Per una drammaturgia del territorio. Generazioni, i progetti in formazione

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    Generazioni funziona come una drammaturgia di territorio. E ognuno dei dieci progetti selezionati dalle cooperative Young Inside e Inside, si presenta come un atto, che riprende e rilancia la visione del progetto dispiegato tra Bolzano e Trento. Se n’è reso conto, ad esempio, chi ha partecipato il 1° ottobre a The In – The Out, nel Piazzale delle Feste di Salorno (BZ), per opera del collettivo bolzanino I Moka e della compagnia teatrale trentina La Burrasca.

    In quell’occasione, ci si è trovati immersi in un dispositivo che ibrida ricerca attiva sul territorio, biografie e linguaggi multimediali, immergendoli in una meccanica teatrale capace di mettere in scena le vite degli altri, le più diverse e le più autentiche tra valli, borghi e città di questo spazio regionale. Racconta Anika Schluderbacher attrice e regista, fondatrice del collettivo I Moka: «Il progetto ha messo insieme dieci persone, che nel corso di una serie di incontri hanno parlato della propria vita, le difficoltà e gli slanci, le diversità e l’unicità delle loro biografie, che sono state poi tradotte in abiti, scene, monologhi, testi, video: tutti pezzi che si sono trasformati in una sfilata molto particolare, una sorta di fashion show».

    ph. Matteo Groppo

     

    Per farlo, sono stati coinvolti un gran numero di soggetti del territorio: Carolina Calle Casanova, drammaturga, ha ascoltato queste persone così diverse per genere, cultura, status, età, desideri e li ha trasformati in monologhi recitati da Maria Vittoria Barrella; e poi si è usato il talento della Scuola di Moda Canossa di Trento e della costumista Valentina Basiliana; la musica di Maurizio Pala, Tea Ducato, Domenico Laratta, Marco Stagni e Antonio Del Giudice, la coreografia di Sara Rigo; le riprese video di Shakira Casin assieme a Meriem Akrache e Setareh Heidari. Il tutto con il supporto dell’AICS, che ne ha curato il percorso grafico.
    È il risultato di «un percorso di indagine territoriale e drammaturgica – continua Anika Schluderbacher – Abbiamo seguito alcune domande-guida: che cosa c’è di inespresso dentro di te? E cosa ti impedisce di realizzarlo? È stato un modo per ritrovare l’umanità come capitale comune, al di là delle differenze». Qualcosa di più e oltre la retorica dei talenti, dei meriti e dei fallimenti.

    Simile, con sfumature e linguaggi diversi, andrà in scena l’8 ottobre a Magrè (BZ) (Karl-Anrather Haus, ore 20.30) e il 15 ottobre a Lavis (TN) (Auditorium comunale, ore 20.30): si intitola Open Mind Show, punto di arrivo di un progetto realizzato in questi mesi dall’associazione JoyEnJoy con il gruppo di danza sportiva Ritmomisto. Hanno coinvolto «almeno una decina di persone dando loro l’opportunità di fare cose che sognavano di fare, ma non hanno mai avuto la chance di farle», come raccontano Sibille Bazzanella e Alice Caldani. «Ci piace creare comunità», ci tengono a dire: «E’ stato un modo per riattivare legami che sono stati interrotti dalla pandemia, che ci ha lasciati tutti molto soli». E dunque: danza, stand-up comedy, reading, recitazione, un vero e proprio spettacolo in cui il pubblico è ingaggiato con un fantashow rubato dall’esperienza di Sanremo.

    cosa li rende così diversi, questi territori, da sembrare “mondi”?

    Anche in questo caso, Salorno è la base operativa, «il primo paese dell’Alto Adige per chi viene dal Trentino e l’ultimo prima di lasciare la provincia di Bolzano. Qualunque direzione ci indichi la mappa il nostro paese è là – sorridono Bazzanella e Caldani – È una sorta di confine: attraversandolo si entra ancora in due mondi differenti e quello che tentiamo di fare con i nostri lavori è sempre tagliare le barriere, ricostruire i legami, stringere la rete con nuove relazioni».

    Ma cosa li rende così diversi, questi territori, da sembrare “mondi”? «Ha a che fare con la mentalità, i riferimenti culturali, l’organizzazione delle cose. Forse è più semplice accorgersene per chi ci abita piuttosto che per chi è solo un visitatore». Quasi non citano la lingua: «Certo, c’è la lingua – ridono – In Alto Adige siamo abituati a due o tre lingue: cosa fare? Noi pensiamo che dovremmo sempre immaginarle non come limiti o barriere, ma come opportunità. E’ un pensiero non così scontato».

    Attraversiamo il confine, così immaginario e così materiale, e ci troviamo a Borgo Valsugana. Lucia Ferrai, anima di Filos Eventi, ha fatto della filosofia la materia prima della sua fabbrica di idee: «Mi è sembrato fin da subito possibile portare la filosofia fuori dalle accademia, diffonderla e trovare i modi più attraenti per divulgarla». Da qui i progetti sulla natura e sul vino, il mondo dell’arte e la voglia di costruire nuove comunità. Per questa edizione di Generazioni, assieme all’Officina delle Nuvole, ha pensato di realizzare una serie di workshop, coinvolgendo un gruppo di persone impegnate sul fronte sociale e dei diritti civili, attivisti ecologisti o animalisti, leader di comunità giovanili, operatori educativi e progettisti culturali. «Vogliamo sfatare l’idea così diffusa per cui non ci sarebbe nessuno a prendersi cura di questioni sociali e di persone vulnerabili o che le nuove generazioni siano solo egoiste e le nostre comunità indifferenti».

    Chi si è fatto coinvolgere dal progetto è finito a far parte di uno spettacolo di teatro-danza, una sorta di happening attorno a 75 sedie dipinte a mano nel corso dei workshop. Il 1° ottobre sono state installate in Piazza Degasperi a Borgo Valsugana (TN), come testimoni di quel fermento sociale che esiste, magari silenzioso, come una infrastruttura civica, capace di rendere le comunità locali vive e pulsanti. Quattro di queste sedie resteranno installate nei centri sportivi della città. «La cosa che ci ha più colpito? La generosità di queste persone nel parlare di sé stessi – continua Lucia Ferrai – E di trasformare il proprio impegno in modo giocoso. Alla fine si scopre come le persone, anche quelle più impegnate su fronti duri della vita quotidiana, si scoprono sempre un po’ bambini».

    Generazioni funziona anche come fabbrica sociale. Tesse, stringe, mette in fila, scova alimentatori di energie spesso nascoste o poco conosciute. Riflette Ferrai: «Credo che il punto forza di questa piattaforma che riattiva uno spazio regionale, sia la capacità di far crescere la consapevolezza, dare strumenti e far fluire tutto, in un modo che le istituzioni, per loro natura, non possono o non riescono a fare». Su come far crescere questa piattaforma, Ferrai non ha dubbi: «Credo sia arrivato il momento di sperimentare progettualità più lunghe, di più lungo respiro, di qualche annualità». Generazioni sembra abile a far guardare tutte le linee di faglia che attraversano il territorio sociale delle due province e incita a «far leva sul senso dell’umanità, sull’empatia e le relazioni fra persone – dice Anika Schluderbacher – Il vero antidoto a qualunque differenza sono proprio le persone».

    Generazioni funziona come fabbrica sociale. Tesse, stringe e mette in fila

    Poi c’è un immaginario tutto da riscrivere. Su questo terreno, rimescola le carte con grande capacità narrativa, il collettivo Iky Guys, che assieme a Be Young Aps e Gruppo informale A-Team, sta realizzando Fabula-nauti, un progetto video sulla memoria delle leggende radicate nei territori trentini e altoatesini. Ci stanno lavorando in particolare Michele Purin, fotografo e videomaker e Gianmaria Pezzato, regista e sceneggiatore. Hanno un precedente di successo alle spalle, Voldemort: Origins of the Heir, un piccolo gioiello di fan film, realizzato low budget nel 2018 grazie a una campagna di crowdfunding e che ha attirato l’attenzione internazionale, con milioni di visitatori su Youtube e critiche entusiaste, da Vanity Fair a The Guardian. Per Generazioni, metteranno le mani sul mito della Caccia Selvaggia e sulle Streghe dello Sciliar.

    Gireranno con le loro videocamere tra la Valle dei Mocheni in Trentino e Sciliar in Alto Adige, spostandosi tra le due province «per dare risalto ai luoghi e alla memoria, attirare un nuovo tipo di visitatori, incentivare l’audiovisivo tra i giovani», spiega Michele Purin. «Siamo abituati a lavorare nel Trentino. Il progetto Generazioni ci ha aperto la porta del nord», sorride. Perché è così difficile? Perché è ancora una frontiera senza esserlo davvero? «Credo sia solo questione di abitudine e di contatti, forse mancano solo le occasioni», riflette. Mentre racconta la sua esperienza, mai fa riferimento a lingue e vecchie divisioni. E aggiunge: «D’altra parte, neanche nel veronese, che pure è a un passo, non abbiamo ancora collaborazioni». Alla fine, forse è solo questione di generazioni.

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    Generazioni è organizzato dalle cooperative sociali Young Inside e Inside in collaborazione con Mercurio Società Cooperativa e con il sostegno delle Province autonome di Bolzano e Trento e della Regione autonoma Trentino – Alto Adige/Südtirol. Gli sponsor ufficiali sono Alperia e Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano

    Foto di copertina di Matteo Groppo da The In The Out

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