Le tante generazioni del bando Generazioni

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    Osservando i progetti provenienti da ogni angolo del Trentino-Alto Adige selezionati per l’ultima edizione del bando Generazioni – organizzato dalle cooperative sociali Young Inside e Inside, in collaborazione con Mercurio Società Cooperativa e con il sostegno delle province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma e il contributo di Alperia e Fondazione Sparkass – si nota come ci sia una fortissima attenzione nei confronti dell’arte, del teatro, della danza e più in generale verso il mondo della cultura. 

    È una caratteristica che racconta anche come si sia evoluto un bando che in questa forma esiste da quattro anni, ma nasce da un’esperienza – la Piattaforma delle resistenze contemporanee – sorta ormai più di otto anni fa. Nel tempo, si è giunti quasi naturalmente a focalizzarsi su questo tipo di progetti: “È stato un po’ un invito nostro e un po’ una necessità dei progettisti”, spiega Francesca Viola, presidente di Young Inside e coordinatrice di progetto di Generazioni. “Col tempo ci siamo spostati da una proposta che inizialmente era più legata alla partecipazione attiva, agli incontri, alla formazione e alla traduzione in forma contemporanea della storia e della memoria del territorio. Oggi invece c’è questa spinta: gli stessi partecipanti si sono guardati attorno con la volontà di reagire a un momento di crisi molto forte del settore culturale. L’arte ha la caratteristica di essere duttile, trasversale e di poter fare da collante tra argomenti e topic differenti”.

    Non solo: a far sì che si dedicasse grande attenzione ai progetti artistici è stata anche la volontà del bando Generazioni di essere una forma di incubazione delle realtà più promettenti del territorio trentino e altoatesino: “L’obiettivo è anche quello di valorizzare nuove forme di lavoro che stanno nascendo nel mondo creativo”, racconta Barbara Fruet, progettista di Young Inside e di Generazioni. “Se guardiamo al passato, lo strumento artistico non è sempre stato impiegato per valorizzare il territorio. Queste nuove professioni sono molto più fluide e flessibili, ma arricchiscono il territorio mettendo in connessione mondi che sono molto diversi e lontani tra loro”.

    Non solo un bando, quindi, ma un percorso di accompagnamento che parte fin dalla fase di candidatura

    Se da una parte l’enfasi è sulle nuove forme di produzione culturale, dall’altra è inevitabilmente sulle caratteristiche di un territorio particolare come quello del Trentino-Alto Adige: “Abbiamo molto a cuore l’ambito territoriale e anche il concetto di periferie, che però qui da noi va inteso in senso trasversale”, prosegue Francesca Viola. “Alcune periferie sono all’interno delle città, ma si trovano anche nel loro centro. Anche le valli sono considerabili periferia, non però ovunque visto che alcune sono turisticamente rinomate a livello europeo. I due centri principali della nostra regione, Trento e Bolzano, non sono nemmeno del tutto rappresentativi di un territorio che per l’80% è montuoso. Da questo punto di vista, non esprimono in pieno l’identità territoriale. Da noi c’è un mix e il concetto di periferia è molto ampio: il nostro compito è anche quello di cercare di capire quali sono le fragilità e i bisogni peculiari di questo territorio”.

    Un esempio è quello dell’associazione Dulcamara (vincitrice nel 2021 del bando Generazioni con il progetto “Tutti giù in cortile”), che dal 2018 gestisce un luogo come il Cafè de la Paix, che promuove l’integrazione in un luogo nascosto e difficile – nonostante si trovi a 500 metri dal Duomo – come il passaggio Teatro Osele, abitato da persone che spesso non sono legate al territorio. In questo modo, si cerca di evitare che continui a essere una sorta di sezione a parte della città, rispondendo così ai bisogni della comunità. “Anche tramite esempi come questo si capisce che il concetto di centro e di periferia dipende sempre dal punto di riferimento e da cosa si guarda. Forse è una dicotomia non così funzionale in una regione in cui la città più grande non ha neanche 120mila abitanti”, precisa Barbara Fruet.

    C’è un altro elemento che è stato più volte sottolineato durante la nostra conversazione: il Trentino-Alto Adige è un luogo in cui la comunicazione e la collaborazione tra le due province sono ancora scarse e dove alcune logiche di campanilismo sono invece molto forti, creando ostacoli alla messa in rete del territorio: “Ci sono zone vicine che non sanno nemmeno di affrontare problemi simili tra loro o di quali strategie e soluzioni siano state attivate per risolverli”, spiega Francesca Viola. “Il nostro compito è allora anche quello di generare forme di collaborazione e sconfiggere così certe logiche provinciali”.

    Collaborazione che avviene anche tramite i progetti del bando, che spesso uniscono realtà provenienti da luoghi diversi e attivano così delle dinamiche positive che possono poi ripetersi in futuro. È il caso per esempio di Summer in Lessinia. Nonostante si tratti di una zona montuosa al confine con il Veneto, tutta la parte web del progetto è stata curata da una realtà bolzanina che non aveva mai lavorato in quel territorio, ma che aveva una conoscenza approfondita dell’utilizzo delle nuove tecnologie nell’ambito della cultura e del territorio. “Portare i progetti in determinati territori aiuta anche le istituzioni a collaborare tra loro e questo, nella nostra regione, non è un elemento scontato. A sua volta, ciò permette di creare un dialogo anche sulle politiche che ci sono nei vari territori, contaminando non solo i progettisti, ma anche le realtà istituzionali”, prosegue Barbara Fruet.

    Anche questo elemento spiega come sia cambiato il bando nel corso del tempo: “Una volta avevamo una sezione dedicata a progetti singoli che non avevano l’ambizione di fare rete”, spiega Viola. “Col tempo però abbiamo eliminato questa possibilità, perché la nostra missione è proprio fare in modo che queste realtà si incontrino. È anche per questo che abbiamo sempre più accentuato l’aspetto dell’incubatore rispetto a quello – comunque importante – di erogatore economico. Abbiamo sempre voluto aiutare i progettisti, ma col tempo abbiamo reso questo elemento più strutturato, attraverso consulenze e non solo”.

    Collaborazione che avviene anche tramite i progetti del bando, che attivano dinamiche positive che possono ripetersi in futuro

    Non solo un bando, quindi, ma un percorso di accompagnamento che parte fin dalla fase di candidatura, dove i singoli progetti ricevono strumenti per far sì che la loro idea sia più incisiva o presentata in maniera più professionale: “I nostri progettisti li conosciamo tutti: conosciamo anche le loro lacune e a volte cerchiamo di anticiparle, per esempio nel caso dei progetti che sono carenti dal punto di vista comunicativo”, prosegue Francesca Viola. “Abbiamo un rapporto uno a uno con loro e ci prendiamo il tempo di andare ai loro eventi, di ascoltare le loro difficoltà e di aiutarli ad aggiustare il tiro. È un bando in cui l’aspetto umano è fondamentale”.

    Questo è un elemento che diventa ancora più accentuato nel caso dei gruppi informali, quindi non associazioni ufficiali, che possono comunque partecipare al bando Generazioni: “In questi casi sosteniamo le spese già in fase di progettazione, per evitare che debbano anticiparle senza magari averne la possibilità”, spiega sempre Francesca Viola. “Offriamo anche un supporto per quanto riguarda la parte amministrativa, aiutando i progettisti a intraprendere una strada più imprenditoriale e dando loro il tempo di capire che cosa vogliono essere e come sostenere quell’idea”.

    “È un elemento innovativo anche per il nostro territorio”, precisa Barbara Fruet. “Non ci sono altri bandi che danno la possibilità a enti non strutturati di partecipare. A volte si tratta soltanto di gruppi di amici legati da un interesse comune o che hanno un sogno nel cassetto da soddisfare. È stato un elemento molto premiante, che ha dato la possibilità a diverse persone di partecipare al bando e ne ha accentuato il carattere di percorso di accompagnamento, di incubazione culturale e sociale. Il nostro intento, d’altra parte, è quello di creare formazione, accompagnare e fornire strumenti che poi creino nuovo valore per il nostro territorio”.

    Guardando al futuro, ci sono però alcune possibili evoluzioni del bando che potrebbero aiutare Generazioni a svolgere un ruolo ancora più incisivo: “Stiamo lavorando per rendere il bando più longevo e dare la possibilità ai progettisti di lavorare su una triennalità o almeno su due anni”, conclude Francesca Viola. “Per far crescere un’idea, per crearla, affinarla, incubarla e poi per fare rete è necessario del tempo. Sarebbe bello rendere tutto il lavoro che facciamo ancora più strutturato, con un lavoro di incubazione sempre più forte e dove potremmo creare noi stessi le sinergie tra un gruppo altoatesino e uno trentino, in cui quindi il fare rete non sia più l’esito, ma sia parte del processo stesso; connettendo queste realtà nella fase iniziale e non finale del bando. Da questo punto di vista, la realtà che viene da una piccola valle potrebbe avere più difficoltà rispetto a un ente più strutturato e per questo necessitare di più tempo. Ma uno dei nostri obiettivi è proprio questo: mettere tutti nelle stesse condizioni”.

     


    Generazioni è organizzato dalle cooperative sociali Young Inside e Inside in collaborazione con Mercurio Società Cooperativa e con il sostegno delle Province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma Trentino – Alto Adige/Südtirol. Gli sponsor ufficiali sono Alperia e Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano

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