Disobbedite con generosità: Praticare l’impossibile

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    Pubblichiamo un estratto, scritto da CHEAP – Street Poster Art, di “Disobbedite con generosità“, libro edito da People che traccia i 10 anni dalla nascita di CHEAP: un collettivo, un progetto di arte pubblica, uno sguardo non convenzionale sul contemporaneo come temporaneo, che attraverso l’uso della carta come supporto espressivo, dal 2013, esplora il legame profondo tra arte, attivismo e spazio pubblico.

    CHEAP è da sempre permeata da energie transfemministe intersezionali e decoloniali. Questo libro racconta il suo percorso artistico e curatoriale, svelando i dietro le quinte di pratiche radicali, esperienze di strada formative, pensieri puntuali e aneddoti che aprono uno spiraglio sulle anime del progetto.

    Ringraziamo il collettivo e l’editore per la disponibilità.

     

    Praticare l’impossibile

    Prendiamoci un momento per pensare all’arte pubblica che incontriamo, in una media città italiana. La potremmo esemplificare con una statua, quella di un uomo bianco a cavallo; forse ha dei titoli nobiliari, sicuramente ha dei gradi militari; con buona probabilità sta tornando dal genocidio che ha commesso e per cui verrà celebrato in patria. Questo è il paradigma: un paradigma razzista che costruisce un’ideale maschile di bianchezza, esaltato nella sua capacità di esprimere oppressione.

    Questo immaginario, questo insieme di segni e simboli a cui è affidata la narrazione del bene e del male che viene riprodotta nello spazio pubblico, descrive delle prospettive aberranti, perché aberrante è il razzismo che veicola, l’oppressione di genere che comporta, l’ideale abilista che esprime e il classismo fondativo su cui si erge.

    Questo immaginario è l’oggetto dei nostri sforzi: con metodo e abbracciando una prospettiva di lunga distanza, intendiamo partecipare allo sforzo di farlo a pezzi. Allo stesso tempo, pensiamo che la polverizzazione metodica delle statue equestri di cui sopra debba essere accompagnata dalla costruzione di un nuovo immaginario, in grado di declinare l’alterità che dallo spazio pubblico e dalle rappresentazioni in esso sviluppate è fino a ora stata bandita. Se lo standard è uomo, bianco, cisgender ed etero, espressione dell’upper class, fuori da questa narrazione e dallo sguardo che la produce rimane un’umanità enorme: restano escluse le donne, le persone non binarie, la comunità LGBTQIA+ in gradi diversi, chi si porta in giro un corpo nero o razzializzato, chi migra, chi non è conforme alla retorica abilista, chi è precariə, chi è senza dimora, chi vive in contesti di marginalità. Sono davvero molto estese le comunità delle soggettività che non trovano rappresentazione e che vivono quindi un gap di cittadinanza nell’ordine simbolico: queste storie, questi sguardi, questi corpi sono esclusi dall’ordine del discorso a cui si partecipa – o che si subisce – nello spazio pubblico.

     

    CHEAP x Festival della Violenza Illustrata | TACI, anzi PARLA – MissMe | Bologna, Ottobre 2018 | PH Michele Lapini

     

    L’immaginario e il modo in cui lo decliniamo non sono materia innocua. Se non rappresentiamo le donne nello spazio pubblico e se quando lo facciamo le rappresentiamo come oggetti del desiderio maschile, siamo complici di un sistema che produce violenza di genere. Non stupitevi se ci trattano come oggetti, come proprietà, come divertissement sessuale, perché per secoli ci hanno rappresentate così, questo è il canone culturale condiviso su di noi e questo stesso paradigma ancora oggi resiste al cambiamento. Se nello spazio pubblico non rappresentiamo dignitosamente corpi neri e razzializzati, contribuiamo a nutrire quel discorso distorto e razzista che promuove l’idea che l’Italia abbia una granitica identità nazionale bianca: il suprematismo ha prima di tutto base culturale, senza la quale non siamo certe che uomini bianchi armati commetterebbero omicidi e stragi su base razziale. Se non rimuoviamo l’insieme di segni e simboli che celebra come valore la ricchezza individuale letteralmente a ogni costo, non possiamo aspettarci che la giustizia sociale sia riconosciuta come ideale condiviso e alla base della nostra convivenza civile. L’arte pubblica non è una cosa innocua, ma un oggetto estremamente affilato.

    Ampliare (o, meglio, divellere) il gate di accesso che regola l’ingresso e l’espulsione dall’immaginario presente nell’ambiente urbano è parte del lavoro di CHEAP. La nostra pratica artistica, i linguaggi visivi contemporanei che adottiamo, l’impermanenza e l’instabilità espresse dalla carta con cui ci manifestiamo sul paesaggio urbano sono il nostro piede di porco.

    L’immagine di un gate da assaltare, di una serranda da alzare, di un pertugio da divellere, ci viene da una visione di Genesis P-Orridge che, in un’intervista, racconta quale sia il senso di essere avanguardia: quando riesci ad aprire una porta, ci spiega, devi lasciarci un piede in mezzo, così che dopo di te possano entrare altrə. Ed è precisamente con questo spirito che CHEAP lavora: l’accesso che abbiamo allo spazio pubblico ci consente di contrabbandare narrazioni a cui viene solitamente sbattuta la porta in faccia.

    Così, all’indomani della strage nel queer club Pulse di Orlando in Florida, nella quale un uomo ha aperto il fuoco su delle persone che stavano ballando, uccidendone 49 e ferendone 58, sulle bacheche di CHEAP arrivano le fotografie di Gianluca Vassallo: scatti in bianco e nero che ritraggono coppie same sex che si baciano appassionatamente, riprendendosi visibilità pubblica con orgoglio e dei gran limoni, all’interno di un progetto intitolato SHOOT ME! Sparami, perché spararmi è davvero l’unico modo che hai per impedirmi di esistere e di farlo assomigliando a me stessə.

     

    CHEAP x Atlas of Transitions | CONCERTATA foto di Michele Lapini | Bologna, Dicembre 2020 | PH Michele Lapini

     

    Con identico spirito, parliamo di migrazioni e di persone che vengono alienate dai propri diritti fondamentali. Lo abbiamo fatto attraverso lo straordinario lavoro di Tania Bruguera che, per la biennale Atlas of Transitions, porta in città un quesito referendario scomodo, che ci chiede se vogliamo o meno eliminare i confini, visto e considerato che i confini uccidono.

    In questa stessa prospettiva, diamo spazio, in occasione della giornata mondiale di lotta all’AIDS, a una rivendicazione fiero-positiva che si contrappone allo stigma sociale e culturale rivolto alle persone HIV positive.

    Ancora, ci facciamo complici delle proteste delle lavoratrici del tessile nei Paesi dove i grandi brand con capitale occidentale delocalizzano le proprie produzioni: «PAY YOUR WORKERS», a lettere cubitali per tutta la città, introducendo il tema del furto salariale e ribadendo il concetto che lo sfruttamento lavorativo sulla base del genere è violenza di genere.

    E avanti così, per anni. Per dieci anni, in equilibrio tra conflitto e cura. Un equilibrio che abbiamo provato a raccontare in una serie di manifesti testuali che segnano, nella nostra cronologia personale e collettiva, un momento spartiacque, un prima e un dopo; tre poster che arrivano quando la nostra postura è matura, il nostro stare in strada pronto per un cambiamento – per uno stravolgimento, forse.

    È il gennaio del 2019 quando lanciamo l’annuale call for artist e decidiamo di dedicarla al sabotaggio: «Sabotage!» urla il testo con cui sollecitiamo a partecipare artistə visivə di ogni provenienza geografica e non. In quell’invito parliamo di sabotaggio come reato ma anche come pratica di resistenza di chi storicamente ha lottato contro l’occupazione, la dittatura e la segregazione. Parliamo di hacking come pratica politica e creativa, come modalità di accesso e riprogrammazione di un sistema. Parliamo dell’adbusting in strada, delle mille declinazioni in cui si esprime il détournement e tutte le pratiche di manomissione dell’ideologia pubblicitaria. Chiediamo a chi partecipa col proprio poster di abbracciare la guerrilla semiologica, di produrre nuovi segni, di significare e risignificare, di connettere e contestare. La call contiene un’esortazione a esercitare le contraddizioni di cui siamo portatorə sanə, a concederci nuove inferenze, delimitare nuovi percorsi narrativi, produrre nuove parzialità, reinterpretare i nostri mondi. Quella che chiediamo è una reazione dal basso, capace di stravolgere e sovvertire i codici, praticare il cortocircuito.

     

    CHEAP | DISOBBEDITE con generosità | Bologna, Settembre 2023 | PH Margherita Caprilli

     

    Abbiamo il concept della call, abbiamo il testo con cui accompagnare l’uscita, ma quando è il momento di realizzare i visual abbiamo una crisi: le immagini non ci convincono e ci incartiamo. È il processo creativo, succede. Mentre il tempo stringe e sembriamo proprio incapaci di tirare fuori qualcosa di visivamente sensato, cambiamo completamente approccio e decidiamo di abbandonare l’utilizzo di un’immagine e di usare un testo. Per la precisione, tre testi: tre claim, tre imperativi esortativi accompagnati da un’indicazione semantica spiazzante, ironica forse, che risulterà essere particolarmente suggestiva. Su sfondo bianco, font nero a bastoni, arrivano in strada «SABOTATE con grazia», «DEMISTIFICATE con stile» e «DISOBBEDDITE con generosità». Tre manifesti a Bologna incendiano l’immaginario di chi li vede, li fotografa, li butta in pasto al web, li riconosce come bandiere.

    Per questi tre poster impazzite e cominciate a bersagliarci di richieste: volete i manifesti, volete metterli nelle vostre case, nei vostri uffici, sul pianerottolo per fomentare il vicino leghista, nei vostri studi, li volete nelle classi dove insegnate, nei bar, nelle sale d’aspetto degli ambulatori. E noi a un certo punto cediamo e apriamo uno shop online, lo stesso shop online che negli anni ci ha permesso di stampare altri manifesti, pagare altrə artistə, progettare e realizzare altri interventi di poster art, tenere a galla CHEAP, nutrire la nostra particolare e infestante presenza in città.

    Grazie, davvero. Sabotate, demistificate, disobbedite, fatelo con grazia, con stile, con generosità. Dopo anni, questi tre poster ancora oggi rappresentano al meglio lo sguardo di CHEAP, la nostra pratica, la postura nello spazio pubblico che rivendichiamo: conflitto e cura.

     

    Immagine di copertina CHEAP x Atlas of Transitions | Referendum – Tania Bruguera | Febbraio 2019 | PH Michele Lapini

    Note