C’è un nuovo mondo solidale e collettivo — dobbiamo proteggerlo dall’oblio capitalista

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    Vivo a Londra solo dallo scorso settembre e l’esplosione di quella che, almeno agli occhi di un americano, ha tutta l’aria di essere una splendida e precoce primavera mi ha colto di sorpresa. Gironzolando per il mio quartiere, Maide Vale, sono colpito dall’esultanza dei ciliegi in fiore. Per poche, brevi settimane, i ciliegi conoscono una sensuale esplosione di colori, prima di cadere rapidamente nell’oblio per un altro anno; la loro esuberante fioritura è lì a ricordarci della felicità della vita ma anche della sua fragilità, del suo inevitabile trapasso. Al tempo stesso, come studioso dell’ottocento francese, la stagione dei fiori di ciliegio mi ricorda immancabilmente la canzone che, nel 1871, divenne l’inno non ufficiale della Comune di Parigi, Le temps des cerises.

    Ultima di una serie di rivoluzioni (dopo quelle del 1798, del 1830 e del 1848), la Comune di Parigi fu istituita dopo lunghi mesi di assedio da parte dei prussiani, al termine della disastrosa guerra franco-prussiana. Invece di accettare la capitolazione proposta dalla Terza Repubblica recentemente formata (Repubblica solo di nome…), il popolo di Parigi si ribellò sia contro il governo nazionale sia contro i prussiani, dichiarando la città una Comune autogestita. Tutto ebbe inizio il 18 marzo del 1871 – esattamente 149 anni dopo, il primo ministro francese avrebbe dichiarato la chiusura dei luoghi pubblici per contenere la diffusione del Coronavirus. Per due brevi, straordinari mesi, la Comune si autogovernò nella forma di una democrazia diretta. Per due mesi, il popolo di Parigi cominciò a sognare un mondo migliore e a trasformare questo sogno in realtà (vedi Kristin Ross).

    Separazione tra stato e chiesa. Abolizione del lavoro minorile. Abolizione degli interessi sui debiti. Moratoria sull’affitto. Giornata lavorativa di dieci ore. Divieto del lavoro notturno nei panifici. Cittadinanza per tutti i residenti stranieri. Fabbriche gestite dagli operai. Parità di salario per le donne e gli impiegati statali a ogni livello. Unioni civili. Abolizione della prostituzione. Questi sogni, queste realtà, furono spazzate via alla fine di maggio, quando l’esercito francese appena ricostituito invase Parigi avanzando da Versailles e massacrando tra le 10.000 e le 20.000 persone in una sola settimana: “J’aimerai toujours le temps des cerises/ C’est de ce temps-là que je garde au cœur/ Une plaie ouverte !” (“Amerò sempre il tempo delle ciliegie / È di quel tempo che serbo nel cuore / Una ferita aperta!”).

    Quasi un secolo e mezzo dopo, quando è il mondo intero a trovarsi sotto assedio a causa di quello che molti politici descrivono come un nemico virale invisibile, le ragioni che avevano animato la lotta dei comunardi sembrano essere state ampiamente riconosciute. Oggi potrebbe sembrare addirittura incredibile che meno di due secoli fa ci fosse gente disposta ad ammazzare migliaia di connazionali per impedire il riconoscimento di diritti umani così basilari. Siamo abituati a pensare che il reazionarismo sia un atteggiamento mentale nostalgico del tutto alieno alla sinistra, proiettata senza sentimentalismi verso un futuro utopico. E tuttavia, i libri di storia e la memoria collettiva continuano a cancellare tanto le battaglie della sinistra quanto le sue vittorie. A ogni primavera politica, si tratti del 1871 o del 1968 – o chissà, forse del 2020 – le più basilari idee di eguaglianza e decenti condizioni di vita per tutti sembrano ogni volta nuove, assolutamente radicali. Fioriscono come i ciliegi a primavera e appassiscono sotto l’opprimente sole estivo.

    Questo sole opprimente, che si atteggia a governance illuminata, va sotto il nome di neoliberismo

    Questo sole opprimente, che si atteggia a governance illuminata, va sotto il nome di neoliberismo. Negli ultimi due decenni, nelle democrazie occidentali, ha governato quello che molti chiamano consenso neoliberista. Se è difficile assegnare una coerenza ideologica al miscuglio neoliberale, fatto di liberismo del laissez-faire di matrice ottocentesca, capitalismo del libero mercato, classificazione socio-scientifica delle identità, politicamente corretto e tecnocrazia, ciò che in ogni caso lo contraddistingue in modo univoco è la fiducia nella possibilità di estendere la logica del mercato a domini sempre più ampi dell’esistenza umana.

    La democrazia, secondo questa visione del mondo, non può che essere rappresentativa; in essa i diversi gruppi sociali sono chiamati a individuare, tra coloro che governano, qualcuno che gli somigli ma abbia, al tempo stesso, l’aria di essere un esperto, un tecnocrate (The Trouble with Diversity). Le decisioni, sia a livello statale sia a livello aziendale, richiedono la massimizzazione del potenziale di mercato e una diseguale distribuzione dei profitti tra i vari “stakeholders” politici ed economici. Ogni cambiamento avviene in modo incrementale, le politiche mirano a cambiare il comportamento delle persone per mezzo di incentivi piuttosto che attraverso la trasformazione delle strutture politiche ed economiche di fondo. L’uguaglianza e la giustizia sono sempre situate nel futuro, raggiungibili attraverso un percorso fatto di passi sempre più lunghi.

    Nonostante il suo appoggio al libero mercato, nel mercato delle idee il neoliberismo ha imposto un monopolio. Sin dai tempi della famosa dichiarazione di Margaret Thatcher, secondo cui “There Is No Alternative” (TINA), i sostenitori del neoliberismo non hanno smesso di affermare che, in ragione delle loro competenze, sono gli unici capaci di comprendere il presente e di leggere il futuro – un futuro che è esattamente identico al presente (Jacques Rancière).

    L’uguaglianza e la giustizia sono sempre situate nel futuro, raggiungibili attraverso un percorso fatto di passi sempre più lunghi

    Coloro che propongono visioni alternative per un diverso tipo di politica o di giustizia economica vengono regolarmente etichettati come arretrati, ignoranti, razzisti, omofobi, anti-semiti o sessisti. Che si tratti dei Gilets jaunes in Francia, del Labour Party di Corbyn in Inghilterra, o dei mitici Bernie Bros negli Stati Uniti, i gruppi populisti o di sinistra sono sempre il bersaglio di infondati attacchi mediatici volti a delegittimare come datate e sciatte, a seconda della mutevole definizione di politicamente corretto, le idee alternative, cancellando così ogni distinzione tra estrema sinistra ed estrema destra. Le idee marginali sono associate alle persone marginali, tenute lontano dal governo per proteggere la democrazia dal demos – un “basket of deplorables”, come lo ha definito Hilary Clinton, la “racaille” nelle parole di Nicolas Sarkozy.

    Nell’arco di una sola settimana, il mondo ha scoperto che il neoliberismo non aveva piani per il futuro e nemmeno (forse ancora peggio) una comprensione adeguata del presente che esso stesso ha sostanzialmente creato. All’improvviso, in un battito di ciglia, la salute e il benessere di poche élite hanno cominciato a dipendere fortemente dalla salute e dal benessere del deplorevole demos – cuochi sottopagati, personale delle pulizie, autisti Uber potrebbero infatti trasmettere il virus ai loro ricchi datori di lavoro.

    Gli epidemiologi ci avvertono che senza il confinamento e l’isolamento di ciascuno potrebbero morire milioni di persone. Lo shock iniziale per una solitudine imposta è stato seguito da uno shock ancora più profondo: l’idea che la nostra salvezza dipendesse dal paradosso di una solidale reclusione.

    La salvaguardia dei nostri bisogni egoistici ci impone urgentemente di trovare una sistemazione per i senzatetto. Dobbiamo far sì che coloro a cui abbiamo detto ripetutamene di lavarsi le mani dispongano effettivamente di acqua corrente (a Detroit, migliaia di alloggi non hanno accesso all’acqua, e tuttavia saremo disposti a fare la stessa cosa per i paesi poveri, dove le abitazioni che mancano di acqua pulita sono milioni?). Ai lavoratori a basso costo della cosiddetta gig economy si deve garantire un reddito che consenta di non rischiare la salute (la loro e la nostra!) continuando a lavorare. Ospedali che scarseggiano di personale e di risorse hanno ora bisogno di migliaia di posti letto in terapia intensiva – pari a quelli che erano stati eliminati negli ultimi anni in nome nell’austerità.

    La fiducia neoliberista nella saggezza del capitalismo si è spezzata quando la logica del mercato ha cominciato a pesare sulle vite di milioni di persone. Al suo posto sono stati restaurati la logica dello stato sovrano e del keynesianesimo, lo stesso stato che i sostenitori di Reagan avevano voluto “affogare nella vasca da bagno” ed è ora chiamato a securizzare le vite dei cittadini e a puntellare il potere dei politici.

    La fiducia neoliberista nella saggezza del capitalismo si è spezzata

    “Ma come pagherete per tutto questo?” La TINA del neoliberismo va a braccetto con una preoccupazione costante a sostegno dell’austerità e ripete come un mantra che semplicemente, in un mondo con risorse limitate, non ci sono soldi per pagare per i diritti di tutti. Ma ora che molti economisti stanno prevedendo un tasso di disoccupazione pari al 30% (il più alto alto mai registrato negli Stati Uniti nel corso del ventesimo secolo), i governi conservatori, gli stessi che solo poche settimane fa criticavano i paesi spendaccioni come la Grecia, sono ora pronti a buttare circa centinaia di miliardi di euro per consentire ai lavoratori di stare a casa. Miliardi verranno prestati alle banche per mantenere salda l’illusione di un’efficiente economia di mercato e impedire il collasso sociale. I soldi, chiaramente, erano da sempre già là, solo che i tecnocrati non volevano spenderli. E tuttavia un virus che, almeno in termini storici, non è tra i più letali ha rivelato come il nostro sistema economico mondiale costringa fin troppe persone a vivere sull’orlo della rovina finanziaria, medica e sociale.

    Bandite per circa una generazione, vecchie idee socialiste – economia solidale, gestione collettiva dei mezzi di produzione, salute pubblica, un semplice stato sociale (in altre parole, la Res publica) – sono state resuscitate e rilegittimate. Ciò che, solo poche settimane fa, non era che un incoerente balbettio di spregevoli “populisti” ai margini dello spettro politico viene ora adottato dal centro come una saggia politica di governo – tuttavia per solo per poco…

    Quest’estate, se nel migliore dei casi avremo messo sotto controllo la diffusione del COVID-19 e trovato un trattamento efficace, ci ricorreremo che praticamente tutti nel mondo occidentale potrebbero smettere di lavorare per due mesi senza compromettere i nostri bisogni essenziali? Ci ricorderemo che la maggioranza dei lavori non sono lavori essenziali ma “bullshit jobs”?

    Ci ricorderemo che abbiamo potuto finalmente respirare aria fresca e non inquinata, che non abbiamo bisogno di consumare e comprare continuamente per riempire i vuoti delle nostre vite lavorative? Non lasciamo che questo momento, spaventoso e al tempo stesso carico di promesse per un mondo diverso, venga dimenticato in pochi mesi, spazzato via, come i fiori di ciliegio, dal vento dell’oblio capitalista.


    Ringraziamo per la traduzione dall’inglese Alessandra Aloisi

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