Coprogettazione e contesti accoglienti

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    Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Impresa Sociale in basso per leggere il testo completo.

    C’è grande aspettativa intorno al tema della coprogettazione. Nell’ultimo anno il dibattito è stato rinvigorito da importanti pronunce della giurisprudenza e altrettanto rilevanti interventi normativi. Gli strumenti dell’amministrazione collaborativa hanno così ritrovato la loro legittimità e anzi, con più forza di prima, sono stati affermati come modalità ordinaria di relazione tra Pubblica Amministrazione e terzo settore, ogni qual volta l’obiettivo comune abbia a che fare con attività di interesse generale. Ora, dunque, è lecito chiedersi quali possano essere le ricadute di questi strumenti, in particolare della coprogrammazione e della coprogettazione, se applicati all’ambito delle attività di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, uno tra i più problematici nel panorama del welfare locale.

    Dopo una breve ricostruzione storica dei tratti più significativi che hanno segnato la genesi del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI/ex-SPRAR), le pagine che seguono hanno l’obiettivo di comprendere se e in che misura, la natura collaborativa che caratterizza le esperienze locali di accoglienza possa trovare nella coprogettazione un ambiente favorevole per innescare processi di innovazione.

    Note

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