Mercoledì 23 settembre 2026
Biblioteca, che passione
 
Una ricerca di cheFare per il Comune di Milano
Dal web

C’è il giovane manager rampante che al coworking preferisce la biblioteca di quartiere, e non solo perché si risparmia ma perché “c’è meno competizione e più umanità”. E c’è il 40enne che “desidera il silenzio, preziosissimo”, o il gruppo di senior che si autogestisce per un corso di scacchi, ovviando alle difficoltà degli orari.

Insomma, le biblioteche pubbliche milanesi, luoghi di cultura contemporanea, sono delle “infrastrutture democratiche inclusive”, capaci di rispondere alle nuove domande dei cittadini, e di agire come fattore di crescita individuale e collettiva.

A dirlo è una ricerca, corposa, di cheFare, agenzia per la trasformazione culturale. Per conto del Comune ha realizzato “Biblioteca amore mio. Voci, storie e dati dal bilancio sociale del sistema bibliotecario di Milano“, il primo lavoro che monitora sino in fondo i diversi pubblici, alcuni mai intercettati, e traccia l’identikit del personale delle biblioteche. “Ne emerge che le biblioteche sono crocevia fra culturale e sociale, promuovono il benessere delle persone”, spiega Marianna Toia, responsabile delle Trasformazioni organizzative nell’agenzia cheFare.



Partecipa alla trasformazione

Iscriviti alla newsletter
di cheFare

Questa è la nostra informativa privacy.