Pratiche di condivisione nelle comunità di migranti di Piazza Garibaldi a Napoli

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    Piazza Garibaldi a Napoli, nel sud Italia, è un’area in cui vivono comunità di migranti, per lo più provenienti dall’Africa settentrionale e occidentale, dall’Europa orientale, dal sud-est asiatico e dalla Cina. Queste comunità hanno trovato modi innovativi per rispondere all’emarginazione urbana in cui le attuali leggi sull’immigrazione le confinaremmo. Queste comunità, e le loro modalità di relazione con le istituzioni formali, rappresentano un caso di studio significativo per osservare in prima persona pratiche di organizzazione bottom-up di tipo economico, mutualistico e assistenziale, in grado di colmare le lacune lasciate dalle istituzioni. Possono quindi rappresentare modelli convincenti a cui ispirarsi per la definizione di politiche più aderenti alle esigenze dei cosiddetti “beneficiari”. Il fulcro del mio interesse scientifico è la conoscenza comune condivisa in queste comunità, che consente la generazione di soluzioni economiche e di benessere innovative che sono estremamente flessibili e hanno la capacità di modellare lo spazio urbano per renderlo più rispondente ai bisogni dei suoi abitanti.

    Lo studio della teoria dei beni comuni, attraverso gli elementi di analisi forniti in particolare da Elinor Ostrom e Massimo De Angelis, è stato fondamentale per inquadrare il problema. Richiamando le riflessioni del premio Nobel Elinor Ostrom, “commons” è un termine generico che si riferisce a una risorsa condivisa da un gruppo di persone.

    Dal ‘Glossario’ proposto da Charlotte Hess ed Elinor Ostrom (Hess e Ostrom, 2007), un bene comune è una risorsa condivisa che è vulnerabile ai dilemmi sociali. Inoltre, un bene comune non ha un valore intrinseco: il suo risultato può essere buono o cattivo, sostenibile o meno a seconda del punto di vista, motivo per cui i beni comuni hanno bisogno di strategie di gestione cooperativa per garantire sistemi durevoli e robusti.

    La risorsa nei beni comuni può essere piccola e utile a un piccolo gruppo, può essere una risorsa goduta a livello di comunità, come le infrastrutture stradali, il verde urbano, o può estendersi a livello globale fino a non avere confini chiari, come la conoscenza scientifica o lo strato di ozono nell’atmosfera. Elinor Ostrom suggerisce che i beni comuni come sistemi di riproduzione e godimento delle risorse condivise devono avere: (1) limiti e confini chiaramente definiti, (2) le regole in uso devono accordarsi bene con i bisogni e le condizioni sperimentate localmente, e (3) gli individui interessati da queste regole devono di solito essere in grado di prendere parte al processo di cambiamento di queste regole.

     

    Immagine di copertina di Paola Andrea su Unsplash

    Note

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