In questa rubrica raccontiamo Game Ground, il festival nato a Bolzano nel 2021 per esplorare il videogioco come spazio culturale, creativo e sociale aperto a tutti: gamer esperti, neofiti, artisti, sviluppatori, educatori, curiosi. Gli articoli indagano il linguaggio e la pratica del videogioco, il suo impatto sulla società, il ruolo delle amministrazioni e delle associazioni nel costruire attraverso il gioco occasioni di incontro e sperimentazione.
Ogni videogiocatore ha almeno una città virtuale che gli è rimasta nel cuore. Luoghi che non esistono ma che molti gamer conoscono e ci sono affezionati come se ci avessero vissuto, dato il tempo che hanno passato al loro interno e la curiosità con cui ne hanno esplorato tutti gli anfratti. I sobborghi e le strade trafficate di Los Santos in GTA V, i palazzi imponenti di Midgar in Final Fantasy VII, l'inquietante Yharnam di Bloodborne, la retro-futuristica Rapture di BioShock, la medievaleggiante Whiterun di Skyrim, la distopica City 17 di Half life 2... l'elenco potrebbe essere lunghissimo.
Ma anche nella realtà ci sono città che possono diventare particolarmente care per i videogiocatori come scenari in cui manifestare la propria passione. Succede nei centri che ospitano festival o fiere dedicate al gaming.
Il rapporto tra la città e il festival è sempre bidirezionale. Da un lato la location contribuisce in maniera decisiva a plasmare l'identità dell'evento, soprattutto in quei casi in cui questo non è confinato nei padiglioni fieristici, ma tocca i centri cittadini. Dall'altro, il festival dona qualcosa alla città, permettendo di viverla in maniera diversa e facendo affluire per qualche giorno persone ed energie nuove. In questo senso il caso più eclatante è Lucca Comics & Games, che se è diventata la più importante manifestazione del suo genere a livello europeo è sicuramente anche grazie al fascino del borgo medievale invaso, per qualche giorno all'anno, da folle di appassionati e cosplayer. D'altra parte la fiera è strettamente legata al modo con cui molti conoscono e percepiscono la città.
In questo articolo abbiamo preso tre casi di festival italiani dedicati (esclusivamente o parzialmente) al videogioco, tutte e tre esperienze nate da relativamente poco e sparse in zone diverse del Paese, e abbiamo parlato con i loro organizzatori per indagare il rapporto che hanno intessuto con la città e il territorio che li ospita.
Il rapporto di Game Ground con il territorio va oltre la città di Bolzano e ai giorni dell'anno in cui si tiene il festival. La piattaforma che organizza la manifestazione, infatti, è attiva tutto l'anno e tocca l'intera Regione con eventi come il torneo di Mario Kart che, prima della fase finale nei giorni del festival, si dipana in 12 tappe sparse in tutto l'Alto Adige e nel Trentino. Nei giorni del festival vero e proprio, poi, l'evento coinvolge tutta Bolzano: Castel Mareccio è l'epicentro di Game Ground, ma non mancano gli eventi che interessano altri luoghi disparati della città, come il centro commerciale Twenty, il Circolo Cittadino, il Museo di Scienze Naturali, il multisala Cineplexx.
Ma Bolzano quanto influenza l'identità di Game Ground? «La influenza tanto perché è stato difficile costruirla», ci dice Aaron Damian, fondatore del festival e direttore dell’associazione che lo organizza, BeYoung. «Bolzano è percepita come una città difficile da raggiungere e questo è stato il primo ostacolo che abbiamo dovuto affrontare: portare persone da fuori. Perché Bolzano ha un bacino di utenza che è molto inferiore rispetto al resto d'Italia. Non solo perché è una città piccola, ma anche per il fatto che siamo divisi in tre gruppi linguistici. Questo vuol dire che se proponi un evento pensato per un pubblico nazionale vai per forza a rivolgerti a solo metà della popolazione, nonostante abbiamo sempre avuto anche attività, come quelle più strettamente legate al gioco, che hanno portato persone di ogni identità linguistica».
L'organizzazione del festival, dunque, ha sempre lavorato per creare un appeal che potesse richiamare pubblico anche da lontano: «È stato importante trovare una identità che fosse percepita da fuori come qualcosa di unico. E l'identità che si è creata è quella di un festival che viene identificato solo con il videogioco e molto interessata alle professioni legate al settore e alla cultura del gaming. Questo lo sanno i relatori e gli ospiti, che spesso vengono anche per trovare altri colleghi, ma lo percepisce anche il pubblico».
Il rapporto tra la città e il festival è sempre bidirezionale. Da un lato la location contribuisce in maniera decisiva a plasmare l'identità dell'evento, soprattutto in quei casi in cui tocca i centri cittadini. Dall'altro, il festival dona qualcosa alla città, permettendo di viverla in maniera diversa
Ma la personalità di Game Ground è anche frutto del dialogo con le istituzioni locali: Provincia e Comune che hanno dato spunti differenti. «Fin dal primo anno il festival è stato costruito insieme all'Ufficio Politiche giovanili della Provincia e quindi c'è sempre stato un confronto su come svilupparlo», spiega Aaron. «Loro ci hanno sempre dato massima libertà fin dall'inizio. Hanno capito subito che per far funzionare il festival era importante avere un parte importante dedicata alla cultura e all'arte e al professionismo, ma doveva essere presente anche una parte pop. Il Comune, invece, ci ha tenuto molto alla componente sociale, cioè all'aspetto della socializzazione, dello stare insieme e vivere il videogioco in maniera positiva. E poi c'è anche l'Azienda di Soggiorno e Turismo che ci ha aiutati tantissimo per ospitare tutti gli ospiti, che sono tantissimi. Pure loro fin dal primo anno si sono interessati, anche perché il Game Ground attira un turismo diverso, mediamente più giovane, rispetto a quello che di solito viene a Bolzano».
Ma oltre al richiamo per chi arriva da fuori, resta molto importante anche il feedback che arriva dalla popolazione locale: «Bolzano è una città in cui c'è una grande perdita di giovani: finite le superiori molti vanno fuori a studiare. E ci vanno non solo perché altrove ci sono più opportunità a livello universitario, ma anche perché Bolzano e il territorio è spesso percepito da loro come noioso. Un obiettivo che abbiamo avuto fin dall'inizio era quello di fare un festival per cui i bolzanini che uscivano da Bolzano avessero voglia di tornare. E il feedback che abbiamo ricevuto dopo la prima edizione è stato positivo in quel senso. Tantissimi ragazzi in età di università ci dicevano: "finalmente una cosa bella per cui ho voglia di tornare a Bolzano in quei giorni". Questi feedback hanno continuato a crescere e il fatto che noi siamo attivi tutto l'anno ha creato una community di persone che aspettano il festival e che ci aiutano. Perché noi non siamo una agenzia che fa eventi, siamo un'associazione giovanile e quindi il nostro scopo è anche coinvolgere i giovani nella realizzazione delle attività».
Un altro caso interessante è il Termoli Comics & games. Nato nel 2023 e con già tre edizioni alle spalle, il festival – dedicato a videogiochi, fumetti e cultura pop – si svolge nel mese di giugno e coinvolge l'intero centro cittadino della città molisana. A portare il festival in un territorio fino ad allora privo di eventi simili è stato l'impegno di Quei Due sul Server (o Qdss), ovvero Nicola Palmieri e Mario Palladino (sul web noti anche come Redez e Synergo), un duo di content creator di Termoli attivi su YouTube da più di dieci anni. La fama della coppia di youtuber è stata un propulsore del successo della fiera (che nell'ultima edizione, lo scorso giugno, ha toccato la quota di 90mila presenze) e ha aiutato a richiamare anche gli sponsor che le permettono di essere gratuita.
Essere organizzato direttamente da dei content creator è uno degli elementi più evidenti dell'identità del festival, come ci spiega lo stesso Nicola Palmieri: «Noi siamo la prima fiera che ha come sottotitolo un canale YouTube. Perché il nome completo è “Termoli Comics & Games by Qdss”. Insomma, ci esponiamo in prima persona. Quel “by Qdss” non serve a dire solo "ci sono Nicola e Mario", ma anche che si tratta di una fiera organizzata da due persone che ci hanno messo la faccia, lo sforzo organizzativo, il team, i soldi».
Ma l'idea del festival nasce anche dal rapporto con il territorio dove i due youtuber sono nati e tuttora vivono e lavorano: «Io e Mario abbiamo frequentato molte fiere», racconta Nicola. «Ci siamo detti: “qui non si è fatto mai. La città è bella, c'è tanto spazio da poter utilizzare, perché non ci proviamo e vediamo come va?” Ma prima di cominciare a organizzare erano già tre anni che studiavo il territorio per capire come muoverci. Termoli era perfetta per una fiera di questo tipo: è vicina a tre aeroporti: Pescara, Foggia e Bari; la stazione ferroviaria è nel cuore della città; il casello autostradale è a sei minuti di macchina dal centro». La scommessa si è poi rivelata vincente: «Nella prima edizione sono arrivate 50mila persone su tre giorni. Non ce lo aspettavamo: quel “vediamo come va” iniziale è diventato una fiera gratis, dove si cammina per la città e ci si diverte: ti dà la possibilità di vivere il centro cittadino di Termoli in modo differente».
Che la location sia determinante per l'identità dell'evento è data anche dal fatto che una città relativamente piccola come Termoli consente – prosegue Palmieri – «un tipo di accoglienza famigliare che oggi non ritrovo più in molte fiere di settore». E il festival diventa anche una occasione per far conoscere la città: «ci sono gli stand per tutto il centro cittadino e per tutto il borgo e sul muraglione a strapiombo sul mare». Ma non solo: «L'app della fiera racconta anche culturalmente la città: contiene dei video che abbiamo registrato con uno storico a cui abbiamo chiesto di raccontarci i luoghi più significativi della città come il castello o la cattedrale. È un modo per valorizzare la città in quanto tale. Tutto questo per noi è importante perché ci siamo nati e cresciuti a Termoli e abbiamo voluto ridare qualcosa indietro alla città».
A proposito di restituzioni, il festival porta anche un tipo di turismo diverso da quello che normalmente arriva a Termoli (che è per lo più balneare) e che è numericamente consistente, al punto da coinvolgere anche il territorio circostante: «In quei giorni lì arriva più gente di quella che viene nei primi di agosto. Riempiamo quasi tutto il basso Molise: non si trovava un hotel. Infatti molta gente si sposta nelle città limitrofe. Alcuni si sistemano anche a Campobasso, che dista un'ora da Termoli. In questo modo facciamo girare il turismo un po' in tutto il Molise, ma pure in certi comuni dell'Abruzzo, come San Salvo e Vasto».
Per quanto riguarda il lato delle istituzioni, con il Comune di Termoli la collaborazione è stata costante fin dall'inizio. «Io devo ringraziare l'attuale vicesindaco Michele Barile», dice Nicola, «lui ci conosceva come influencer e come persone e ci ha dato fiducia. Ha detto "ok, Termoli in quei giorni è vostra". Ha creduto nel progetto e ci ha dato a disposizione le chiavi della città. Noi dal canto nostro abbiamo trattato la città al meglio che potevamo». Dove invece, fino ora, è mancato l'appoggio è a livello regionale: «Quello che chiediamo è un aiuto da parte della Regione Molise che non si è ancora affacciata. Anche se siamo diventati, a livello di numeri, una delle primissime fiere, non solo in Molise, ma anche della costiera adriatica».
Il festival diventa anche una occasione per far conoscere la città: «ci sono gli stand per tutto il centro cittadino e per tutto il borgo e sul muraglione a strapiombo sul mare»
Esperienza nata ancora più recentemente è quella del Florence Game Festival (o FGF), partita quest'anno e che per ora conta una sola edizione (ma è già stata annunciata la seconda che si terrà il 21 e il 22 marzo 2026). Nasce dalla sinergia di tre realtà differenti: il sito Popspace.it, l'agenzia di organizzazione eventi Sicrea e Smile Creative Agency, guidata da Davide Masella e Dario Moccia. Il FGF si tiene presso la Stazione Leopolda di Firenze e nasce dall'idea di creare una manifestazione interamente dedicata ai videogiochi e che potesse offrire eventi di qualità, nonché rappresentare un punto di incontro sia tra pubblico e addetti ai lavori, che tra publisher e developer. La prima edizione si è fatta notare anche per la presenza di ospiti internazionali di alto profilo.
Ce lo siamo fatti raccontare da Alessio Remorini tra i fondatori e organizzatori del festival: «Il Florence Games Festival è nato dal desiderio di creare l’evento che noi stessi, in qualità di appassionati, avremmo voluto vivere. Chiaramente abbiamo preso ispirazione da chi, da molti anni, rappresenta un punto di riferimento nel settore, ma lo studio alla base è stato semplice: escludere tutto ciò che non volevamo. Sono certo che, con il tempo, il FGF troverà pienamente la propria identità, perché già oggi poggia su basi solide di valori, direzione artistica e creativa».
La scelta di Firenze come città dove organizzare la manifestazione è arrivata «principalmente perché il cuore organizzativo della manifestazione si trova in Toscana. Oltre alla facilità logistica e alle relazioni già consolidate sul territorio, volevamo valorizzare la nostra regione e contribuire a rendere Firenze un punto di riferimento per i gamer e appassionati di tutta Italia». E, a sua volta, il posizionamento nel cuore del capoluogo toscano ha lasciato una impronta nell'identità del festival: «Il fatto che la manifestazione si svolga nel centro della città, e non in un polo fieristico, è significativo», spiega Remorini. «Fin da subito abbiamo voluto lanciare un messaggio chiaro: crediamo davvero in questo progetto e vogliamo radicarlo in un contesto di prestigio, che rappresenti la città e la sua cultura. Essendo poi un festival con una forte vocazione internazionale, grazie alla presenza di ospiti provenienti da tutto il mondo, si lega perfettamente allo spirito di Firenze».
E per quanto riguarda i rapporti con le istituzioni locali? «Durante la prima edizione, svoltasi nel marzo 2025, non abbiamo avuto un vero e proprio dialogo diretto con l’amministrazione cittadina, anche se abbiamo ricevuto il patrocinio del Comune di Firenze, della Città Metropolitana e della Camera di Commercio», risponde Remorini, che aggiunge: «Nonostante non ci siano ancora stati interlocutori che abbiano mostrato un interesse concreto nel progetto, sono convinto che ci sarà modo di instaurare rapporti più stretti in futuro, portando valore aggiunto sia al FGF che alla città di Firenze».
C'è però stata, fin dall'inizio, una risposta entusiastica dalla parte del tessuto cittadino che è stato coinvolto nella manifestazione: «Le realtà con cui abbiamo condiviso la nostra idea – e successivamente coinvolto nel progetto – hanno mostrato fin da subito grande entusiasmo, riconoscendo il valore culturale e sociale che volevamo portare alla città. Anche il pubblico fiorentino ha risposto con partecipazione, accorrendo numeroso a un evento interamente dedicato ai videogiochi. Per il futuro, ci auguriamo di poter rafforzare ancora di più il legame con la città, creando iniziative e appuntamenti diffusi che coinvolgano altri luoghi di Firenze e ben oltre i due giorni principali in cui si svolge il Festival».