Lunedì 09 giugno 2025
Questa non è una lezione
 
BTTF Festival raccontato da chi lo vive

Quando ho letto la call per partecipare al progetto, ormai due anni fa, ho pensato subito che fosse la mia occasione. Non ho immaginato un’opportunità lavorativa, del tipo, faccio un tirocinio e poi mi assumono, ma ho intravisto uno spiraglio di luce che mi ha fatto pensare okay, posso vivermi un’esperienza concreta su ciò che vorrei fosse un giorno la mia professione. Avevo bisogno di uscire finalmente dai libri accademici e annusare un po’ l'ambiente.


Mi aspettavo una situazione formale, con lezioni frontali e un gruppo di persone della mia età ma con idee chiare sul futuro e già inserite nell’ambito lavorativo. Invece sono stata accolta in un ambiente colorato, dove i ragazzi e le ragazze che partecipano provengono da esperienze e situazioni molto diverse. Ci accomuna una cosa importante, la voglia di fare un festival di spettacolo dal vivo. E io, prima di BTTF Project, neanche c’ero mai stata a un festival in vita mia, quindi non avevo mezza idea di come fosse strutturata una cosa del genere. Ma ho capito subito che con questo progetto il teatro sarebbe stato qualcosa di diverso: non più sprofondare in una poltroncina rossa, al buio, ma partecipare, stupirsi, esprimersi. Ecco, questo progetto per me è prima di tutto una scoperta e anche un percorso di crescita e di formazione, guidato dall’esperienza ventennale di Ecate Cultura.


Questo è il mio secondo anno, venendo da Bologna mi alzo prestissimo la mattina, viaggio come posso, arrivo stravolta, ma sono felice di immergermi in queste giornate piene di suggestioni, di domande, di confronti sui temi e sui linguaggi che vengono utilizzati e affrontati negli spettacoli. Ho coinvolto anche una mia amica nella DAPU30 e nel percorso, volevo condividere il processo che c’è dietro tutto questo, l’impegno per scegliere gli spettacoli, andando sempre oltre il proprio gusto personale, evitare gli aggettivi bello e brutto, il livello dualistico del mi piace e non mi piace, immaginare un palinsesto, costruire un’esperienza unica, speciale, organica per chi parteciperà al festival. E a cascata scomporre le attività, metterle in un cronoprogramma, valutare i costi, imparare come scrivere una mail e soprattutto fare rete, collaborare, connettersi prima tra di noi e poi con il territorio.


Questa quarta edizione di BTTF Human Made Festival si svolge dal 13 al 15 giugno in diversi luoghi di Quartiere Adriano a Milano. La sua programmazione è frutto di un lungo lavoro di selezione e di un desiderio condiviso – quello di un gruppo di circa trenta ragazzi e ragazze riuniti nella Direzione Artistica Partecipata Under 30 – di trasformare l’esperienza culturale.

Noi invece vogliamo fermarci, porci domande, seminare dubbi.

Trasformare un luogo, uno sguardo, un’idea, non con grandi promesse, ma con piccoli gesti potenti: uno spettacolo, un laboratorio, un incontro. Il palinsesto a cui abbiamo dato vita vuole scuotere, emozionare, provocare; rappresenta la nostra ricerca di un’identità più umana di quella proposta dalla società, che ci chiede di correre, andare avanti, passare oltre. Noi invece vogliamo fermarci, porci domande, seminare dubbi.


Apre il festival, venerdì 13 giugno alle ore 19 negli spazi pubblici adiacenti a Magnete, l’anteprima della performance di Alessandra e Roberta Indolfi, Non ho chiesto (io) di venire al mondo, anche in scena con Eleonora Gambini e Giuseppe Zagaria. La performance, vincitrice del Premio Cantiere Risonanze Network 2024, è una riflessione sulla condizione attuale delle giovani generazioni e su come questo tempo storico sia focalizzato su ciò che si ottiene, piuttosto che su chi si è e che cosa si ha da dire. Il gioco della campana, anche detto gioco del mondo, diventa così un’esplorazione del potenziale ludico dell'esistenza, una dedica al passato e una lettera al futuro. A seguire un aperitivo e alle ore 21 l’anteprima dello spettacolo-concerto Ghost Track - Techno-racconti da una provincia fantasma, di e con Daniele Turconi e Gianluca Agostini, che popone un modo diverso di raccontare e di raccontarsi, utilizzando stili musicali e narrativi contemporanei che incontrano le atmosfere e i rituali della club culture.


Il sabato dalle ore 12 fino a sera, negli spazi adiacenti a Magnete, un tema caro al percorso e a tutte le edizioni del festival viene rievocato e affrontato dall’installazione partecipata di Orlando Festival, Ministero del Fallimento, un’istituzione fantastica che dà atto e valore alle situazioni considerate fallimentari. Mentre il pomeriggio si lavora insieme con Esperienze di cittadinanza attiva, un momento di confronto aperto, condotto da Sara Carmagnola e Josephine Magliozzi di Ecate Cultura, in collaborazione con Associazione Etre, per ragionare sulla relazione spazi, associazionismo e volontariato, con la partecipazione di numerose realtà: Cascina San Paolo, Casa della Carità, City Art Milano, Biblioteca di Condominio di via Gassman, La Gironda ODV, Associazione Punto e a capo, Associazione ViviAdriano. Mentre la sera alle ore 21 a Magnete va in scena Your Mother in My Room di Lautaro Muñoz, con Diana Bettoja, Deborah Congedo, Silvia Guerrieri, Isabella Moretti, una produzione di DelirumtremenS, che affronta i temi dell’oppressione dell’individuo e della mercificazione che contraddistinguono i fenomeni di massa. A seguire un incontro sui temi scottanti della performance, moderato da Elisa Teneggi.


L’ultima giornata del festival si apre alle ore 10 presso Cascina San Paolo con Effervescente, laboratorio di storytelling di Spremuta Officina di Analisi Artistica, per poi pranzare insieme alle ore 13.30 e proseguire con Sardanapalesco? un momento di confronto aperto, condotto da Diletta Bellotti e Federica Castelli per immaginare insieme la città ideale. Segue un aperitivo presso il Why Not? Bistrot, prima di tornare a Magnete per CA-NI-CI-NI-CA di e con Greta Tommesani e Federico Cicinelli, spettacolo vincitore di Powered by REf 2022 e del Bando Cura 2023, nato dal desiderio di rappresentare lo sfruttamento lavorativo nelle filiere agro-alimentari come un fenomeno sistemico determinato dalla Grande Distribuzione Organizzata e di esplorare i limiti di una comunicazione pietista, che rappresenta i braccianti migranti come vittime per cui provare pietà, sempre da una posizione di distacco e superiorità.


BTTF Festival presenta tutto questo, provando a recuperare il valore del rischio culturale e invocando un cambiamento. Ma è anche più semplicemente un invito a rompere l’isolamento, a mettersi in gioco, a esserci.


Foto di copertina di Giulia Di Vitantonio

Partecipa alla trasformazione

Iscriviti alla newsletter
di cheFare

Questa è la nostra informativa privacy.