Martedì 12 maggio 2026
Milano Design Week
 
Il lato invisibile della città in vetrina
Fonte: Vita
Progetto di riferimento
CIVICITY 2026 Redesigning Design Weeks
Dal web

Al termine di uno degli eventi più importanti al mondo per il design contemporaneo, ci si interroga troppo poco su che cosa resta a chi non trova casa, a chi vive nelle periferie lontane dai distretti e a chi sopravvive con lavori precari. Servono riflessioni e pratiche per le altre 53 settimane dell'anno. L'esempio di Civicity, il programma di residenze per designer che progetta a partire dai bisogni e dai desideri di chi vive i quartieri ogni giorno.

È come al solito è passata la Design Week di Milano. Come al solito è stata un’invasione di centinaia di migliaia di persone in pochissimi giorni. Come al solito è stata un turbinare di cifre da capogiro e record infranti. Come al solito è stata una successione frenetica di aperitivi, networking, code, biglietti da visita. Alcune cose, però, sono state molto diverse dal solito.

In parte perché è cambiato il rapporto tra il design e la città. Negli anni ’60 il mercato delle lampade e delle sedie si giocava al Salone del Mobile, dove in pochi padiglioni si addensavano le reti produttive della Brianza e degli altri distretti. Verso l’inizio degli anni ’80 gli studi dei designer sparsi per la città hanno iniziato a organizzare feste, piccole mostre, eventi, aperitivi: è stato l’inizio del Fuorisalone, che si è trasformato progressivamente nella Design Week: un ecosistema complesso fatto di distretti, grandi feste più o meno esclusive, mostre di scuole internazionali e networking globale dei professionisti del settore. Una traiettoria di crescita che per molti anni è sembrata abbastanza lineare.


Foto di copertina di Camilla Morino


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