Venerdì 06 febbraio 2026
La forma del tempo
 
Dalle cosmologie antiche alla linea moderna
Fonte: Aeon
Dal web

«È naturale», afferma la Stanford Encyclopedia of Philosophy, «pensare che il tempo possa essere rappresentato come una linea». Immaginiamo il passato distendersi in una linea alle nostre spalle, il futuro prolungarsi in una linea invisibile davanti a noi. Viaggiamo su una freccia in perenne movimento: il presente. Questa immagine del tempo, tuttavia, non è affatto naturale. Le sue radici risalgono soltanto al XVIII secolo, eppure questa nozione si è ormai radicata così profondamente nel pensiero occidentale da rendere difficile concepire il tempo in qualsiasi altro modo. Questa nuova rappresentazione del tempo ha inciso su ambiti molteplici, dalla nostra comprensione della storia fino all’idea stessa del viaggio nel tempo.


Torniamo ora all’antica Grecia. Tra rotoli di papiro e fichi violacei, filosofi come Platone alzavano lo sguardo verso il cielo notturno. Nel suo mito della creazione, il Timeo, Platone lega il tempo ai movimenti dei corpi celesti. Il dio «porta all’esistenza» il sole, la luna e le altre stelle per la «generazione del tempo». Essi tracciano cerchi nel cielo, dando origine ai giorni, ai mesi, agli anni. Anche le «peregrinazioni» degli altri corpi celesti, «sconcertantemente numerosi», producono il tempo. Quando tutte queste peregrinazioni si «compiono insieme», esse giungono al loro «compimento» in un «anno perfetto». Alla fine di questo «Grande Anno», tutti i corpi celesti avranno completato i loro cicli, tornando al punto di partenza. In un arco di millenni, ciò conclude un intero ciclo dell’universo. Con la diffusione della filosofia greca in Europa, si diffondono anche queste concezioni del tempo. Gli stoici greci e romani, ad esempio, collegano il tempo alla dottrina dell’«Eterno Ritorno»: l’universo attraversa cicli infiniti, si consuma nel fuoco e ricomincia.




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