso ogni legame preesistente con le tradizioni dei clan e delle tribù; le restrizioni e i privilegi erano stati messi da parte, spianando la strada a nuovo tipo di comunità fondata sull’alleanza (Schwurgemeinschaft). La polis spartana o quella ateniese, al contrario, si formarono come confederazioni di tribù, ancora profondamente intrise delle antiche tradizioni tribali, le quali riemersero nella polis sotto forma di disuguaglianza e antagonismo di classe. Se si fosse tentato di introdurre l’isonomia in questa situazione, ciò sarebbe potuto avvenire solo attraverso la democrazia, ossia il principio del governo della maggioranza.

L’isonomia, o non-governo, prese forma proprio in Ionia perché, tra i migranti ionici, era stato reciso ogni legame preesistente con le tradizioni dei clan e delle tribù; le restrizioni e i privilegi erano stati messi da parte, spianando la strada a nuovo tipo di comunità fondata sull’alleanza

In Ionia la gente era libera dalle relazioni di potere tradizionali. L’isonomia non rappresentava solo un’idea astratta di uguaglianza: per tutta la vita, la gente era economicamente uguale. Sebbene si fosse sviluppata un’economia monetaria, ciò non condusse a disparità di ricchezza. Ne spiegherò le ragioni più avanti, ma, per farla semplice, in Ionia una persona che non possedesse della terra poteva migrare in un’altra città, anziché lavorare la terra di qualcun’altro. Naturalmente, ciò non lasciò alcun margine all’affermarsi di grandi latifondisti. In tal senso, si potrebbe dire che la libertà spianò la strada all’uguaglianza.

Per contro, l’avanzata dell’economia monetaria nelle poleis dell’entroterra greco portò con sé gravi disparità di classe, facendo cadere un gran numero di cittadini in uno stato di servitù debitoria. Per porre freno a tali conseguenze avverse, a Sparta furono aboliti il commercio e l’economia monetaria, rafforzando di molto l’uguaglianza economica, ma a farne le spese fu la libertà. Ad Atene, invece, pur preservando la libertà e l’economia di mercato, si sviluppò un sistema attraverso il quale la maggioranza impoverita impiegava il potere dello stato per forzare la ridistribuzione delle ricchezze della minoranza. Questa è la democrazia ateniese.


Scrive Aristotele: «Il presupposto della costituzione democratica è la libertà [...] Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino». In questo senso, potrebbe sembrare che la democrazia equivalga all’assenza di regole. Tuttavia, le persone non sono uguali in termini di ricchezza. Così Aristotele continua: «Ogni cittadino deve avere parti uguali. Di conseguenza succede che nelle democrazie i poveri siano più potenti dei ricchi perché sono di più e [la decisione della maggioranza] è sovrana». In altre parole, la democrazia rappresenta il governo della maggioranza. L’uguaglianza, in tal caso, è conseguita attraverso la limitazione delle libertà della minoranza aristocratica. Non si può sostenere, pertanto, che la democrazia ateniese, a differenza della moderna democrazia rappresentativa, sia riuscita a risolvere il conflitto tra libertà e uguaglianza. Al contrario, tutti i problemi della democrazia moderna sono qui esposti in piena luce.

La democrazia moderna è un insieme di liberalismo e democrazia, ovvero democrazia liberale, e tenta pertanto di unire due elementi conflittuali: libertà e uguaglianza. Se si punta alla libertà, ecco che emergono le disuguaglianze. Se si punta all’uguaglianza, si compromette la libertà. La democrazia liberale non è in grado di trascendere questo dilemma. Può solo limitarsi a oscillare come un pendolo tra i due poli del libertarismo (o neoliberalismo) e della socialdemocrazia (lo stato sociale).

In Ionia la gente era libera dalle relazioni di potere tradizionali. L’isonomia non rappresentava solo un’idea astratta di uguaglianza: per tutta la vita, la gente era economicamente uguale

È opinione diffusa che attraverso la democrazia liberale l’umanità abbia raggiunto la propria forma definitiva, senza che vi sia null’altro da fare che tentare di ottenere modesti progressi all’interno dei suoi limiti. Inutile dire che le cose non stanno così. Esistono ancora dei modi per trascendere la democrazia liberale, ed è possibile trovare una chiave per riuscirci nell’antica Grecia, sebbene non si stia in alcun modo parlando di Atene. Prendere come modello la democrazia ateniese non consentirà mai di risolvere i problemi della democrazia moderna. Anzi, sarebbe più importante riconoscere nel modello ateniese l’archetipo di questi problemi.

Fu Carl Schmitt a osservare che la democrazia moderna rappresenta un composto di liberalismo e democrazia, due termini in contraddizione tra loro. Oggigiorno, la democrazia è intesa come sinonimo di democrazia parlamentare; tuttavia, è possibile anche in assenza di un sistema parlamentare. Per Schmitt, il sistema parlamentare non è intrinsecamente legato alla democrazia, quanto piuttosto al liberalismo. «La democrazia richiede, innanzitutto, omogeneità e, in secondo luogo – se ne sorge il bisogno – l’eliminazione o eradicazione dell’eterogeneità». Di conseguenza, «Il bolscevismo e il fascismo, come tutte le altre forme totalitarie, sono anti-liberali, sebbene non ne derivi in modo automatico che siano anche anti-democratici».


Nei termini dell’antica Grecia, Sparta era una sorta di stato socialista, mentre Atene una democrazia liberale. All’inverso di Sparta, nella quale la libertà individuale veniva sacrificata in nome dell’uguaglianza economica, Atene riconosceva un’economia di mercato e libertà di parola, ma al contempo doveva sopportare disuguaglianze e divisioni di classe. La democrazia ateniese era un sistema ideato per ripristinare l’uguaglianza nel popolo attraverso la ridistribuzione della ricchezza. Tale democrazia si fondava però sull’omogeneità dei propri membri, escludendo l’eterogeneità. Questi aspetti si rafforzarono nell’età di Pericle, considerata l’età dell’oro del sistema ateniese.

La democrazia ateniese fu realizzata non solo con lo sfruttamento degli schiavi e dei residenti stranieri, ma attraverso il soggiogamento delle altre poleis. Pericle, per esempio, usò la lega di Delo per dirottare i fondi confiscati ad altre poleis per alleviare le disparità economiche tra i cittadini ateniesi, i quali cominciarono a percepire salari giornalieri ogni volta che partecipavano all’assemblea. Sarebbe a dire che la democrazia diretta, ad Atene, fu resa possibile dall’espansionismo imperialista. La democrazia diretta causò la nascita dei demagoghi, che infiammavano il popolo. Da questo punto di vista, benché si possano cogliere nella democrazia ateniese le stesse contraddizioni che vessano la democrazia contemporanea, cercarvi anche la chiave per risolvere queste stesse contraddizioni sarebbe del tutto sbagliato.

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