Movimenti & Istituzioni. L’effetto responsabilizzante del movimento

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    Durante le politiche di austerity e il ciclo di protesta contro di esse, mentre la tendenza negativa nei rapporti fra partiti e movimenti aveva portato all’aspettativa di una maggiore separazione fra attori istituzionali e forze della contestazione, è venuta alla luce una nuova ondata di partiti che prendeva ispirazione (e forza) dai movimenti sociali. Ciò è dapprima divenuto visibile in America Latina negli anni Novanta, con un movimento omologo che si è verificato in Europa (in particolare quella del Sud) solo un decennio più tardi. Come io e Lorenzo Mosca abbiamo rimarcato nel libro Movement Parties Against Austerity, è aumentata la rilevanza elettorale dei movimenti sociali. La cosa è divenuta particolarmente visibile in Grecia, con la vittoria alle elezioni di Syriza, ma anche in altri luoghi. Podemos in Spagna è un caso, Bloco de Esquerda in Portogallo ne è un altro; abbiamo anche Sinistra – Movimento Verde in Islanda, e più di recente La France insoumise di Mélenchon in Francia.

    Anche se questi partiti non possono essere visti come la sola e diretta espressione dei movimenti, essi si sono comunque sviluppati da movimenti che erano profondamente insoddisfatti della democrazia rappresentativa e delle politiche elettorali e, all’inizio, non sembravano interessati a diventare un tipo alternativo di partito politico.

    Le crescenti interazioni fra movimenti politici e politiche elettorali che abbiamo analizzato hanno disatteso, negli studi sui movimenti sociali, le aspettative di una separazione crescente fra movimenti e partiti politici, così come hanno deluso, negli studi sui partiti politici, chi anticipava il declino della sinistra radicale.

    Nell’Europa del Sud tanto quanto in America Latina, la congiuntura neoliberale ha messo in moto un duplice processo che si è dimostrato cruciale per la trasformazione del sistema partitico: da un lato, sono state mobilitate le energie dei nuovi movimenti, dall’altro, i potenziali competitori (specialmente a sinistra) si sono indeboliti. A sinistra sono emersi nuovi partiti che erano eredi delle forze cresciute durante le più recenti ondate di protesta, ma anche frustrate, in passato, dalla mancanza di successo di lunghi e intensi processi di mobilitazione. Le risorse per il partito crescevano, all’interno dei movimenti sociali, in maniere differenti e in diversi momenti del ciclo di protesta contro le misure di austerity del tardo liberalismo che si è sviluppato in ciascun paese.

    I movimenti hanno avuto un forte effetto responsabilizzante. Se infatti erano profondamente critici verso le istituzioni di rappresentanza, gli attivisti dei movimenti e i simpatizzanti contestavano in particolare la convergenza dei partiti di destra e di sinistra in un bipartitismo stigmatizzato, il cui impatto comprometteva la democrazia. Il ciclo di proteste ha fornito dei modi per incanalare lo scontento e organizzare un’opposizione, piuttosto che regredire nell’apatia. Mentre la forte critica della classe politica ha causato un’intensa politicizzazione, con un collasso parallelo della fiducia dei cittadini nel parlamento, e anche i partiti maggioritari sono entrati in crisi.

    Le alternative elettorali sono emerse soprattutto nelle fasi declinanti della protesta, per una duplice causa: gli effetti responsabilizzanti della protesta, ma anche il suo declino, in reazione alla mancata risposta delle istituzioni. E i movement parties, i partiti di movimento, si sono nutriti della debolezza degli altri attori nel sistema partitico, dato che le proteste sono aumentate vertiginosamente per via di una crisi di legittimità: la crescita delle politiche di protesta è stata quindi prodotta, e poi alimentata, da un profondo calo della fiducia.

    In molti paesi europei, la congiuntura critica della crisi neoliberale di fatto ha dato il via alla disgregazione del sistema partitico tendenzialmente improntato al bipolarismo, intorno a cui la democrazia era stata strutturata. In Europa, come in America Latina, i partiti di movimento sono emersi in particolare grazie al fallimento dei partiti di centrosinistra, per incanalare nuove (ma anche per soddisfare vecchie) preoccupazioni sui diritti sociali e sulla giustizia sociale. Le differenze sempre meno visibili fra i due principali partiti in competizione – irrilevanti soprattutto per quel che riguarda le questioni socioeconomiche – hanno creato lo spazio per la comparsa di un nuovo partito. L’empia alleanza dei partiti di centrosinistra con i partiti di destra era tanto più da stigmatizzare, data la lunga storia del bipartitismo polarizzato. Perciò, la crisi, soprattutto, ma non solo, del centrosinistra va attribuita anche alle grandi coalizioni (non di rado promosse dalle istituzioni di credito della Troika, compresa la Commissione europea).

    Date queste premesse, alcuni meccanismi causali hanno condotto al successo dei partiti di movimento. Primo, l’occupazione organizzativa: gli attivisti dei movimenti hanno occupato posizioni nei partiti esistenti, o stabilito contatti rilevanti con quelli esistenti. Secondo, si sono create delle appartenenze multiple, con gli attivisti che appunto hanno portato le loro esperienze, competenze e predilezioni all’interno del partito. Terzo, i partiti di movimento hanno seguito un meccanismo di galvanizzazione, definibile come una crescente consapevolezza, con le prime vittorie elettorali come momenti di svolta.

    Sul piano strategico, i partiti di movimento che hanno avuto successo sono stati capaci di creare dei momenti di svolta, sapendo sfruttare alcune finestre elettorali. Le vittorie iniziali hanno poi e etti cumulativi per la trasformazione in partito. In particolare, la base di sostenitori si è allargata ben oltre il bacino di attivisti del movimento, in due direzioni: verso i gruppi marginalizzati, tradizionalmente non rappresentati nel sistema politico; ma anche verso i delusi, un tempo nei partiti di centrosinistra e sinistra. La base si è estesa perciò dagli attivisti informati ai cittadini esclusi, e dalla classe media alle classi inferiori.

    C’è stato, infine, un effetto rovesciato delle accuse: le prime vittorie elettorali hanno avuto un effetto polarizzante, dato che i principali partiti e i mass media si sono uniti nel dipingere i movimenti sociali come populisti, o addirittura violenti e antisistema. Questi tentativi hanno avuto conseguenze inattese, perché gli attacchi mossi dagli attori politici stigmatizzati non hanno fatto che accrescere il sostegno e la simpatia accordati ai partiti emergenti. La delegittimazione delle élite perciò ha ridotto la loro capacità di far fronte alla retorica dei nuovi partiti. Persino i virulenti attacchi mediatici che dipingevano i nuovi partiti come antipolitici e/o estremamente radicali hanno finito con l’aumentarne il consenso. Infatti, c’è stato una specie di rovesciamento della reputazione danneggiata, poiché le critiche mosse da quelli che erano percepiti come responsabili delle sofferenze della comunità hanno dato ulteriore credito ai loro nemici.

    La nostra ricerca ha mostrato che i partiti di movimento hanno prodotto via via pratiche, discorsi e relazioni che hanno oltrepassato i discorsi, le azioni e le strategie degli attivisti e dei politici coinvolti, tanto che la somma risultante è diventata più grande delle parti. Un ampio insieme di fattori, vincoli contestuali, opportunità politiche e pianificazione a vari livelli ha contribuito a questo processo, che non può essere facilmente districato ma merita di essere studiato, facendo luce sulle trasformazioni in corso durante un momento storico critico.

    Ci sarà quindi bisogno di altre ricerche per valutare le ulteriori trasformazioni che il neoliberalismo (insieme alla sua stessa crisi) ha apportato alla politica istituzionale: dalla partecipazione straordinaria e inaspettata «dal basso» in forme di democrazia diretta (come per i referendum sull’indipendenza in Scozia e la consultazione sull’indipendenza in Catalogna), fino ai successi (altrettanto straordinari e inattesi) dei candidati che pongono al centro la giustizia sociale, all’interno di partiti «consolidati» come i laburisti nel Regno Unito o il Partito democratico negli Stati Uniti.


    Pubblichiamo un estratto da La sinistra che verrà. Parole chiave per cambiare (Minimum Fax)

    Immagine di copertina: ph. Gemma Evans

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