Leggi il libro ‘Culture is bad for you’

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    Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Il Post in basso per leggere il testo completo.

    La cultura ha un chiaro impatto sull’economia e l’occupazione, contribuisce al nostro benessere fisico e psichico ed è un potente ‘connettore’ attorno al quale nascono, si formano e si consolidano le comunità. Questi i messaggi sulla cultura che si sono affermati negli ultimi quarant’anni, sia nel dibattito scientifico, che in quello politico. Eppure, l’attenzione sugli impatti positivi della cultura rischia di celarne alcuni aspetti problematici che le stesse industrie culturali e creative (ICC) [1] hanno bisogno di mettere a fuoco, se vogliamo che questi impatti abbiano validità universale.

    In risposta a questo bisogno, ‘Culture is bad for you’ (Manchester University Press, 2020), a firma di tre scienziati sociali (Orian Brook, Dave O’ Brien e Mark Taylor), esamina le ICC – in epoca pre-COVID – sotto la lente delle disuguaglianze, tema che si è definitivamente imposto nel dibattito pubblico con il diffondersi della pandemia da COVID-19 a livello mondiale. Se il tema viene di solito trattato dal punto di vista del consumo culturale, questo libro adotta una prospettiva duplice e chiaramente complementare: quella della domanda, da un lato, e quella dell’offerta dall’altro. In altre parole, illustra le disuguaglianze esistenti tra i pubblici e i non-pubblici della cultura, nonché tra gli stessi lavoratori della cultura, utilizzando al contempo dati quantitativi sul consumo culturale e evidenze qualitative, di tipo etnografico, di artisti ed operatori culturali e prendendo in considerazione classe sociale, genere ed etnia.

    Note

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