La crisi abitativa: problematiche e soluzioni

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    Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Machina. Clicca il pulsante in basso per leggere il testo completo.

    Nel futuro prossimo rischia di palesarsi in modo dirompente un problema troppo sottaciuto dalla politica e dalle istituzioni: quello degli sfratti. L’Italia è considerata un paese di proprietari di case e si relega la questione dell’affitto a un problema marginale. D’altronde nelle ultime settimane abbiamo letto diverse affermazioni riguardo il blocco degli sfratti, ritenuto dannoso per le famiglie di locatori già colpite dalla crisi causata dalla pandemia globale[1]. Una sfacciata stortura ideologica di chi ha interesse a difendere la rendita dei grandi proprietari.

    Dal motto di democristiana memoria «non tutti proletari ma tutti proprietari», le politiche abitative italiane sono state incentrate su sgravi fiscali e accesso al credito, piuttosto che su investimenti in edilizia pubblica, la quale invece è stata progressivamente svenduta. La liberalizzazione del mercato della locazione e della compravendita ha dato un colpo definitivo alla questione abitativa. In Italia la situazione non è ancora collassata del tutto grazie ai risparmi e alle risorse materiali e monetarie trasferite dalle famiglie di origine, motivo per il quale episodi di sfratto, pignoramento e povertà abitativa non sono stati così capillari come in Spagna o in Grecia. Ciononostante, alcuni processi stanno cambiando.

     

    Maurizio Cannavacciuolo, It Will Be, 2019, smalto ad acqua e smalto sintetico su parete, dimensione ambiente. Foto di Antonio Maniscalco

     

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