È possibile creare un’intelligenza artificiale che sia di beneficio a tutti?

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    Nessuna tecnologia ha saputo stimolare dibattiti così accesi come l’intelligenza artificiale: in perenne equilibrio tra critiche e ottimismo, l’IA continua a essere al centro di discussioni e visioni sul futuro, generando speranze e molte paure.

    Università, centri di ricerca, startup e grandi aziende si sono unite ad alcuni governi (si veda anche il Government AI Readiness Index) in task force multidisciplinari per ripensare l’interazione tra macchine e intelligenza umana, per incoraggiare lo sviluppo della tecnologia secondo processi inclusivi e collaborativi, promuovendo una narrativa accessibile.

    In collaborazione con Nesta Italia

    Come ogni processo di radicale sviluppo tecnologico, il dibattito è alla ricerca di un punto di assestamento. La narrativa mediatica è particolarmente incline ad evidenziare alcune criticità, come la possibilità che i sistemi IA provochino la perdita di posti di lavoro e il timore che l’intelligenza umana venga superata da quella delle macchine. Una narrativa a cui si contrappongono letture esperte che raccontano le nuove opportunità economiche legate ai processi di innovazione collegate all’IA, a condizione che siano opportunamente accompagnate ad investimenti nell’educazione abbinati ad una netta riforma delle politiche sociali.

    Parlare di intelligenza artificiale implica una riflessione molto più profonda  della mera introduzione di nuove regolamentazioni e policy capaci di guidare il suo sviluppo verso la produzione di impatti sociali, al di là degli aspetti commerciali.

    Porsi domande sull’etica degli algoritmi è il vero tema che da sempre accompagna la teoria dello sviluppo tecnologico, con conseguenze che impongono il ripensamento delle organizzazioni sociali e una radicale rivoluzione dei sistemi educativi e culturali.

    Come possiamo avvicinare cittadini alla progettazione di soluzioni di IA che riguardano il presente e il futuro di tutti? Come possiamo lavorare per indirizzare queste tecnologie alle necessità dei cittadini e allo sviluppo di comportamenti virtuosi per la collettività?

    Cercando di affrontare l’argomento con semplicità, occorre costruire meccanismi di responsabilità condivisa sull’utilizzo e l’indirizzo della progettazione di  algoritmi. Un tema che allo stato attuale è quasi esclusivamente in mano agli ingegneri che progettano le soluzioni di IA. Ma cerchiamo di essere ancora più chiari: la gestione e l’indirizzo dei“pesi” che si danno ad alcune “variabili” è fondamentale alla costruzione di relazione causa–effetto capaci di spiegare e prevedere certi eventi, elaborando risposte artificiali capaci di generare impatti sociali. Aprire queste technicalities verso un processo di innovazione aperta è necessario alla creazione di un “dominio pubblico” sull’impatto che le tecnologie basate sull’IA propongono. In questo approfondimento proposto da Telecom Italia va dato merito del tentativo di volgarizzazione del tema.

    Come possiamo bilanciare competenze tecniche delle grandi aziende tecnologiche e dei centri di ricerca, ragionamenti di tipo etico promossi da enti non profit, governi e fondazioni (es. OpenAI) e il sapere di ciascun individuo per creare soluzioni più efficaci?

    Da qualche anno Nesta ha aperto un centro per disegnare l’intelligenza collettiva (Centre for Collective Intelligence Design) a Londra con l’obiettivo di combinare il sapere umano con i dati e l’IA. La visione alla base del progetto è quella di sfruttare il grande potenziale dell’IA combinata con l’intelligenza collettiva – che può essere abilitata in modo efficace da piattaforme digitali (si veda il progetto DSI4EU) – per affrontare alcune delle più pressanti sfide sociali. Il centro sta lavorando  con ricercatori, università, startup, grandi aziende, service leader e policy makers per mobilitare “unità di intelligenza umana” nel combinarla su larga scala con dati, IA e altre risorse digitali.

    Mentre osserviamo il lavoro del Centre for Collective Intelligence Design con molto interesse, ci siamo resi conto che in Italia il dibattito su IA ad impatto sociale è ancora poco diffuso, specialmente quando si parla di IA per fini sociali. Abbiamo così deciso di lanciare il progetto AI for social good.

    Con l’obiettivo di far dialogare diversi attori tra loro, di coinvolgere la cittadinanza e rendere comprensibili argomenti complessi, abbiamo lanciato una Call for Visionary Ideas che raccoglie proposte visionarie di IA ad impatto sociale nelle aree di Educazione, Arte e Cultura, Salute e Città. La call è aperta a tutti per scelta: possono partecipare singoli o organizzazioni; cittadini, istituti di ricerca, aziende ecc. Le proposte verranno valutate in base ai requisiti di impatto sociale, fattibilità e innovatività, un vincitore per area riceverà un premio in denaro. Il progetto prevede inoltre un evento finale che vuole favorire il confronto e le connessioni tra il mondo delle tecnologie emergenti e il settore sociale.

    Per offrire alcuni spunti o idee di cosa stiamo cercando, presentiamo alcune soluzioni basate sulla tecnologia IA che ci hanno ispirato.
    In ambito educativo, abbiamo trovato interessante il prodotto Microsoft translator for education, un plug-in per presentazioni PowerPoint che crea sottotitoli in tempo reale per tradurre la lezione di un’insegnante. Un prodotto simile, che si adatta alle metodologie di insegnamento delle nostre scuole, sarebbe rivoluzionario perché darebbe accesso all’educazione a tutti, in particolare a chi ha disturbi specifici del linguaggio o non conosce la lingua italiana.

    Un’altro esempio interessante è ChatterBaby che riconosce i bisogni del neonato in base al tipo di pianto. Questo progetto nasce all’UCLA (University of California) ed è stato originariamente ideato per genitori di bambini sordi, al fine di aiutarli a capire i motivi del pianto dei loro bambini e intervenire nel miglior modo possibile.

    In ambito arte e cultura è interessante il caso italiano Codice Ratio che grazie a tecniche di analisi delle immagini digitali e di intelligenza artificiale combinate con un software di riconoscimento ottico dei caratteri (ocr) permette di leggere e riconoscere testi storici complessi, rendendoli disponibili a tutti per la lettura e la ricerca.

    Nell’area che affronta temi urbani ci è piaciuta l’applicazione Smart Planner promossa dalla Fondazione Bruno Kessler e i comuni di Trento, Rovereto e Bologna per supportare le politiche di mobilità sostenibile in città. Grazie ad un’app che utilizza tecniche di IA di pianificazione automatica e personalizzata, gli utenti possono raggiungere qualsiasi destinazione nel modo più breve ed ecologico possibile optando per mezzi di trasporto pubblici, privati o in condivisione.
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    Per concludere, Nesta Italia intende lavorare insieme alle realtà che vogliono sviluppare delle proposte concrete utilizzando l’intelligenza artificiale, per dar vita a programmi di sperimentazione a partire dal prossimo anno. Vi incoraggiamo a mandarci le vostre idee e aiutarci a promuovere un dibattito più inclusivo in questa area.

    Note