Lunedì 26 gennaio 2026
Immaginare è un atto politico
 
Genova, Torino e Bologna disegnano le alleanze del futuro
Scritto da: Alice Previtali

C’è un momento preciso, tra la semina e il raccolto, in cui tutto ciò che esiste è l’attesa. Ma non è un’attesa passiva: è il tempo della cura, della fiducia e della visione. È da questa metafora agricola, evocata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari tra le mura storiche di Palazzo Ducale, che si può iniziare a raccontare la giornata “Designing Together: What new alliances shape the world?”. Un evento che, oltre a un workshop, è stato un vero e proprio esperimento di connessione profonda tra tre città, Genova, Torino e Bologna, unite dalla volontà di ridefinire il concetto di alleanza civica e culturale.


Tre città, un solo destino mediterraneo ed europeo

Perché proprio queste tre città? La scelta non è casuale. Genova, Torino e Bologna stanno affrontando percorsi simili, sfide speculari che spaziano dalla rigenerazione urbana alla gestione della cultura indipendente. Tutte e tre sono state, sono o aspirano a essere capitali della cultura, ma soprattutto condividono un legame storico e industriale profondo. In particolare, l'asse Genova-Torino, storicamente solido, ha trovato in questo incontro una nuova linfa per capitalizzare relazioni già esistenti, trasformandole in alleanze operative che superano la classica dicotomia tra pubblico e privato.

L'obiettivo era ambizioso: favorire connessioni orizzontali tra policy maker e attori della cultura indipendente, portando le pubbliche amministrazioni non solo a dialogare, ma a entrare attivamente dentro RESET!, la rete europea che promuove l’indipendenza culturale e che si sta aprendo ad accogliere non solo organizzazioni ma anche Pubbliche Amministrazioni delle città.


Il metodo: la cura dell’ingaggio uno a uno

La riuscita di una giornata così complessa è dipesa in gran parte da un metodo di ingaggio meticoloso. Non sono bastati inviti generici via mail. Per due mesi, le tre organizzazioni promotrici - Forevergreen (Genova), Flumi AC (Torino) e Parsec (Bologna) - hanno dialogato singolarmente con ognuno dei membri e dei policy maker invitati raccogliendo bisogni ed aspirazioni delle singole entità.

Uno dei problemi della politica odierna è la crisi dell’immaginazione. Se non puoi immaginare un futuro diverso, non puoi costruirlo

Questo approccio "one-to-one" ha permesso di costruire un terreno di conoscenza reciproca già prima dell’evento. Non si è trattato di invitare ruoli istituzionali, ma persone. La classificazione attenta dei partecipanti ha servito a creare un legame tra i singoli, rendendo l'incontro a Palazzo Ducale il coronamento di un processo di avvicinamento durato settimane. Il risultato? Un tasso di adesione molto alto: il 90% degli invitati ha risposto alla chiamata in un periodo dell'anno intenso per il settore.

 

Il flusso della giornata

Lo spazio della Sala del Maggior Consiglio è stato allestito seguendo quattro fasi distinte, che rispecchiavano il flusso metodologico del processo:

Ispirarsi (many to one): la mattinata si è aperta con i saluti istituzionali di Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale, e l'intervento dell'Assessore alla Cultura al Comune di Genova Giacomo Montanari. Il messaggio è stato chiaro: cultura è "arare il campo", un lavoro di lungo respiro che richiede pazienza e una Pubblica Amministrazione capace di farsi rete. Successivamente, la rotta è stata tracciata dal keynote speech di Bertram Niessen, Presidente e Direttore Scientifico di cheFare. Il suo intervento si è concentrato sulla rimessa in discussione del concetto di comunità con le sue possibilità e i suoi rischi, ricordando a tutti la necessità di gestire e governare la complessità dei termini che ci accompagnano.


Relazionarsi (one to one): dalla prima cornice teorica si è passati subito alla pratica con la prima sessione dei tavoli, dedicata ai relational spaces. In questa fase, il focus è stato il "capitale umano": costruire una base di fiducia e conoscenza reciproca, elemento essenziale per far sì che le persone dietro i ruoli iniziassero a parlarsi davvero. Per rompere il ghiaccio e abbattere le gerarchie, i partecipanti sono stati messi di fronte e si sono confrontati per iniziare a conoscersi. Trenta minuti di dialogo serrato su soluzioni trovate in passato, governance condivise e gestione delle risorse. Mettere in comune le vulnerabilità e i successi ha trasformato il networking in vero e proprio spazio relazionale.

Lavorare insieme (the game): il pomeriggio è stato ancora più sfidante. Sotto la guida esperta di Claudia Zampella, PhD Candidate nel network CoDesign for Transitions presso RMIT Europe ed Elisava, Barcelona School of Design and Engineering (UVic-UCC) e facilitatrice, i partecipanti si sono immersi nel "Policy Worldbuilding", in una sessione co-facilitata con Ludovica Michelin, Presidente Flumi AC. Utilizzando le lenti del design speculativo, i tavoli sono diventati veri e propri laboratori di sperimentazione. Non si trattava più di correggere il presente, ma di immaginare e mettere alla prova scenari futuri di governance: un esercizio di fabbricazione di mondi possibili in cui sperimentare traiettorie alternative, facendo emergere anche tensioni e conflitti generati da interessi divergenti e risorse limitate. Un esercizio di visione collettiva che ha trovato il suo culmine nel  momento dell'arena in cui le idee generate da ogni tavolo su obiettivi a uno e tre anni di politiche pubbliche sui beni comuni sono state condivise e trasformate in spunti per il futuro anche grazie ad una sapiente visualizzazione della visual facilitator Alessandra Zaffiro.


L’ultima fase: in ultima istanza la serata è scivolata nel momento del networking drink, con le selezioni afrohouse e R&B di DJ Mabel.


BOGETO: la città inesistente e il potere della gamification

La seconda parte della giornata si è aperta con un workshop: un laboratorio di sperimentazione e immaginazione collettiva dedicato a nuove forme di co-governance collaborativa per le politiche sugli spazi culturali, in una prospettiva di transizione eco-sociale. Il laboratorio invitava i partecipanti – organizzati in gruppi che incarnano diverse visioni del futuro e settori – a muoversi attraverso una serie di scenari temporali guidati da un team di facilitatori.

Uno dei problemi della politica odierna è la crisi dell’immaginazione. Se non puoi immaginare un futuro diverso, non puoi costruirlo. Per superare questo limite, è stata inventata una città inesistente, un’astrazione che riassumeva le caratteristiche di BOlogna, GEnova e TOrino (BOGETO), ambientata nel 2032, verso la fine del quadro finanziario della Commissione Europea. Questa operazione di speculative design ha permesso di trasformare il tavolo di lavoro in uno spazio di gioco dove i conflitti erano generativi e la ricerca di soluzioni inedita. I partecipanti, dai funzionari pubblici agli operatori culturali, sono stati proiettati in scenari futuri, incoraggiati a negoziare alleanze con gli altri gruppi per una transizione eco-sociale il più possibile giusta. Non si parlava più solo di "cultural policies", ma di come la cultura possa veicolare i valori della transizione ecologica. Questo scarto rispetto ai soliti workshop è stato l'elemento più apprezzato: le persone si sono messe in gioco davvero, sentendosi protagoniste di un processo di ricerca e negoziazione collettiva.

 

Oltre la giornata: gli outcome di un processo vivo

I numeri parlano di oltre 60 professionisti coinvolti, tra cui una forte rappresentanza di policy makers. Ma il vero valore risiede in ciò che è rimasto dopo lo spegnimento delle luci a Palazzo Ducale.

Genova e Torino stanno avviando passi concreti per l’ingresso nel network RESET! dopo le Amministrazioni comunali di Bruxelles e Lione, individuando già le figure operative che seguiranno il percorso. Si è creato un dialogo bidirezionale tra lo scenario europeo (NEB - New European Bauhaus) e le istanze locali, dimostrando che una rete sovranazionale può e deve atterrare concretamente sui territori.

L'esperimento ha dimostrato che quando si creano "spazi relazionali" - fisici, digitali e umani - le barriere cadono. I quattro gruppi di lavoro hanno esplorato diverse concezioni di spazio, contribuendo attivamente a un processo che non si esaurisce con un report, ma che diventa un format replicabile.

In conclusione, "Designing Together" ci ha lasciato che immaginare insieme è un atto politico e potente. Fare cose insieme è l'unico modo per trasformare quell'immaginazione in realtà. Genova, Torino e Bologna hanno dimostrato che le alleanze che cambieranno il mondo non nascono da protocolli d'intesa formali, ma dalla capacità di sperimentare, giocare e, soprattutto, seminare fiducia in un terreno comune.

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