Tournée da Bar. È stata una volata pazzesca

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    Spettatore: “Posso dirti una cosa?”
    Davide: “Certo, dimmi”
    Spettatore: “È stato davvero bello sentire il linguaggio shakespeariano nel caos di questo bar”
    Davide: “Ti ringrazio”
    Spettatore: “Mi piace quando si mischia l’antico al moderno, si crea un bel cortocircuito interessante”
    Davide: “Beh, allora ti sarebbe piaciuto un sacco il pitch che ho fatto davanti alla giuria del premio CheFare…”

    Degli 800 progetti che hanno partecipato al bando cheFare 2015, solo 40 hanno superato la prima fase di selezione. Un ulteriore filtro si è avuto attraverso una lunga raccolta voti, durata oltre due mesi, che ha portato i primi dieci classificati a partecipare a un camp, che si è tenuto il 24 e il 25 novembre 2015 a Base, in seguito al quale i partecipanti avrebbero presentato il loro progetto con un pitch della durata di cinque minuti.

    “La fase di raccolta voti è andata molto bene”, spiega Davide Lorenzo Palla, project manager e ideatore della Tournée da Bar, uno dei tre vincitori del bando. “Durante il camp, però, mi sono trovato a partecipare a tavoli di discussione con persone che erano molto più formate di me nel campo del marketing e in altri settori aziendali”.

    Un settore che, tra l’altro, ha delle particolarità linguistiche molto forti: stakeholder, key points of interest, business model, competitor. Un vocabolario aziendale stracolmo di anglicismi che poco si adatta alla formazione umanistica di chi, come Davide, ha sempre lavorato come attore: “Mi sono reso conto di quale fosse la mia fragilità. È stato un momento importante in cui riflettere e mettermi a studiare”.

    Anche gli aspetti più specifici del progetto Tournée da Bar andavano inseriti all’interno di un pitch di presentazione da tenersi di fronte a una giuria molto qualificata. Di conseguenza, non c’era solo da studiare come si fa un business model o l’analisi della concorrenza, ma anche come si fa un pitch nel migliore dei modi. “Per iniziare ho cercato su Google, dove ovviamente ho trovato parecchie informazioni sul tema”, prosegue Davide.

    Elevator Pitch: un tipo di discorso e una forma di comunicazione con cui ci si presenta a un’altra persona per motivi professionali, in cui si racconta la propria attività. È il discorso che un imprenditore farebbe a un investitore se si trovasse con lui in ascensore (elevator).

    “Come se in ascensore ci si stesse per cinque minuti con tanto di slide e proiettori”, scherza Davide. La ricerca su internet, comunque, gli permette di avere una prima infarinatura e di scoprire quali sono i punti fondamentali del pitch: una prima slide con il logo e un claim, ovvero una breve descrizione dell’impresa; una seconda slide in cui si descrivono i problemi che si vogliono risolvere; una terza in cui si illustrano le soluzioni a quel problema. E ancora: analisi di mercato, business model, analisi dei competitor, strategia di marketing, team di lavoro e una proiezione dei costi e dei ricavi.

    “Mi sono buttato su questa cosa, studiando tutto al meglio delle mie possibilità”, prosegue Davide. “Ma una cosa era evidente: non avrei mai potuto trasformarmi in un esperto in dieci giorni e qualunque investitore avrebbe capito dopo venti secondi di discorso che non ero un esperto del settore e che non masticavo il linguaggio tecnico”.

    Di conseguenza, l’aspetto più importante di tutta la preparazione diventa un altro: come trasformare un punto di debolezza in un punto di forza? “Ho capito che dovevo giocare con quel linguaggio, costruendo un pitch in linea con la mia impresa culturale. Un pitch fatto come lo avrebbe fatto Shakespeare: con le rime e in versi. In questo modo ho preso un linguaggio non mio, l’ho portato sul mio terreno di gioco e ho anche un po’ scherzato su tutti gli anglicismi usati, e abusati, in questo settore”.

    Così, Davide scrive un pitch in versi di cinque minuti, prepara le slide di accompagnamento e inizia a studiare il tutto ossessivamente, come se fosse una parte in una pièce teatrale. Il verso che più è rimasto di tutto ciò è uno: “Di Tournée da Bar ora io vi favello / Andando ad analizzare il business modello”.

    Da un certo punto di vista, scrivere un pitch di questo tipo è stato senz’altro un rischio; un rischio che però ha pagato: “Poteva piacere o non piacere, ma ero sicuro che tutti si sarebbero resi conto del tipo di lavoro che c’era dietro, dell’impegno che avevo messo e del fatto che nulla era stato lasciato al caso: le slide erano curate, la descrizione era completa e anche il business plan era fatto molto bene, anche dal punto di visto estetico e della confezione”.

    C’è un altro aspetto importante: un pitch fatto in questo modo ha un ruolo decisivo nel sottolineare l’identità dell’impresa che si sta presentando: “Così si è capito quale fosse l’unicità di ciò che stavo presentando, perché potevo farla proprio io e non qualcun altro, e anche come si sarebbe potuto coniugare teatro e impresa mantenendo molto alta l’asticella della qualità professionale. Sono convinto che questo abbia avuto un ruolo importante nel permetterci di vincere il bando”. Valorizzare la propria identità e trasformare in forza le debolezze possono essere il modo migliore per far emergere un’idea vincente; anche a costo di fare un elevator pitch in rime baciate di cinque minuti.

    Dal giorno del pitch e della presentazione è passato un anno: Davide si ritrova con i suoi collaboratori alla conclusione dell’ultima tournée nazionale per tirare le somme dei mesi trascorsi.

    Davide: “È stata una volata pazzesca”
    Sara: “Fa impressione pensare a quante cose abbiamo fatto nel giro di qualche mese”
    Josephine: “Se ci pensi, proprio un anno fa scoprivamo di aver vinto il bando”
    Davide: “Da lì è iniziata una corsa non dimenticheremo mai”

    To be continued

    Note