Martedì 30 giugno 2026
Dalla rivoluzione dei social alla crisi delle piattaforme
 
L’urbano e il digitale
Dal web

La relazione tra città, media digitali e mondi culturali nella prima metà degli anni venti merita uno sguardo che vada molto oltre il contesto geografico della Lombardia e quello cronologico del periodo pandemico e post-pandemico. Per almeno due ordini di motivi.

Innanzitutto perché la ricerca alla base di queste pagine, raccolta nel volume L’urbano e il digitale, si fonda su una piattaforma teorica particolarmente strutturata, capace di conciliare e articolare prospettive che provengono da ambiti diversi, dagli studi urbani a quelli sui media, sorretta da un apparato metodologico robusto in grado di far dialogare la teoria con i big data e i dati digitali. La combinazione di trasversalità disciplinare e solidità metodologica che ne risulta è in grado di accendere l’interesse anche di chi opera ad altre latitudini, o guarda ai temi della città, della cultura e dei media digitali da discipline diverse, più o meno contigue.

In secondo luogo, è rilevante per l’eccezionalità del periodo che la ricerca prende in considerazione. La pandemia è un caso senza precedenti nella storia di adozione di misure di contenimento sanitario, sospensione delle interazioni sociali in presenza e ri-mediazione della socialità attraverso le tecnologie digitali. Si tratta per molti versi del culmine del processo di piattaformizzazione della cultura iniziato molto tempo prima, e del punto di svolta nell’innesto tra il piano simbolico e quello fisico nello spazio urbano. Un momento che spesso, più che introdurre innovazioni socio-tecniche radicali, è consistito nell’accelerazione e nell’adozione massificata di pratiche, logiche, istituzioni e relazioni tra materiale e digitale introdotte nei decenni precedenti. Proviamo a considerarne alcune.



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