Le Sei Italie, nuovi sguardi per ripensare il territorio

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    Una delle principali critiche mosse alla pianificazione territoriale italiana degli ultimi decenni riguarda quella che Edoardo Salzano (2012) ha definito prevalenza della “città della rendita” sulla “città dei cittadini”, riferendosi non solo agli spazi urbani densi, ma in senso più ampio all’ “habitat dell’uomo”, urbano o rurale che sia. A partire dagli anni ’80 e dalla diffusione trasversale di un approccio neoliberista nei confronti del territorio e delle sue trasformazioni, l’urbanistica ha spesso abdicato al proprio possibile ruolo di arena per la pianificazione e la progettazione della riduzione delle disuguaglianze socio-spaziali, dedicandosi piuttosto a regolare gli effetti spaziali della distribuzione diseguale del capitale e a sostenere l’espansione di un’urbanizzazione diffusa indifferente nei confronti degli equilibri socio-ambientali. 

    Puntando a restituire uno slancio politico alle discipline tecniche del progetto, i settanta autori coinvolti nel volume Ricomporre i divari. Politiche e progetti territoriali contro le disuguaglianze e per la transizione ecologica (Il Mulino, 2021, 392 pp.) – curato da Alessandro Coppola, Matteo Del Fabbro, Arturo Lanzani, Gloria Pessina e Federico Zanfi – si interrogano su come l’architettura, l’urbanistica e la pianificazione territoriale possano contribuire attivamente a indirizzare la transizione ecologica, in un’ottica di riduzione delle disuguaglianze e dei divari territoriali e di gestione sostenibile delle risorse. 

    A partire dagli anni ’80 l’urbanistica ha spesso abdicato al proprio possibile ruolo

    Il libro costituisce un primo punto d’approdo di un dialogo tra ricercatori e ricercatrici del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano e del Forum Disuguaglianze e Diversità, avviato nel 2019 e strutturatosi in un vero e proprio cantiere progettuale, nell’ambito del programma di ricerca “Fragilità Territoriali”, sostenuto dal MIUR attraverso l’iniziativa Dipartimenti d’Eccellenza 2018-2022. 

    Il volume si costruisce intorno a una costante dialettica tra l’analisi e la proposta. La prima, punta a produrre e sostenere nuovi “immaginari” territoriali, che rendano conto dell’eterogeneità degli impatti dei processi economici e sociali sui luoghi e della necessità di costruire politiche che partano dal riconoscimento di queste diversità e della complessità dell’organizzazione territoriale delle (almeno) “sei Italie” identificate dagli autori e dalle autrici (aree interne, bacino padano, città metropolitane, territori sismici, aree costiere e terre di mezzo). Lo slancio progettuale del testo si concretizza già in questa fase analitica, nella quale viene esplicitamente richiamato il suggerimento di Giuseppe Dematteis, per il quale: “è progettuale la rappresentazione di ciò che di nuovo sta emergendo dal territorio e su cui si può realisticamente intervenire in date circostanze, per imprimere eventualmente ai processi in atto una direzione piuttosto che un’altra” (1995, p. 37).

    Le numerose proposte raccolte si muovono quindi a partire da un approccio che viene dichiarato come radicale e realistico al tempo stesso e si rivolgono sia agli attori delle politiche nazionali sia alle comunità locali, con una serie di suggerimenti strategici, articolati intorno ai tre principali luoghi della vita non lavorativa: la casa, gli spazi collettivi e le infrastrutture della mobilità. La radicalità che queste proposte ambiscono a performare si fonda su una serie di principi guida enunciati nel corso del volume, dal riuso adattivo del capitale fisso sociale, in contrapposizione all’utilizzo di nuove risorse, al ripensamento del ruolo della pubblica amministrazione, fino a un “neo-keynesismo strategico”, finalizzato all’aumento del benessere collettivo. 

    Al di là della ricchezza di proposte e della quantità di sguardi che contiene, questa raccolta di contributi è particolarmente importante perché rappresenta uno degli ultimi prodotti di una serie di pubblicazioni e iniziative, curate da accademici attivi soprattutto nelle scienze del territorio, che testimoniano un rinnovato slancio pubblico di una parte dell’università italiana, in particolare sul tema dei divari territoriali e della messa in discussione del sistema socio-economico che li crea e riproduce. Basti pensare ai saggi pubblicati negli ultimi tre anni dalla casa editrice Donzelli, in collaborazione con la rete Riabitare l’Italia. 

    L’Italia sta attraversando una fase politica ed economica decisiva che necessita di analisi e proposte complesse e di un ripensamento radicale del sistema socio-economico

    Oppure al Manifesto per una public geography diffuso dall’Associazione dei Geografi Italiani nel 2018 “per esprimere le istanze di un rinnovato ruolo pubblico della disciplina per rispondere alla crescente domanda sociale di sapere geografico e stimolare tra i geografi un più efficace impegno civile”, che ha rianimato un antico dibattito interno a una delle scienze territoriali per eccellenza, combattuta tra la ricerca di “utilità” e la rivendicazione a una geografia “felicemente inutile, ma socialmente e politicamente rilevante” (Governa et al., 2018). 

    Come sottolineano Coppola, Lanzani e Zanfi nel capitolo introduttivo del libro, la dimensione civile (o pubblica) della ricerca, immaginata e praticata dal collettivo di autori e autrici che ha contribuito al volume,  si può articolare in almeno tre dimensioni, in dialogo tra loro: la ricerca-azione, che combina ricerca e attivismo nella pratica concreta; la co-produzione delle politiche, tra decisori, “esperti” e cittadini; la “formulazione di proposte informate, che intervengano in momenti critici della discussione pubblica” (p. 34). 

    Uno dei meriti principali di questo testo, come di altri volumi recenti (per esempio Riabitare l’Italia, a cura di Antonio De Rossi, o Montagne di Mezzo, di Mauro Varotto”), è quello di non fornire ricette per la trasformazione della società, bensì proposte collegate a nuove rappresentazioni e nuovi sguardi sul territorio italiano, con l’obiettivo di “contribuire al ripensamento collettivo del territorio del nostro paese” (ibid.).

    Nelle conclusioni del suo saggio sul rapporto tra geografia e politiche, Francesca Governa ammonisce: “ragionare attorno al significato della descrizione geografica (e quindi della conoscenza) nelle politiche pubbliche (e quindi nel processo politico di individuazione dei problemi, delle opportunità, degli attori e degli interessi che entrano nei processi di trasformazione e sviluppo della città e del territorio) porta inevitabilmente a diffidare delle risposte semplici” (2014, p.162).

    L’Italia (ma non solo) sta attraversando una fase politica ed economica decisiva per i prossimi decenni, nella quale ci si trova davanti al bivio tra una transizione ecologica reale, che necessita di analisi e proposte complesse e di un ripensamento radicale del sistema socio-economico, e il rischio di perdere un’occasione storica, utilizzando gli enormi fondi provenienti dal PNRR per riprodurre lo status quo, dipingendolo di verde. Nel dibattito politico, gli esperti sono spesso descritti dispregiativamente come “professoroni” (termine sdoganato negli ultimi anni dai due “Mattei” della politica populista italiana, come evidenzia la Treccani), fatta eccezione per quelli che propongono le risposte semplici del liberismo economico e della conservazione dello status quo, come denunciato dalla critica mossa da 150 docenti universitari ed esperti nei confronti della squadra di economisti scelta dal Governo come consulenti per il Recovery Plan.  È invece fondamentale che le idee contenute in volumi come questo e gli altri citati in queste righe, insieme alle energie dei loro autori e autrici, riescano a entrare nel dibattito pubblico e nei processi decisionali, coniugando la complessità delle analisi e il pragmatismo delle proposte politiche e dimostrando che può essere smentito che “la nostra Università, quale protagonista attivo della vita civile del Paese, non c’è più”, come amaramente osservato da Piero Bevilacqua, in un recente articolo sul Manifesto.  


    Riferimenti bibliografici

    A. De Rossi, a cura di (2018). Riabitare l’Italia. Roma, Donzelli.

    G. Dematteis (1995) Progetto implicito. Milano, Franco Angeli.

    F. Governa (2014) Tra geografia e politiche. Roma, Donzelli.

    F. Governa, F. Celata, F. Amato, A. Bonazzi, G. De Spuches, M. Memoli, G. Sistu, S. Zilli (2019) “Public Geographies. Per una geografia felicemente inutile, ma socialmente e politicamente rilevante”. Rivista Geografica Italiana, 2, 121-158

    E. Salzano (2012). “Dualismo urbano. Città dei cittadini o città della rendita”. In P. Bonora, Visioni e politiche del territorio. Per una nuova alleanza tra urbano e rurale. Quaderni del territorio. Collana di testi e ricerche. N2. 

    M. Varotto (2020) Montagne di mezzo. Torino, Einaudi. 

    Note