Venerdì 28 agosto 2020
Quarant'anni senza Basaglia: clima di restaurazione sulla riforma psichiatrica
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Sono passati quarant’anni da quel 29 agosto 1980 in cui Franco Basaglia se n’è andato quasi all’improvviso, ma la lontananza sembra, se possibile, ancora maggiore.
Si è spenta infatti anche l’eco delle discussioni non di rado feroci e delle lotte che hanno animato i primi vent’anni della riforma psichiatrica, la «legge 180» del 1978. Basaglia ha avuto il tempo di partecipare alle prime fasi: gli ultimi testi degli Scritti mostrano il suo sguardo lungo sulla portata e il futuro della «180» e della riforma sanitaria; le Conferenze brasiliane (1979) ne raccontano il nascere; interviste e articoli sui quotidiani testimoniano l’instancabile disponibilità di Basaglia al dibattito e anche alla polemica, quando i primi detrattori della «180» presero la parola mentre la maggioranza remava contro in silenzio, dai direttori di manicomio che organizzavano le «dimissioni selvagge» alle lobby di psichiatri comunisti che osteggiavano il suo incarico nella Regione Lazio.
Con la morte di Basaglia lo scontro culturale e politico si fece più duro, Basaglia stesso fu accusato delle peggior cose, in Parlamento decine di disegni di legge cercarono di disfare la «180» ma era ancora molto forte il movimento di psichiatri e amministratori locali che già prima della legge avevano cercato di organizzare alternative al manicomio, e poi c’erano quelle che all’epoca si chiamavano «esperienze esemplari», che divennero il riferimento del movimento dei familiari, anzi delle familiari, madri e sorelle di persone internate in quei manicomi che non offrivano buoni argomenti a chi si riprometteva di restaurarli.
Sarebbe certo utile ripercorrere gli anni dimenticati in cui la riforma guadagnò terreno e consistenza fino ai governi Prodi e D’Alema, che avviarono le prime e in fondo le sole politiche di salute a livello nazionale e sembrò davvero possibile una riforma sostanziale della psichiatria.
Ma riandare a quella fase non aiuta a capire più di tanto l’estraneità di Basaglia ai sistemi sanitari che abbiamo sotto gli occhi e ai linguaggi attuali della psichiatria.
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