Perché Am Tacheles è un simbolo emblematico delle opportunità urbane mancate a Berlino

In una recente sera d’estate, passeggiavo lungo Oranienburger Straße, una vivace arteria di Berlino-Mitte – ero venuto a vedere il tanto atteso progetto “Am Tacheles”, che dopo un lungo processo di costruzione e un ancor più lungo processo di pianificazione aveva iniziato a emergere da dietro le sue impalcature e i suoi teloni.

Guardando le sue facciate eleganti, con l’imponente torre della televisione di Berlino in lontananza, mi è stato subito chiaro che il progetto, com’era prevedibile visto il coinvolgimento degli architetti svizzeri Herzog & de Meuron in qualità di architetti principali e master planner, è davvero di un livello diverso rispetto alla maggior parte degli altri grandi progetti di sviluppo urbano che, nel bene o nel male (e soprattutto nel male), hanno trasformato il paesaggio urbano di Berlino negli ultimi anni. Eppure mi ha fatto male vederlo.

Perché? Il modo in cui reagiamo all’architettura e all’ambiente costruito è fortemente influenzato dal nostro background e dalla nostra biografia e, in parte, la mia reazione era certamente dovuta al mio rapporto con la zona.

Mentre la stessa via Oranienburger ha un che di pacchiano da quando vi ho messo piede per la prima volta all’inizio degli anni Novanta, il quartiere in cui si trova, la Spandauer Vorstadt, un tempo era quanto di più incantevole ed eccitante potesse esserci. La zona aveva attraversato tempi duri durante l’era della DDR, segnati dall’incuria e dall’usura, ma dopo il 1989, con la caduta del Muro di Berlino, il cambiamento fu rapido e radicale.

Immagine di copertina di  Claudio Schwarz su Unsplash