In una densa riflessione intitolata ‘Che cos’è il sud? Saggio su una terra inappropriabile’, Leonardo Mastromauro ragiona su una definizione di sud a partire da un essenziale movimento di inappropriabilità ravvisabile, e a suo dire unicamente possibile, nell’intersezione dei concetti di paesaggio, indigeno e dialetto. Riallacciando e slacciando le fila di discorsi che abitano oltreoceano e sospendono le strategie di appropriazione (tutte europee) entro cui si è sussunto il modo di concettualizzare e rappresentare il mondo, Leonardo chiama sud quell’intensità «che attraversa le relazioni socio-spaziali e che, nell’atto stesso di destituire l’operare della macchina geopolitica, apre la vita alla dimensione dell’inappropriabile».
L’inappropriabilità, diventa così la categoria concettuale, immaginale per dire e fare sud. Contro ogni forma di governabilità e sovranità, di controllo e amministrazione, contro il potere di acquisto, di possesso, di assoggettamento dentro bandiere nazionali e confini armati. Sud, dunque, come liberazione dal concetto stesso di proprietà che, con un salto, o meglio un tuffo, si ribalta e diventa un movimento ondoso, inafferrabile, posizionato al di fuori delle terre e, fieramente, estraneo alla legge del territorium, di quel terrere che altro non è che l’esercizio del terrore che limita e legittima, ovvero terrorizza, ogni geografia e abitare. In opposizione a un farsi dominante di sopraffazione e dominio terra-centrici e terrestri, ecco che con un andamento trasversale e mobile, con piedi e testa immersi e sommersi in acque mediterranee, più e meno salate, si compone, scompone e ricompone, senza misure, Salmastra.
Associazione interdisciplinare con sede a Catania, nel porticciolo di San Giovanni Li Cuti – primo accesso libero e ancora gratuito al mare della città – Salmastra prende forma e orientamento nel 2022 attraverso e a partire da quelle intimità rivoluzionarie che soltanto certe amicizie sanno rendere pubbliche, e dunque politiche, nel loro mutare continuamente e collettivamente senso e direzione. Tutte, tutti di origini catanesi, per un momento o forse più – come consuetudine di chi nasce e cresce sulle isole – emigrate, emigrati, per motivi di studio e per motivi di lavoro, verso i continenti e le terre del nord, e poi richiamate, riattaccati, rismistate al sud, al mare, in un continuo andirivieni che tiene insieme spostamenti e paesaggi obliqui. Una postura salmastra, fatta di acqua dolce e acqua salata insieme, che parte dal sud e al sud fa ritorno, sperimentando forme di aggregazione alternative, pratiche di cittadinanza attiva e opportunità di socialità possibili e plurali per un incontro e uno sguardo consapevoli e sostenibili su e con il mare, le sue tradizioni e comunità che sono umane, e non, e più.
In particolare, in dialogo e prossimità con l’Associazione Pesca&Mare, fondata nel 2005 dalla comunità dei pescatori del porticciolo, e altre realtà locali, Salmastra tenta e ridiscute relazioni possibili tra umano e ambiente d’acqua attraverso escursioni, residenze d’artista, performance, laboratori, assemblee pubbliche, conversazioni in mare e in terra – che annodano insieme pratiche e saperi, antichi e recenti, spesso invisibilizzati o nel tempo in dissolvenza. Trae così origine e iniziativa il desiderio di dar spazio e luce a discorsi, cartografie, ragionamenti, presenze, domande spesso poco frequentati e mal posti. Volontà comune e condivisa che si trasforma e da due anni prende il nome di mycto.forme – dai myctophiformes, una famiglia di pesci di mare, i cosiddetti pesci lanterna, la cui luminescenza diviene metafora e strumento per illuminare quello che non si può dire, quello non si può fare e che, invece, sarebbe il caso di accendere. Soprattutto a sud. Sorge così una rassegna interdisciplinare, intermediale, intergenerazionale che mette alla prova, gioca, improvvisa forme di narrazione mobili e mosse tra e inter linguaggi eterogenei a monito e suggello delle stratificazione e complessità, ovvero dell’inappropriabilità, dell’ecosistema acquatico e dei suoi abitanti.
Nella sua prima edizione, estesa in tre giornate per tre settimane di un’estate strabordante di pietra lavica e fiamme, sabbie nere sui marciapiedi e incendi per le strade, mycto.forme si palesa pieno d’acqua dentro esposizioni d’artista, banchetti di libri, conversazioni tra pescatori, curatori, scienziats, artists, proiezioni audiovisive e concerti di musica dal vivo: mescolanze e intersezioni di corpi, tra nord e sud, che assecondano tre movimenti dedicati all’abitare in mare, alle pratiche artistiche sulle isole e alle (contro)narrazioni di e su la Sicilia. Con capovolgimento e spirito di storia e rivoluzione, o forse soltanto con l’intento di reinventare e celebrare il tempo privilegiato di alcune terre e mari del mondo in cui è ancora – non si sa per quanto – possibile incontrarsi e immaginare collettivamente, con gioia, in mezzo al mare, ecco che mycto.forme, nella sua seconda edizione, si posiziona all’ombra del Jolly Roger.
Simbolo transnazionale dell’equipaggio pirata, il Jolly Roger – dal francese jolie rouge, bandiera rossa o dall’inglese old roger, vecchio diavolo – diviene occasione e immaginario per sperimentare condizioni di possibilità e prospettive di ecologie radicali. Sotto e fuori dall’acqua salata, tre giornate accorpate nella seconda metà di una sola settimana, propongono momenti di convivialità e convivenza per immergersi in pratiche di attivismo e militanza che partono dal mare e per mare si muovono. Dentro il porticciolo, sulle barche, tra gli scogli e i cuti, lungo le vie della costa, la rassegna invita così la città e chi la attraversa a prendersi un tempo, lento, dilatato, lucido e testardo, per riflettere, inventare, ballare intorno a forme di resistenza e contro-culture che sanno, possono esistere soltanto a sud, tra le sue isole. All’ombra di una bandiera che non mette al bando, che non funziona né come limite né come imposizione e che, invece, ricuce e tiene insieme pezzi, storie, visioni, il programma si delinea senza mai del tutto definirsi, mai del tutto esaurirsi nei margini di un’organizzazione chiusa e compromessa: un esperimento anarchico di condivisioni all’ultimo minuto, senza minuto.
Può accadere, di nuovo e diversamente, un equipaggio pirata? Si può dire e fare a sud?
72 ore per riabilitare un immaginario extra-territoriale, transnazionale, multilingue con cui gioire di mondi vicini e lontani e così rivendicare un frattempo in cui riconoscersi, nei desideri e nelle prospettive libertarie, liberate – quindi libere? Di seguito, il canovaccio, le linee, i movimenti dell’edizione di quest’anno, nella certezza esclusiva delle sole date, senza orari. Oppure con gli orari, sui canali social di Salmastra, pur sapendo che non saranno mai rispettati.
9 luglio, all’ombra del jolly roger
al mattino, gare di tuffi a mare, pranzo collettivo e altri tuffi senza gare
al tramonto, la parata all'ombra del Jolly Roger a cura di Lydia Giordano e SuNAMU AFRO
e l’alza-abbassa bandiera ovvero l’inaugurazione di mycto.forme presso l’Associazione Pesca&Mare
e la presentazione della mappatura della costa catanese a cura di Fermento Urbano
infine il Convivio Acquatico a cura di Tocia! Cucina e comunità, in cucina con Ginevra Dolcemare e Uccalamma.
10 luglio, sotto e fuori dall’acqua
al mattino, escursione in barca a cura di Associazione Pesca&Mare, con cofFISH, la colazione di Tocia! Cucina e comunità insieme al racconto scientifico di Maria Cristina Mangano
in mezzo il banchetto di libri di Mesogea e di Eleuthera a cura di Legatoria Prampolini e conseguenti letture ad alta voce, a mollo – improvvisate per tutta la giornata
al tramonto, l’inaugurazione delle esposizioni d’artists: Inner Sea, mostra fotografica a cura di Sergio Attanasio, People do Water, installazione a cura di Benedetta Panisson, Blu, video a cura di Livia Bartolucci e Prem S. Tosi
e la loro performance immersiva via terra e la conversazione su quali pratiche di resistenza sotto e fuori dall’acqua? moderata da Emilio Massimo Caja, in dialogo con Antonio Castorina e Francesca Bonaccorso del Centro Studi Acitrezza, Gaetano D'Imprima dell'Associazione Pesca&Mare, Roberta da Soller del Sale Docks di Venezia, Elena Grimaldi del Movimento No Ponte, Michele Rallo e Mara Guadagni per Associazione Culturale Borgo Marinaro di Punta Longa.
e la cena tra i cuti a cura di Tocia! Cucina e comunità, una cucina vegetale dal mare di Ginevra Dolcemare in collaborazione con Uccalamma
infine le proiezioni audiovisive A Fridda (29') di Fulvia Bernacca, Amb les fulles oposades (8') di Laura Palau, A pesca (9') di Associazione Pesca&Mare, Abyss (55') di Igor D'India
11 luglio, in mezzo al mare
al mattino, escursione in barca a cura di Associazione Pesca&Mare, con cofFISH, la colazione di Tocia! Cucina e comunità insieme al racconto scientifico di Francesco Tiralongo
in mezzo il banchetto di libri di Mesogea e di Eleuthera a cura di Legatoria Prampolini e conseguenti letture ad alta voce, a mollo – improvvisate per tutta la giornata
al tramonto, l’inaugurazione delle esposizioni d’artists: Inner Sea, mostra fotografica a cura di Sergio Attanasio, People do Water, installazione a cura di Benedetta Panisson, Blu, video a cura di Livia Bartolucci e Prem S. Tosi
e la performance sonora via mare a cura di Mac Tire
e la conversazione su contro-culture in mezzo al mare: è un’isola o una barca? moderata Cinzia Settembrini; in dialogo: Fulvia Bernacca, Ela Raciti per Avaja, Giulia per Marosi Stromboli, Elettra Bottazzi per Amenei, Cristina Alga di Mare Memoria Viva, Livia Bartolucci e Prem S. Tosi per Infinity Expedition, Mauro Maugeri per ABADIR
e la cena tra i cuti a cura di Uccalamma, una cucina sostenibile dal mare in collaborazione con Ginevra Dolcemare
e le proiezioni audiovisive: in collaborazione con ABADIR – Accademia di Design e Comunicazione Visiva, Cefalù Nascosta - quello che i più non vedono (4') di Lucia Buscemi, Aurora Piazza, Alessia Prestigiacomo, La bellezza Infestata (4') di Giulia Fato, Mario Paolino, Gaia Patti, Acitrezza - quello che resta (5') di Clarissa Raimondo, Julia Glinka, Samuele Federico e in collaborazione con Filmoteca Regionale Siciliana: Rivoluzione in onda (69') di Alberto Castiglione
infine il concerto di musica dal vivo, ovvero una jam session di artists locali
Foto di Yon Montoto su Unsplash