Venerdì 06 novembre 2020
Perché l’innovazione non salverà l’editoria
Scritto da:
cheFare
Fonte:
Minima&Moralia
Dal web
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Minima & Moralia.
Crisi e emergenza sono ambedue termini che si riferiscono a eventi inattesi e dannosi a cui si dovrebbe rispondere con celerità e organizzazione. Eppure non è raro individuare situazioni di crisi sistemiche in diversi contesti dell’area pubblica che passano dalla politica all’economia. La mai risolta crisi del mercato editoriale recentemente commentata da Emanuele Giammarco ne è un chiaro esempio, e l’innovazione è spesso l’argomento a cui ci si appella nella speranza di definire ricette risolutive a questi scenari. Analizzando l’industria della produzione dei contenuti e volendone tracciare una storiografia, non si può non correlarne lo sviluppo all’avanzamento tecnologico e ai cambiamenti sociali connessi a quest’ultimo. Nel mercato editoriale questi hanno assunto il profilo della meccanizzazione della stampa e dall’alfabetizzazione di massa. Ma ancora nel diciannovesimo secolo, la funzione che è ritenuta peculiare dell’editore – ovvero quell’insieme di attività che dalla selezione di un testo passa per l’editing, il design del libro e la sua produzione sempre facendosi carico delle responsabilità e degli oneri finanziari derivanti da tali operazioni – coincideva con le figure degli stessi autori o più spesso delle imprese tipografiche e delle librerie. Il Novecento, e con esso il processo di specializzazione continua che ne ha definito il mercato del lavoro, porta in dote alle case editrici la capacità di aprirsi a mercati fino a pochi anni prima inattesi. Gli editori, un tempo (grandi) imprese artigiane, iniziano un costante e continuo processo di accorpamento che darà vita ai primi conglomerati per poi dotarsi di piani industriali la cui mira sarà sempre più orientata al profitto. La letteratura inizia ad assumere l’aspetto del commercio e ad adottarne le pratiche. Lo stesso processo autoriale subirà una meccanizzazione simile a quella che un secolo prima aveva interessato la stampa e gli editori inizieranno a incontrarsi in grosse fiere entro le quali richiedere autori e libri utili a comporne il catalogo con la stessa (dis)attenzione con cui si sceglierebbero le portate in un ristorante.
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