Un viaggio dentro Home Movies, l’Archivio Nazionale dei Film di Famiglia

Scarica come pdf

Scarica l'articolo in PDF.

Per scaricare l’articolo in PDF bisogna essere iscritti alla newsletter di cheFare, completando il campo qui sotto l’iscrizione è automatica.

Inserisci i dati richiesti anche se sei già iscritto e usa un indirizzo email corretto e funzionante: ti manderemo una mail con il link per scaricare il PDF.


    Se inserisci il tuo indirizzo mail riceverai la nostra newsletter.

    image_pdfimage_print

    Nel centro di Bologna c’è uno scrigno di storie rimaste per molto tempo sottaciute: si tratta di Home Movies, l’Archivio Nazionale dei Film di Famiglia, nato nel 2002 come progetto indipendente “con l’obiettivo di salvare e trasmettere un patrimonio audiovisivo nascosto e inaccessibile”. Una parte dei filmati privati che conserva è stata aperta alla visione libera nella sezione MemoryScapes – Il cinema privato online. Accedendo a questo spazio si svela un patrimonio di brevissimi film muti, visioni di vite familiari e amicali che chiedono sottovoce uno sguardo di delicatezza e di verità. Una moltitudine di riprese eterogenee per qualità, durata, cronologia, ambientazione, estetica; brevissimi film che aprono ai più disparati scenari e immaginari di un’Italia che pure è esistita.

    Due esempi tra moltissimi:

    1940. Bianco/nero. Labirinto di Villa Pisani a Stra, Veneto. 

    La camera 9.5 mm riprende una donna che avanza alla ricerca della via d’uscita. Ha un soprabito chiaro che la staglia contro lo scuro delle alte siepi: è seguita da due uomini che si muovono in modo piuttosto concitato e divertito. L’inquadratura si sposta, si allarga, altri visitatori appaiono casualmente nell’inquadratura. A tratti la macchina riprende solo il bianco sterrato del labirinto. Poi di nuovo lei, avanti. Gli altri due sempre dietro, a seguirne il passo. D’improvviso la camera stacca sui nostri tre protagonisti, fermi nei pressi dello specchio d’acqua della villa. Un’inquadratura sul paesaggio. Di nuovo loro tre insieme. Stop. 55’’.
    Nel 1940 l’Italia entrava in guerra e c’era un piccolo mondo privato tra gli arbusti e le acque della Reggia di Stra.

    “Viaggio di nozze “- estratto 2, Fratelli Chierici (Stra, 1940)

    1943. Bianco/nero. Ospedale militare di Loano, Liguria.

    Alcune scenette esilaranti mostrano l’abolizione del saluto romano, le figure sono tutte maschili. La caduta del fascismo è raccontata dalle pellicole del fondo Bacigalupo con un tono semiserio, tra un certo cronachismo di reportage e un lieve macchiettismo. 1’26’’.

    “La caduta del Fascismo”, Giuseppe Bacigalupo (Loano, 1943)

    E avanti così, nel tempo, nello spazio, negli sguardi, nel quotidiano di innumerevoli vite private che s’incrociano, che sono lì a ritmare la storia che tutti siamo stati.

    Spiagge affollate del Sud, scenette di vita quotidiana ad Alberobello prima che diventasse la gettonata Alberobello, le piazze e le passeggiate fiorentine negli anni Ottanta o la casa del Boccaccio a Certaldo nei Settanta, il secolare Palio senza fantini di Ronciglione, la troupe di “Pane, amore e…” che si gode una pausa ai bagni della Regina Giovanna a Sorrento, scenette divertite al mercato ortofrutticolo di Milano nei Sessanta.

    Sono solo alcuni filmati, gratuitamente a disposizione del pubblico in rete sulla piattaforma MemoryScapes – Il cinema privato online di Home Movies – Archivio Nazionale dei Film di Famiglia. Home Movies nasce nel 2002 come progetto indipendente, “con l’obiettivo di salvare e trasmettere un patrimonio audiovisivo nascosto e inaccessibile”.

    Dal 2005 Home Movies stipula una convenzione con l’Istituto Storico Parri che permette all’archivio di trovare una collocazione e una sede operativa nei locali nell’ex convento di San Mattia, di proprietà del Comune di Bologna. Da lì si dà avvio ad un processo di istituzionalizzazione e ricerca sempre più importante e corposo, che vede la nascita di numerose collaborazioni con università, cineteche, archivi, enti locali e altre realtà istituzionali. Nel 2011 l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia viene dichiarato dal MiBACT “archivio d’interesse storico particolarmente importante”.

    Con il partner Kinè vengono sviluppati progetti di produzione cinematografica e valorizzazione che coinvolgono diversi autori e partner come l’Istituto Luce, la RAI, il Ferrania Film Museum e il MAST. Tra gli ultimi progetti realizzati, il film Il Varco (2019) di Federico Ferrone e Michele Manzolini, presentato alla 76° Mostra del Cinema di Venezia e fresco vincitore degli European Film Awards 2020 per il miglior montaggio.

    Un archivio che è scrigno di storie fino ad ora sottaciute e che adesso scoprono ogni loro fragilità insieme alla propria forza. Storie che si mostrano mute e che, per la loro nudità, sembrano chiedere sottovoce uno sguardo di delicatezza e di verità.

    In Il formaggio e i vermi, Carlo Ginzburg ha cavalcato nella forma del saggio storico l’idea che la grande Storia si possa svolgere e rivelare attraverso le vicende di personaggi anonimi. La cosiddetta microstoria coincide spesso con la cultura delle classi subalterne e corre parallela, scontrandosi talvolta, con la Storia di vincitori o dominatori.

    Il corrispettivo cinematografico della microstoria è espresso dal filone degli home movies: filmati amatoriali realizzati con pellicole 9,5 mm, 16 mm, 8 mm, Super 8 e girati da persone comuni per ritrarre scene di famiglia o eventi storici, talvolta prodotti con scopi artistici e con idee di montaggio argute e piuttosto raffinate, ma comunque indipendenti.

    Il cinema amatoriale conservato in archivi come quello di Home Movies si mostra sia come raccolta di materiali che riscrivono la Storia grazie alla loro “presa diretta”, inedita, molecolare, sia come vicenda estetica.

    Colpisce un’affermazione lapidaria di Roger Odin: «Il privato dei film familiari è un privato istituzionalizzato»1Roger Odin, Du film de famille au journal filmé in Le je filmé, sous la direction de Y. Beauvais et J.-M. Bouhours, Paris, Centre Georges Pompidou, 1995, p. 1949 (la numerazione delle pagine corrisponde agli anni del XX secolo). Cfr. anche Roger Odin, Il cinema amatoriale in Storia del cinema mondiale, a cura di G. P. Brunetta, vol. V, Torino, Einaudi, 2001. Ovvero, tutte quelle caratteristiche intrinseche del cinema amatoriale – la bassa definizione dell’immagine, la scarsità di accessori, le difficoltà legate al montaggio, gli errori, le imperfezioni varie ecc. –  sono nel tempo diventate peculiarità che hanno costretto il cineamatore a crearsi una sua particolare estetica. «Più il film familiare è “malfatto” (cioè non narrativo, non costruito, n.d.a.), meglio funziona»2Ibidem,scrive Odin, perché mostra senza censura estetica la vita quotidiana degli abitanti di una città, di un quartiere, di un condominio, annulla qualsiasi distanza e permette di identificarci immediatamente con il soggetto ripreso. A noi, oggi, consente anche di interpretare e rappresentare la vita sociale, culturale, antropologica, politica e comunicativa di intere comunità – territorialmente o socio-politicamente intese.

    Negli anni Home Movies ha ampliato i suoi orizzonti d’interesse rivolgendosi anche a filmati più autoriali, come i film d’artista. I piani di lavoro si sono moltiplicati e in qualche misura ho cercato di indagarli in una conversazione con Paolo Simoni, direttore dell’archivio e autore del volume Lost Landscapes – il cinema amatoriale e la città (Kaplan edizioni, 2018). Ci racconti la genesi di questo ambizioso progetto? Come e dov’è nato? Chi lo ha pensato inizialmente?

    In breve, siamo nati per una felice convergenza di vari elementi. Innanzitutto grazie all’incontro di persone che, con prospettive e origini diverse, già si occupavano di questi temi. Da un parte c’ero io che sono sempre stato legato a un approccio storico, a un percorso professionale vicino alle forme cinematografiche meno riconosciute, più marginali, che all’epoca – fine anni ’90 inizio 2000 – erano ancora poco studiate e conosciute. Ma la nascita di Home Movies coincide con l’incontro con Mirco Santi.

    Mirco – che oltretutto in quel tempo era un filmmaker Super8 – lega il suo percorso proprio alla materialità della pellicola e all’elemento fisico. La sua capacità tecnica e inventiva gli hanno poi permesso di interfacciare tecnologie analogiche e obsolete con le tecnologie digitali. Il mio sguardo, invece, si concentrava sull’emersione degli elementi storici e sociali.

    Ci siamo conosciuti nell’ambito del cinema sperimentale, del found footage, delle esperienze europee e nordamericane di artisti e autori indipendenti che lavorano con gli archivi privati. I filmmaker underground sono stati tra i primi a recuperare queste pellicole private, utilizzandole per i loro lavori e mostrandone le potenzialità.

    Dall’incontro mio e di Mirco è nata l’idea di creare un archivio, anche grazie al contributo di altre persone che man mano si sono unite.   All’inizio eravamo noi due soli in cantina a guardare i film che lui aveva ritrovato. Queste visioni mi suggerirono che questi film dovessero essere conservati e trasmessi per la loro importanza storica.

    Inizialmente pensai a un progetto locale, come ce n’erano altri in Europa, ma ben presto abbiamo cominciato a raccogliere materiale da tutta Italia. Siamo stati i primi in Italia a lavorare con i film in 9,5 mm, un formato che nessuno sapeva trasferire in video, e siamo stati i primi a pensare questi materiali nell’ottica di una archiviazione sistematica.

    Quindi il nostro lavoro si basa sulla digitalizzazione e sull’archiviazione delle pellicole originali perché proprio queste sono i documenti a cui riferirsi e ritornare: il digitale è un mezzo per una traduzione parziale. Abbiamo raccolto decine di migliaia di pellicole nei quattro formati amatoriali, i formati ridotti: 9,5 mm, 16 mm, 8 mm e Super 8. Formati utilizzati da una molteplicità di soggetti per i motivi più disparati: dalle famiglie – che sono tuttora il nucleo del nostro archivio – dai cineamatori, dagli autori indipendenti, dagli artisti, dai cineasti sperimentali.

    Le pellicole sono donate volontariamente. Ma da dove arrivano? 

    Tutti i materiali, sia quelli familiari che quelli più d’autore, hanno provenienza privata, dalle famiglie degli artisti, o da archivi imprenditoriali, di realtà associative, eccetera. È un materiale molto più eterogeneo di quanto si possa pensare anche perché arriva da diverse epoche comprese tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento. Poi parliamo anche di varie provenienze geografiche.

    Come avviene la fruizione di tutto questo materiale da parte del pubblico?

    Avviene in diversi modi. Archivio Aperto e le tante attività e iniziative che abbiamo organizzato fin dall’origine erano finalizzate a mostrare. Il senso di un archivio è conservare e mostrare: “Conserver, montrer”, riprendendo un’espressione celebre di Dominique Païni, due facce della stessa medaglia. E quindi abbiamo sempre cercato delle strategie per unire questi due aspetti attraverso varie strategie curatoriali e per pubblici diversi. Poi dal pubblico di specialisti e operatori del settore – registi, documentaristi, studiosi, etc. – hanno preso vita film e progetti di ricerca.

    In questo periodo stiamo rendendo accessibile porzioni e ampie selezioni d’archivio sulla nostra piattaforma digitale, Memoryscapes. Il cinema privato online, un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal MiBACT. È uno strumento utile agli specialisti ma soprattutto al grande pubblico. È pensato per i curiosi o per chiunque abbia voglia di accedere a questo materiale con una modalità a volo d’uccello, come un’esplorazione dell’archivio a un primo livello: ci sono tanti spezzoni su temi, luoghi, cronologie. Insomma questo è uno spazio che mostra materiale d’archivio ma che, va detto, è solo la punta dell’iceberg rispetto al materiale che conserviamo. Serve, sostanzialmente, a dare una prima chiave di lettura dell’archivio, di superficie e d’insieme.

    Home Movies conserva filmati di natura totalmente eterogenea da un punto di vista formale, temporale, spaziale e tecnico. Sono filmati sostanzialmente concepiti per una dimensione più o meno privata. Cosa significa per queste immagini passare da una forma di fruizione privata ad una più pubblica? Quanto può cambiare la loro natura da un punto di vista non solo formale ma anche ideale? E in che modo, poi, tutto questo implica un cambiamento, una nuova educazione visiva e immaginativa, in chi ne usufruisce oggi? Quanto queste visioni dal passato educano a nuovi sguardi?

    Il passaggio da privato a pubblico è la prima cosa da dire sul lavoro di Home Movies. Il materiale nasce per un ambito strettissimo come può essere una famiglia ma in fondo puoi considerare una famiglia anche quella degli artisti, cioè di un gruppo di persone che vive dinamiche comunitarie. Invece il cinema amatoriale, certo, ambiva a diventare pubblico, ma comunque era fruito in giri che erano quelli dei cineclub, dei festival: film documentari e a soggetto che di fatto venivano visti da poche persone e non diventavano noti, a parte rarissimi casi.

    Quest’anno, per esempio, Archivio Aperto presenta il lavoro di Mauro Mingardi, un cineasta molto originale, i cui film hanno circolato nei festival indipendenti. Era conosciuto anche a livello professionale ma lui non ha mai lavorato nell’ambito dello spettacolo e quindi è rimasto confinato in un ambiente ristretto.

    Questa è la prima considerazione da fare: si tratta di film privati che presentano determinate caratteristiche, notevoli anche perché sostanzialmente mostrano un ambito non sottoposto al controllo pubblico, non ufficiale. Quindi parliamo di uno sguardo comunque inedito che testimonia e documenta come le persone si filmavano, come vivevano, come si autorappresentavano e come i loro immaginari funzionavano. Questo è un aspetto fondamentale: poter vedere quello che di solito non si vede, quello che, cioè, non appare nei film fatti per il pubblico, come nel caso dei documentari di propaganda, di cineattualità e così via fino alla televisione o ai film che vanno in sala e passano il visto di censura. Il film privato è un’espressione in qualche misura più autentica e diretta rispetto a tutte queste forme.

    È importante aggiungere che oltre al materiale filmico vengono raccolte le informazioni biografiche e di contesto, le testimonianze orali e i racconti che arricchiscono e in qualche misura completano dei testi filmici che in linea generale necessitano di essere restituite all’interno di un “quadro”.

    Dove si ferma l’archivio Home Movies?

    Per ciò che riguarda le pellicole, l’archivio va dagli anni ‘20 fino agli ultimi anni ‘80, che è il periodo in cui sono stati usati i formati ridotti cinematografici. Nel periodo successivo prende sopravvento il video, che rappresenta una nuova sfida.

    Per tornare alla tua domanda sugli incroci di sguardi: è interessante, perché di solito è come se lo sguardo fosse ristretto, di chi possedeva la cinepresa, delle fasce che ne avevano accesso al cinema amatoriale. Poi nel tempo le cose sono cambiate e lo sguardo si è allargato: salvo eccezioni, parliamo della fascia alto-borghese degli anni Venti, Trenta, Quaranta e da lì poi progressivamente sempre più persone e fasce sociali ed economiche diverse. Ma, in ogni caso, c’è un aspetto importante: che ogni sguardo è uno sguardo individuale e irriducibile. Cioè, chi prende in mano la cinepresa, mette l’occhio nel mirino o comunque la usa e – aldilà della gestualità che fa parte di un linguaggio comune – ne fa uno sguardo irriducibile. Ogni vita è una vita che può essere simile a un’altra vita ma è unica. E anche gli sguardi rappresentano questo fatto, e cioè che esistono elementi della personalità, sentimenti, emozioni che prendono la forma di sguardo filmico sulle cose.

    Questi elementi sono altresì interessanti. In certi casi vengono indagati maggiormente perché si tratta di casi più eclatanti di altri, più appariscenti anche per motivi estetici o di qualità visiva. Insomma, ci sono archivi più ricchi di altri, inevitabilmente. Oppure è più stimolante indagare determinate epoche storiche: c’è da dire che se oggi noi siamo attenti a certi aspetti, magari tra trent’anni altri saranno attratti da altri. Per questo è importante parlare anche di sguardi contemporanei. In più, di questi film di famiglia noi facciamo sempre un uso contemporaneo, con i dispositivi che abbiamo a disposizione oggi, cioè adattiamo queste immagini alla contemporaneità o cerchiamo risposte a domande contemporanee traendole dalle immagini del passato.

    Quali sono le politiche conservative dell’Archivio Home Movies? Tutto quello che vi arriva viene conservato o vengono operate delle scelte?

    Per lungo tempo abbiamo raccolto tutto perché dovevamo creare un nucleo archivistico che fosse rappresentativo. Poi, a un certo punto, abbiamo dovuto porre dei filtri. Anche perché più l’Archivio diventa grande, più è complesso e difficile da gestire. Archiviare è un’operazione complicata e costosa, anche in ottica futura. Allora la questione di una selezione te la poni e non sempre ti dai una risposta adeguata, nel senso che la risposta sta nelle strategie approssimative che riesci ad adottare. Ad esempio privilegiamo i fondi filmici più ampi, per esempio quelli in cui si può vedere la vita di una famiglia attraverso i decenni. Ultimamente non facciamo molte campagne di raccolta se non quelle mirate su specifici territori. Le giornate di Archivio Aperto prima dedicate esplicitamente alla raccolta dei film con il tempo sono diventate un’occasione di visita allo spazio dell’archivio e alla sua scoperta. Le richieste di archiviazione che ci giungono ora vengono vagliate e valutate accuratamente.

    Quali sono i criteri di selezione?

    Ci informiamo sul contesto, prima di tutto. In astratto non si può dire se un archivio sia più interessante di un altro. Certo, se hai tantissime immagini di famiglie al mare a Rimini negli anni Sessanta, apparentemente una sequenza in più o una in meno non fa la differenza. Ma quello della selezione è un terreno scivoloso perché, anche se si tratta di qualcosa di ampiamente documentato, per esempio la celebrazione del matrimonio, chissà che in un filmato in particolare tra tutti non ci sia dettaglio che susciti l’attenzione di qualcuno. Quindi è difficile dire a priori cosa sì e cosa no. Certe volte per ricostruire un quadro storico si parte da un segno ritrovato. Dai tempi delle caverne gli umani hanno lasciato segni e tracce. Si parte sempre da lì.

    Come si sostiene Home Movies?

    È complesso sostenere una realtà come Home Movies, nata dal nulla e cresciuta in pochi anni. Da una parte c’è un archivio audiovisivo, riconosciuto come bene culturale, che come tale va tutelato, e ormai punto di riferimento italiano imprescindibile per il cinema privato. Dall’altra, e non in contraddizione, c’è una forte dinamica di produzione che prende forme sempre nuove, apprezzate ma non sempre inquadrabili.

    Progetti di valorizzazione culturale come MemoryScapes e Archivio Aperto sono sostenuti da MiBACT, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna. Tutto sommato sono progetti piccoli e tuttavia incisivi che non sfruttano ancora appieno le loro potenzialità per la mancanza di sufficienti investimenti. Sosteniamo le nostre attività anche grazie alle collaborazioni con il mondo della produzione audiovisiva e all’alta professionalizzazione maturata negli anni nel recupero e nella valorizzazione degli archivi filmici privati, per diversi aspetti unica nel panorama nazionale e non solo.  Viviamo nella necessità di un’istituzionalizzazione dell’archivio, un processo complesso e abbastanza lungo, e allo stesso tempo nel continuo rilancio quotidiano cui spesso sono costrette le imprese culturali. In definitiva, siamo consapevoli dell’impatto culturale e sociale di Home Movies e fiduciosi di avere intrapreso la strada giusta.

    Note