Martedì 27 ottobre 2020
La torre in cartone di CasermArcheologica
 
Chi sono i ragazzi che l'hanno costruita

CasermArcheologica è un centro culturale a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, nato dalla rigenerazione dell’ex Caserma dei Carabinieri all’interno di Palazzo Muglioni. Il progetto coinvolge studenti, professionisti, istituzioni e realtà locali, con l'obiettivo di restituire alla città spazi oggi dedicati alle arti contemporanee e alla produzione culturale. In questo contesto si sviluppa QUASAR, progetto vincitore del bando Toscanacontemporanea 2020 promosso dal Centro Pecci e dalla Regione Toscana, che si configura come piattaforma di ricerca e produzione artistica radicata nel territorio della Valtiberina, capace di attivare processi culturali e sociali attraverso pratiche contemporanee. Negli articoli di questa rubrica vengono presentati alcuni dei lavori sviluppati all’interno di QUASAR come esito di questo processo condiviso.



Lo scorso settembre, a Sansepolcro, con la collaborazione di una ventina di giovani volontari della regione, l’artista francese Olivier Grossetête ha realizzato una torre in cartone di quindici metri nel cortile di palazzo Muglioni. È stata costruita in tre giorni di lavoro, e distrutta dopo una settimana come tutte le altre architetture effimere e collaborative che l’artista francese realizza in giro per il mondo



Anche se quella costruzione non esiste più, di quell’esperienza è rimasto molto: non solo nel ricordo di chi la torre in cartone l’ha assemblata o anche solo ammirata, ma anche negli spazi fisici di CasermArcheologica, che ancora oggi ospitano strutture figlie dello stesso progetto. Archi, loggiati, ponteggi e cupole utopiche, di foggia orientale o rinascimentale, che ricalcano strutture esistenti o ne inventano di nuove. Il tutto rigorosamente in cartone, progettato grazie a «Sketch-up», un software apposito che Grossetete e il suo braccio destro Christophe Goddet hanno insegnato a usare ai ragazzi che hanno preso parte al laboratorio. Grossetete e Goddet con le loro sculture hanno girato il mondo, ma non si erano mai fermati così a lungo a progettare fianco a fianco. « Di solito arriviamo con i nostri progetti già pronti », ha detto Goddet. «Costruiamo, montiamo, distruggiamo e ripartiamo. Il Covid ha obbligato anche noi a ripensare il nostro lavoro. Meno viaggi, più vincoli. Diminuire gli spostamenti ci ha permesso di allungare la nostra permanenza qui. Un’occasione di sperimentare qualcosa di più, di andare a fondo di quello che facciamo.»



E così, dopo la torre, la storia è andata avanti. Le architetture in cartone sono oggi disseminate nei vari spazi di CasermArchelogica, e si integrano talmente bene all’ambiente circostante che verrebbe da pensare che siano sempre state lì. Sono sempre effimere, provvisorie e destinate anche loro a scomparire. Ma per adesso sono lì, e ogni giorno scrivono un pezzo della storia di questo posto in cui tutto cambia, nasce ed evolve, in cui ogni cosa sembra o diventa possibile.



Hajar ha 22 anni, studia lingue ad Arezzo e a CasermArcheologica lavora come interprete. «Il grande merito di questo posto? Far sentire subito chiunque a casa.» «Una cosa che mi piacerebbe fosse valorizzata qui? Il cinema italiano.» 



Koutar, Victoria e Francesca «Dopo mesi di isolamento è bello ritrovarsi tutti insieme qui.» «Alcuni di noi si conoscevano già, molti altri non li avevano mai visti. Non è affatto vero che chi vive in posti così piccoli conosce tutti.» «Caserma è un posto per scoprire. Cose e anche persone». 



Giulia e Alessio Giulia « Caserma è un posto « strano »: non è per forza qualcosa di negativo. » « Se dovessi cercare una parola che lo definisce, direi «oceano». Di idee, di persone, di esperienze.» «È la prima volta nella vita che ho fatto qualcosa che non aveva valore solo per me, ma anche per gli altri.» Alessio «Quando abbiamo iniziato non vedevo il senso di quello che facevo. È arrivato il secondo giorno, a poco a poco, solo dopo un bel po’ che lavoravamo. Da niente siamo arrivati a quindici metri: è una sorpresa anche per noi.» «Il bello? I pezzi da soli non hanno senso, hanno valore solo uniti agli altri» 



Cecilia, Anna, Aurora e Viola Studiano al liceo linguistico, e CasermArcheologica la conoscono da tempo. Una di loro ha conosciuto caserma per un corso di fotografia: «mi piacerebbe se ne facesse un altro, noi siamo nate col digitale, non sappiamo nulla di analogico, è una scoperta». C’è invece ci è arrivata per un serie di incontri geopolitici a tema « Europa»: «Mi piacerebbe che questo diventasse un luogo di dibattito. Su cosa? su tutto. Il sesso, l’educazione alimentare, la cultura LGBT. Qui nessun altro ce ne parla, o se lo fa lo fa in modo ridicolo, provinciale, macchiettistico. Caserma potrebbe essere il posto giusto.» 



Sara, Mattia, Noemi e Bianca hanno lavorato a una struttura di archi, ispirata ai torij, antichi tempi giapponesi. L’idea iniziale di ispirarsi all’Oriente è stata di Mattia, che in Giappone non è mai stato e sogna di andare. Poi ognuno ci ha messo il suo. «Pensavo sarebbe stato tutto molto più piccolo. Non più facile, nemmeno più difficile… solo più piccolo». 




Foto: Silvia Noferi



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