Un giro (virtuale) ad ArteKino Festival, la rassegna online del cinema europeo

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    Per tutto il mese di Dicembre su ArteKinofestival.com si terrà il Festival online di cinema europeo curato da ArteKino, progetto nato sulla scia di ARTE Europe dalla costola del canale franco-tedesco ARTE, che si occupa di diffondere online alcuni dei più interessanti film europei, debutti, fiction e documentari, presentati durante l’anno nei vari festival cinematografici europei.

    Dei dieci film in concorso all’edizione 2019, due sono italiani – Normal di Adele Tulli e Selfie di Agostino Ferrente – a riprova della vitalità del nostro cinema, ma anche della sua creatività, trattandosi in entrambi i casi di documentari atipici, che in modo diverso e quasi opposto tentano di raccontare con uno sguardo originale, da un lato freddo e distante e dall’altro partecipe e ruvido, alcuni aspetti della nostra società.

    Si tratta di due film che, nonostante il grande successo di critica ai festival in cui sono stati presentati, non hanno goduto di una larga distribuzione, ma che grazie ad ArteKino Festival e – nei mesi scorsi – a servizi di cinema online come Mubi, hanno raggiunto virtualmente quel pubblico che altrimenti non sarebbe riuscito a vederli.

    Di fronte allo svilupparsi dei servizi di streaming online si rende sempre più necessaria una riflessione su come si possa fruire il cinema d’autore e di ricerca e come si possa ridurre, o per lo meno giustificare, l’inevitabile tensione tra esperienza e diffusione del cinema.

    In paesi come l’Inghilterra, dove il cinema d’autore ed europeo, ad esempio, non gode della passione riservatagli dal pubblico francese (e per certi versi anche italiano), servizi come Mubi+MubiGo rappresentano un modo non solo per incentivare il pubblico a scoprire e ri-scoprire nuovi e vecchi autori, ma anche a invitarlo una volta a settimana, ad andare in sale convenzionate a vedere film selezionati da un team di curatori.

    La scelta limitata dei film (trenta di cui uno nuovo al giorno nel caso di Mubi, uno al mese nel caso di ArteKino Selection, dieci durante l’ArteKino Festival) è sicuramente una scelta interessante per focalizzare il pubblico su un numero limitato di opzioni, piuttosto che disorientarlo con una scelta infinita.

    Questi servizi propongono anche nuove combinazioni e modelli di accessibilità. Nel caso di MubiGo (non ancora disponibile in Italia), alla sottoscrizione mensile si associa un biglietto gratuito a settimana per la visione di un film scelto in sale convenzionate; nel caso di ArteKino si esplora invece la possibilità di distribuire temporaneamente e gratuitamente film in paesi in cui non sarebbero altrimenti distribuiti.

    Lo stesso modello di ArteKino, seppure senza festival, ma con una proposta cinematografica a cadenza settimanale invece che mensile, è adottato anche da Le Cinéma Club. Se ciò non fosse sufficientemente appetitoso per il pubblico cinefilo, alla curatela dei film, questi servizi spesso aggiungono anche, nei loro blog, interessanti approfondimenti sui film, i registi, gli attori, il design delle locandine o le rassegne in corso, andando così a colmare lo svantaggio dell’esperienza cinematografica online rispetto a quella in sala con un’esperienza di arricchimento culturale a tutto tondo.

    Sulla scia di queste riflessioni, durante la proiezione londinese di Selfie, abbiamo incontrato Rémi Burah, presidente di ArteKino, per parlare degli obiettivi di iniziative come queste in un contesto sempre più extra-nazionale ed europeo.

    Com’è nato il Festival ArteKino?

    La prima edizione del Festival si è tenuta nel dicembre 2016. L’idea era di prolungare ed espandere l’offerta cinematografica digitale di ARTE, offrendo film di registi europei contemporanei che, pur essendo stati presentati in esclusiva ai festival europei più prestigiosi e avendo goduto di un successo di critica, non hanno beneficiato della distribuzione in sala che in pochi paesi.

    Ci impegniamo a sostenere il cinema nelle sue varie fasi di realizzazione, dalla creazione alla diffusione

    Volevamo renderli disponibili al pubblico cinefilo europeo che non ha avuto l’opportunità di andare ai festival. Proseguendo sulla scia di Arte Europe, abbiamo creato un sito dedicato e offerto i film sottotitolati in dieci lingue.

    Chi si occupa e come avviene il processo di selezione dei film?

    I film sono selezionati da Olivier Père, direttore della sezione Cinéma su ARTE France e direttore artistico del festival ArteKino. La selezione è aperta a lungometraggi sia di fiction che documentari, con un’attenzione particolare per i debutti (quest’anno ad esempio sette su dieci sono debutti). Dei dieci lungometraggi presentati, che sono per lo più inediti, sette sono fiction e tre documentari. I film sono prodotti in vari stati europei e nella selezione si cerca di mantenere quanto più possibile un equilibrio.

    I film si possono vedere in tutti i paesi dell’unione europea? Anche in quelli dove i film non sono stati distribuiti?

    I film sono proposti a un’Europa in senso allargato, ovvero in 45 paesi, non limitatamente all’Unione Europea, e sono accessibili nei paesi dove non sono stati distribuiti. Laddove esista già un distributore nazionale, lo contattiamo e se desidera partecipare al progetto richiediamo i sottotitoli e cerchiamo un accordo, come ad esempio limitare il numero di visioni. Se un accordo non viene trovato, blocchiamo il film in quel paese.

    Quali sono le novità di questa edizione?

    L’edizione 2019 conferma la diversità del cinema d’autore europeo e promuove la ricchezza del cinema indipendente, presentando sguardi singolari sulla nostra epoca. Ma si innova anche. Infatti abbiamo istituito un premio e una “giuria giovani”, composta da una decina di cinefili europei tra i 18 e i 25 anni.

    Com’è sostenibile questo modello di festival?

    L’obiettivo è di partecipare alla diffusione della cultura e dunque il fatto che l’offerta sia gratuita è per noi fondamentale. Il modello economico si basa su tre pilastri finanziari: il gruppo ARTE, Europe Media Creative e il mecenatismo, in parte derivato da fondi donati ad ArteKino da società come NESPRESSO, GOOGLE, MEDIAVISION, in parte di privati appassionati di cinema come Michel Merkt.

    Dopo il festival i film si potranno vedere online?

    I film si possono vedere tutto il mese di dicembre, entro i limiti di capacità di questa “sala virtuale europea”, ovvero 5.000 visioni per film divise tra i 45 paesi. Il vincitore del Premio del Pubblico Europeo si potrà invece vedere anche tutto il mese di gennaio, all’interno dell’offerta ArteKino Selection, in questo caso senza limitazioni e su tutte e tre le nostre piattaforme: artekinofestival.com, arte.tv e Youtube Arte Cinéma.

    Guardare i film online e andare al cinema sono esperienze completamente diverse. Un piccolo schermo spesso non rende giustizia al film, eppure la distribuzione online può aiutare i film a raggiungere un pubblico più vasto. Come percepisce questa tensione tra esperienza e accessibilità dei film?

    Ci impegniamo a sostenere il cinema nelle sue varie fasi di realizzazione, dalla creazione alla diffusione. Contribuiamo economicamente alla produzione di oltre 40 film l’anno, che poi escono nelle sale in Francia, dopo esser stati presentati a Cannes, Berlino, Venezia, Locarno. Ovviamente questo non è possibile in tutta Europa e l’offerta di ArteKino è un modo per rendere disponibili queste opere anche nei paesi in cui non sono distribuite o, se lo sono, di renderle più accessibili in collaborazione con i loro distributori, naturalmente rispettando il loro calendario di distribuzione.

    Quali pensa siano i benefici di un festival di cinema online? E per chi sono questi benefici? Per i registi? Il pubblico? O entrambi?

    Il benefici sono per tutti, in modo diverso. Per lo spettatore che ha accesso gratuito a un’opera che altrimenti non avrebbe potuto vedere, per il regista a cui naturalmente interessa che il suo lavoro raggiunga il più alto numero possibile di persone, per il produttore e il distributore che vedono il film proiettato all’interno di un festival e sicuramente per il vincitore del Premio del Pubblico europeo, che riceverà 20.000 euro.

    Cosa pensa del modello proposto da Mubi+MubiGo? Avete istituito qualche collaborazione con piattaforme italiane?

    Il modello Mubi è formidabile e la loro sinergia digitale & sala è estremamente virtuosa. Per quanto riguarda noi, da quest’anno abbiamo messo in piedi una partnership con loro per promuovere rispettivamente le nostre attività e la nostra intenzione è continuare a collaborare con loro anche nel 2020. In Italia abbiamo invece una partnership con la piattaforma MyMovies.

    Avete qualche piano entusiasmante per il il futuro del festival?

    Lo scorso anno il festival ArteKino ha attratto oltre 45.000 internauti (20.000 più che nel 2017) con un aumento del 47% delle visioni e una durata media di visione di circa un’ora. Speriamo di continuare questo crescita dinamica: nel 2020 continueremo a proporre ArteKino Selection come una sorta di “declinazione del festival a lunga durata” che permetta di vedere ogni mese un nuovo film europeo. Nel 2019 questa proposta ha attirato complessivamente oltre tre milioni di visitatori. A questi numeri hanno contribuito ad esempio Bandes de filles di Céline Sciamma, Belle Épine di Rebecca Zlotowski – oltre un milione di visite solo loro – e Crache Coeur di Julia Kowalski in Novembre.

    Note