Pubblichiamo un estratto dal booklet Da spettacolo a sostanza: Civicity come approccio.
CIVICITY è la prima edizione di Redesigning Design Weeks, un programma di residenze pluriennale in cui i designer sono invitati a riflettere sull’impatto degli eventi di design – in termini sociali, ambientali e culturali – sulle città che li ospitano. Il programma è un’iniziativa del Nieuwe Insituut di Rotterdam in partnership con l’Ambasciata e il Consolato Generale dei Paesi Bassi in Italia e cheFare, agenzia per la trasformazione culturale.
Le design week sono diventate un fenomeno globale, celebrazioni di creatività che attraggono attenzione internazionale verso città sparse nel mondo. Eppure, troppo spesso, restano scollegate dai luoghi che le ospitano, privilegiando lo spettacolo rispetto alla sostanza e lasciandosi dietro poco valore duraturo. Per evolvere, questi eventi devono abbracciare l’idea che la vita urbana sia plasmata dalle relazioni dinamiche tra persone, luoghi e partecipazione. La parola che descrive questa relazione è “civicity”.
Un quadro per il design oltre lo spettacolo
Rimandando al latino civis (cittadino), “civicity” non pone al centro né gli individui isolati né collettivi imposti dall’alto, ma gli spazi in cui si incontrano gli interessi personali e quelli comuni. Riconosce che le città fioriscono quando le persone danno attivamente forma ai loro ambienti, non come un pubblico passivo ma come partecipanti impegnati nella negoziazione costante della vita urbana.
Per le design week, ciò significa andare oltre le mostre temporanee e muoversi verso una pratica civica continua. Anziché esposizioni industriali, possono diventare piattaforme in cui designer, residenti e policymaker collaborano per rispondere a sfide urbane reali come l’accesso alla casa, la mobilità sostenibile e la qualità degli spazi pubblici. L’obiettivo non è mettere in mostra il design, ma attivarlo come strumento di problem-solving collettivo.
Principi per una design week “civica”
1. Radicata, non estratta
I designer dovrebbero porsi in dialogo con le città molto prima e dopo l’evento, lavorando entro i contesti locali anziché imponendo idee esterne. Ciò significa co-disegnare progetti con le comunità, testare prototipi in quartieri reali e assicurarsi che le iniziative durino oltre l’evento in sé.
2. La partecipazione come fulcro e non come aggiunta
Il design più convincente emerge quando le persone sono creatori attivi, non semplici consumatori. Laboratori, studi aperti e sessioni di co-creazioni dovrebbero essere elementi centrali e non periferici di questa esperienza. Immaginate una design week in cui i visitatori contribuiscono alla messa a punto di prototipi che esplorano il concetto di condivisione comunitaria, mappano le necessità dei quartieri o aiutano a formulare proposte di policy.
3. Dal temporaneo al trasformativo
Il limite principale delle design week come le conosciamo è la loro brevità. I progetti dovrebbero essere concepiti perché mantengano attualità nel tempo, con piani chiari per la loro evoluzione in risorse durature. I progetti avviati potrebbero trasformarsi in modelli di coinvolgimento permanente delle comunità, mentre le installazioni pop-up potrebbero diventare parte delle infrastrutture pubbliche. Il successo andrebbe misurato in termini di impatto a lungo termine, non semplicemente attraverso il numero dei visitatori.
4. Mediare fra le tensioni urbane
Le città sono teatri di negoziati costanti fra progettisti e residenti, turisti e gente del luogo, tradizione e innovazione. Le design week possono fungere da luoghi in cui queste tensioni sono esaminate in modo creativo mediante confronti pubblici, lo sviluppo di prototipi di policy o di modelli di governance cooperativa. L’obiettivo non è evitare il conflitto ma incanalarlo verso un dialogo produttivo.
Per evolvere, questi eventi devono abbracciare l’idea che la vita urbana sia plasmata dalle relazioni dinamiche tra persone, luoghi e partecipazione
5. L’inclusione come principio guida
Un approccio civico deve considerare chi si sente escluso da questi eventi. Alcuni residenti si ritrovano scollegati dalla creatività e dall’innovazione che fioriscono nel centro. Le design week dovrebbero rappresentare un gesto gentile che offre opportunità di apprendimento e connessione. Ci si può arrivare invitando voci diverse a partecipare al processo di progettazione, facendo sì che numerosi membri di una comunità siano coinvolti e possano contribuire alla conversazione.
6. Il sapere locale come punto di partenza
Ogni città ha i propri ritmi e bisogni, la propria storia. Un approccio civico alle design week comporta che innanzi tutto si ascolti, si impari dai residenti e dalle iniziative dal basso prima di proporre soluzioni. In questo modo i progetti saranno adeguati, pertinenti e radicati nel luogo in cui sono sviluppati.
Un cambio di mentalità
Questa visione non è vincolata a un singolo programma o a una singola città. È un invito a ri-orientare qualsiasi tipo di design week in una direzione civica, a non vedere queste settimane come eventi isolati ma come parte del flusso continuo della vita urbana.
La sfida è di carattere strutturale. I modelli di finanziamento economico privilegiano la visibilità internazionale rispetto all’impatto locale, mentre le linee temporali degli eventi favoriscono le installazioni di breve durata rispetto a un coinvolgimento lento e significativo. Ma il potenziale è immenso. Sposando queste idee, le design week possono diventare più che semplici raduni di settore; possono diventare volani per città più inclusive, adattive, plasmate dalle persone che le abitano.
In ultima analisi, si tratta di ridefinire quali debbano essere i prodotti del design – non semplici oggetti o immagini, ma le relazioni e i sistemi che essi attivano. Quando una design week abbraccia questa possibilità, smette di essere un mero evento e comincia a divenire parte del processo evolutivo di una città.
Questo articolo è stato scritto da Peter Zuiderwijk dello studio di design collaborativo Collective Works