Ai bambini si narrano le favole per farne adulti acuti, per affinarne l’intuito o forse solo perché così s’è sempre fatto. Nell’incanto luminescente prodotto da un folletto o nella magia di una fata si può, per la prima volta, osservare riflesso il loro desiderio di scoprire segreti, la loro innata fascinazione per il mistero e il crescere della spasmodica attesa per le sorprese, per i mutamenti improvvisi ed inaspettati degli eventi.
L’innata curiosità che li agita, di solito, rende facile il compito del narratore, che non deve fare molto per coinvolgerli – il più lo ha già fatto l’autore distribuendo le parti del copione – ma un enigma resta certo irrisolto per qualsiasi adulto che abbia svolto il compito almeno una volta nella vita: perché un bambino richieda incessantemente di sentirsi ripetere la fiaba, più volte, fino allo sfinimento.
Immagine di copertina di Florian van Duyn su Unsplash